Addio a David Hockney che dipingeva la nostra libertà prima che arrivassero i Pride
Ci lascia a 88 anni l'artista britannico che ha raccontato l'amore tra uomini alla luce del sole
Con la morte di David Hockney, avvenuta l’11 giugno scorso, all’età di 88 anni, il mondo dell’arte ha perso uno dei suoi protagonisti più influenti. Pittore, fotografo e instancabile sperimentatore, Hockney ha attraversato oltre mezzo secolo di storia culturale, lasciando un segno profondo nell’immaginario contemporaneo, soprattutto nell’immaginario delle persone Lgbt+.
Per la comunità Lgbt+ il suo contributo è andato ben oltre l’immenso valore artistico delle sue opere. Hockney è stato tra i primi artisti dichiaratamente omosessuali, in anni in cui, anche in UK, le persone omosessuali erano stigmatizzate e discriminate. La sua visibilità rappresentò, fin dall’inizio, un originale tratto rivendicativo della sua personalità: Hockney scelse di vivere apertamente il proprio orientamento sessuale e scelse di raccontare nelle sue opere il desiderio, l’amore e l’intimità tra uomini senza ipocrisie né sensi di colpa.
Fin dagli anni Sessanta, inserì nelle proprie opere riferimenti all’amore omosessuale, contribuendo a rendere esplicito e palese ciò che per lungo tempo era rimasto ai margini della cultura ufficiale. In lavori come We Two Boys Together Clinging o nei celebri ritratti dei suoi compagni e amici, l’omosessualità non veniva raccontata come qualcosa di scandaloso o di tragedico, ma come un elemento naturale dell’esperienza umana.

Dietro le iconiche piscine californiane così come dietro i suoi ritratti e le scene di vita quotidiana a Los Angeles, ha inserito un messaggio potente: le vite delle persone Lgbt+ meritano di essere riconosciute e di avere un proprio spazio alla luce del sole.

Il lascito più importante di David Hockney sta proprio nell’aver mostrato a tutti noi che la libertà può essere raccontata anche attraverso uno scatto, una scelta cromatica, uno volto, una posa o un frammento di quotidianità.
