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After the Hunt: Luca Guadagnino porta il suo cinema scomodo a Venezia con Julia Roberts

Tra scandali accademici, verità fragili e bugie necessarie, il nuovo film di Guadagnino divide e accende il dibattito: un dramma morale con Julia Roberts, Andrew Garfield e Ayo Edebiri.

After the Hunt: Luca Guadagnino porta il suo cinema scomodo a Venezia con Julia Roberts

Cinema e tv, Cultura Queer

31 Agosto 2025

Di: Nicola Garofano

Se un film non divide, non è un vero film”: sembra quasi il manifesto che Luca Guadagnino ha portato con sé all’82ª Mostra del Cinema di Venezia After the Hunt, il suo nuovo lavoro in arrivo nelle sale italiane il 17 ottobre, è già un detonatore culturale: un dramma universitario che scava nei rapporti di potere, nel desiderio di verità e nelle bugie che ci raccontiamo per sopravvivere. Un dream team hollywoodiano con un cast eccezionale Julia Roberts, Andrew Garfield, Ayo Edebiri, Michael Stuhlbarg, Chloë Sevigny, che Guadagnino ha calato nell’ambiente accademico di Yale, luogo iconico e claustrofobico al tempo stesso. Roberts è Alma Imhoff, professoressa di filosofia carismatica e ambiziosa, improvvisamente intrappolata in uno scandalo: Maggie (Edebiri), studentessa modello, ricca, queer, pupilla di Alma, accusa di aggressione sessuale il collega e amico di lunga data Hank (Garfield).

Da qui, un domino di conflitti e dilemmi morali: da che parte stare, quando ogni verità sembra possibile e ogni bugia racconta comunque qualcosa di autentico? Julia Roberts ha definito irresistibile questa complessità: «Era la parte più succosa. Nora Garrett [sceneggiatrice, ndr] ha messo in piedi un gioco di domino in cui ogni tassello che cade scatena nuove sfide. È ciò che ti fa alzare la mattina e andare sul set». Ayo Edebiri ha rincarato: «Sono i film che voglio guardare e riguardare, perché cambiano con il mio punto di vista. Essere sfidati, e sfidarsi a vicenda, è il modo migliore di crescere come attori e come esseri umani».

Non sorprende che il film sia stato percepito da alcuni come una mina sotto le fondamenta del femminismo. Alma, icona progressista, si trova costretta a rimettere in discussione i propri principi quando più le servirebbero. Julia Roberts non si è sottratta alla provocazione: «Non credo che il film mina la lotta femminista. Piuttosto rimette in circolo vecchie discussioni, ma in una luce nuova. Il fatto stesso che, uscendo dalla sala, ne parliate così animatamente, era l’obiettivo: rimescolare le convinzioni, provocare conversazioni. Non fare proclami, ma aprire spazi di confronto». E Nora Garrett ha aggiunto: «Non ci sono risposte nette. Mostriamo quanto sia difficile essere sé stessi nella società e chiediamo al pubblico: voi, in cosa credete davvero?». Luca Guadagnino, da parte sua, ha dichiarato: «Ognuno ha la sua verità. Non ce n’è una più importante dell’altra. A me interessa lo scontro tra queste verità, i loro confini. Non era mia intenzione scrivere un manifesto, ma mettere in scena le zone grigie in cui ci muoviamo».

Durante la conferenza stampa, una delle domande più significative sui personaggi che mentono persino a sé stessi, cercando di impersonificarsi in modo diverso da ciò che realmente sono, Andrew Garfield ha risposto con una riflessione intensa e quasi filosofica: «Se l’inconsapevole non diventa consapevole, nelle nostre vite succederanno tante cose e noi parleremo di fatto. Mi scuso con Carl Jung: è un imbastardimento di una sua citazione. Però, quando le nostre motivazioni sono invisibili anche a noi stessi, tutti noi non siamo persone che raccontano in modo affidabile le cose, in una cultura in cui esiste la percezione della necessità di sopravvivere. E, come sappiamo tutti, l’essere umano si comporta in modo animalesco quando si trova in una posizione in cui gli sembra una questione di vita o di morte. Questo mi è sembrato molto interessante in questo mondo, in questi personaggi, e in come questo guidi le loro volontà: loro si autoconvincono di essere i protagonisti o gli eroi della storia. Quindi, sicuramente, è affascinante lavorare tra l’inconscio e l’inconscio». Una risposta che riflette perfettamente la tensione del film: il continuo oscillare tra la menzogna che protegge e l’inconscio che tradisce, il bisogno di sopravvivenza e il desiderio di essere altro da sé.

Tra gli elementi più discussi, i titoli di testa in font Windsor bianco su nero, omaggio dichiarato ai film di Woody Allen. Una scelta tanto cinefila quanto controversa, vista la trama. Guadagnino ha tagliato corto: «Dovrei dire, perché no? Sono cresciuto con Crimini e misfatti e Un’altra donna. Quel font è un classico, ho usato altre volte questo font, questa grafica, e mi è sembrata una scelta interessante, che va oltre Allen. Non possiamo ridurre l’arte al processo biografico del suo autore, di un artista che amiamo». Un gesto che suona come sfida consapevole, e che ha acceso ulteriori dibattiti sul rapporto tra arte e responsabilità.

After the Hunt è ambientato tra corridoi, biblioteche e aule del campus di Yale, ma è in realtà un’arena universale. Guadagnino lo ha spiegato con chiarezza: «È una storia di potere: cosa vogliamo, perché lo vogliamo, fino a che punto siamo disposti a spingerci per ottenerlo. È una lotta cieca, dannata, che definisce la nostra epoca». Michael Stuhlbarg, interprete del marito psicoanalista di Alma, ha sintetizzato la filosofia del film: «Non ci sono risposte definitive. Lo spettatore porterà con sé più domande di quante ne avesse entrando. Ed è proprio questo il regalo più grande».

Julia Roberts, icona che mancava al Lido da troppo tempo, ha regalato anche un momento di leggerezza. A una domanda precedente, piuttosto significativa e densa, l’attrice aveva infatti esordito con un sorriso: «Adoro queste domande così complesse e così presto la mattina». Così, cogliendo l’occasione, qualcuno in sala ha voluto regalarle un quesito più lieve: parlarci del suo rapporto con Venezia. La risposta è stata semplice, ma di una bellezza disarmante:«Venezia è un sogno, uno dei luoghi più inspiegabili al mondo. Stamattina avrei dovuto fare un giro turistico, ma eccomi qui. E non mi lamento, già il fatto di venire qui stamattina, mi guardavo attorno e dicevo vedete dove siamo, è un sogno».

After the Hunt non è un film che accarezza il pubblico. È un film che lo stana, lo provoca, lo costringe a discutere. «Non stiamo facendo dichiarazioni, stiamo semplicemente condividendo queste vite in questo momento», ha detto Julia Roberts. E forse è proprio questo l’atto politico più radicale del cinema di Guadagnino: non dare risposte, ma restituire alla società il brivido – e la fatica – della conversazione. Il 17 ottobre arriverà in sala. E sarà impossibile uscirne indenni.