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Addio ad Angela Luce, voce di Napoli e madrina del Pride nazionale di Napoli nel 2010

Tra Eduardo e Pasolini, fino al David di Donatello, visceralità e militanza, il ricordo di Loredana Rossi e Paolo Patanè della madrina del Napoli Pride 2010: "Dal palco fu tutto, diva capricciosa, ironica, sinceramente amica della nostra comunità"

Addio ad Angela Luce, voce di Napoli e madrina del Pride nazionale di Napoli nel 2010

Cultura Queer, News, Pride

20 Febbraio 2026

Di: A. Sannino

La scomparsa di Angela Luce segna la fine di un’epoca per la cultura napoletana e italiana, lascia anche un vuoto profondo in chi ha visto in lei non solo un’immensa artista, ma un simbolo di libertà e autenticità. Attrice per Pasolini, Avati e Martone, voce verace della tradizione musicale partenopea, Angela Luce è stata per Napoli molto più di una diva: è stata un volto amico, una madre spirituale, una donna capace di attraversare teatro, cinema, televisione e piazze militanti con la stessa disarmante e magnifica autenticità. Angela Luce amava definirsi “una figlia del popolo“, raccontando con orgoglio: “Io non ho studiato né canto né recitazione: niente“. Leggendario resta il suo primo incontro con Eduardo De Filippo, ha poi diviso il palcoscenico per quattro anni con Peppino De Filippo, altri quattro con Nino Taranto, lavorando al fianco di giganti come Giuseppe Patroni Griffi, Paolo Stoppa e Vittorio Gassman. La passione per il teatro l’ha accompagnata fino all’ultimo: solo pochi giorni fa, attraverso i propri canali social, aveva manifestato grande dolore per l’incendio del Teatro Sannazaro, augurandosi una sua rapida ricostruzione per continuare a dar vita al “sogno di Luisa Conte“.


Angela Luce sul palco del Napoli Pride

“Alla luce del sole”: l’abbraccio con il Pride nel 2010

Questa inesauribile carriera, fatta di visceralità e contatto con la gente, l’ha resa naturalmente un’icona per il mondo queer. Nel 2010, Angela Luce accettò con entusiasmo e naturalezza il ruolo di madrina dell’ultimo Pride nazionale svoltosi a Napoli (il successore ideale di quel primo storico Pride del 1996 di cui tra poco celebreremo il trentennale).

A restituire un ritratto vivido ed emozionante di quella scelta e di quei giorni è Paolo Patanè, all’epoca presidente nazionale di Arcigay, che condivise con lei il palco di Piazza Plebiscito:

“Angela Luce è stata un’artista totale: il volto e la voce di un’anima popolare, generosa e profonda della Napoli dei quartieri. Nel 2010 pensammo a lei come madrina del Pride nazionale a Napoli, sia per il suo valore iconico e identitario, sia per la suggestione simbolica del suo più grande successo canoro, ‘Ipocrisia’, in un Pride gemellato con Madrid e che voleva denunciare le ipocrisie e le timidezze di una politica imbelle e arretrata. Volevamo marcare un messaggio di coraggio e lo slogan fu: ‘Alla luce del sole’.”

Patanè ricorda anche il retroscena di quel magico primo incontro, degno di un film d’altri tempi:

“Il nostro primo incontro con Angela Luce fu a cena all’hotel Royal e posso dire di serbare il ricordo di quel momento con lo stupore che riservi alle cose in qualche modo leggendarie: Angela era un fiume in piena; arrivò elegantissima con un abito azzurro che aveva sfoggiato ad un Festival di Venezia di molti anni prima e dopo qualche istante di formalità si lasciò andare ai racconti di un mondo pieno di storie e grandi personaggi… Totò, Nino Taranto, Murolo, Eduardo e poi Achille Lauro, De Sica, la sua rivalità con la Loren per ‘La Ciociara’. Accettò di essere madrina del Pride con un entusiasmo quasi commovente. Dal palco fu tutto: diva capricciosa, ironica, sinceramente amica della nostra comunità. Interpretò ‘Ipocrisia’ quasi emozionandosi. Eravamo a Piazza Plebiscito e ricordo la sindaca Rosa Russo Iervolino che mi stringeva le mani. La Napoli profonda con Angela Luce al Pride saldò quasi un patto tra vecchie e nuove generazioni in uno spirito militante e orgoglioso. Fu un Pride molto politico che a mio avviso contribuì a consolidare quella bella fase di Napoli che continua ancora. Con Angela rimase un’amicizia bella. Mi diceva sempre di volermi mostrare la sua collezione di abiti e costumi di scena. Non ne ho avuto modo ed oggi la penso con tenerezza e con tanta tanta gratitudine.”


Angela Luce con il gli organizzatori del Napoli Pride nel 2010

Icona della Napoli popolare e del mondo trans: il saluto di Loredana Rossi

Come ricordato dallo stesso Patanè, fu in particolare la comunità trans a reclamarla a gran voce come madrina ideale. A confermare questo profondo legame viscerale ci sono le parole commosse pubblicate in queste ore da Loredana Rossi, storica fondatrice dell’Associazione Trans Napoli (ATN):

“Buon viaggio Angela luce, grande attrice e favolosa interprete della canzone napoletana, ricordo ti volli come madrina perché eri e sarai sempre il nostro idolo. Riposa in pace vera diva, ciao.”

Una dichiarazione d’amore che racchiude il senso di appartenenza che le persone trans e queer provavano nell’ascoltare una donna dalla femminilità dirompente, capace di accogliere tutte le diversità senza mai giudicarle.


Loredana Rossi e Angela Luce

“Bammenella” o “Femmenella”? La visione poetica di Ciro Ciretta Cascina

Nella storia della canzone popolare napoletana, Angela Luce ha rappresentato il ponte perfetto tra l’alto e il basso, tra il sacro e il profano, dando voce al popolo e ai cuori appassionati. In questo immenso spaccato culturale, brilla la sua magistrale interpretazione di “Bammenella”, storico capolavoro di Raffaele Viviani.

La Divina Angela l’ha cantata più e più volte, rendendola un classico immortale. Ma c’è una chiave di lettura ancora più viscerale e identitaria di questo brano, splendidamente colta da Ciro “Ciretta” Cascina — anima popolare del movimento queer partenopeo e voce narrante del meraviglioso video dell’ultimo Vesuvio Pride a Castellammare di Stabia. Ciretta offre una riflessione artistica che unisce la fonetica all’anima più profonda della cultura dei femminielli:

“Bammenella, ma nun assumiglia pe’ sonorità a femmenella? Me pare n’ammore esagerato, comme sulo ‘na femmenella sape dà a n’ommo che essa se crede sia ll’ommo sujo.”

Questa assonanza non è solo un acuto gioco di parole, ma la sintesi perfetta di ciò che Angela Luce riusciva a trasmettere sul palco: un amore totale, esagerato, teatrale e disperato. Lo stesso amore “senza riserve” che le femmenelle storiche di Napoli vivevano e donavano, e che Angela Luce ha saputo accogliere, cantare e difendere fino al suo ultimo giorno.