ALFI si scioglie: l’addio (che è un arrivederci) dell’Associazione Lesbica Italiana
"Oggi chiudi, ma continuerai a esistere dentro di noi". La realtà fondata otto anni fa a Napoli sceglie lo scioglimento per rinascere in nuove forme. Il saluto della comunità e le testimonianze di chi vi ha trovato un porto sicuro.
C’è un momento, nel ciclo vitale dei movimenti civili, in cui bisogna sapersi fermare, guardarsi indietro per misurare la strada percorsa e avere il coraggio di cambiare forma. È quello che è successo oggi all’ALFI – Associazione Lesbica Femminista Italiana, che all’unanimità ha deliberato il proprio scioglimento. Una decisione maturata al termine di una profonda riflessione sul presente e sul futuro dell’attivismo, che non suona però come una resa, ma come una trasformazione fisiologica e consapevole.
Cos’è stata ALFI: otto anni di attivismo per la visibilità lesbica
Nata otto anni fa a seguito di una scissione da ArciLesbica, ALFI ha stabilito la sua sede nazionale a Napoli con un obiettivo politico chiaro: costruire uno spazio femminista nuovo e radicalmente inclusivo. Fin dal principio, l’associazione si è distinta per le sue battaglie a favore dell’autodeterminazione delle persone trans, per il sostegno alle famiglie omogenitoriali e per la ferma critica verso le posizioni ostili alla maternità surrogata. In quasi un decennio di attività, ha lavorato incessantemente per la visibilità lesbica, intrecciando l’impegno per i diritti civili a una matrice profondamente intersezionale. Partendo dal cuore di Napoli, le iniziative di ALFI si sono irradiate in tutta Italia, trasformando l’associazione non solo in un imprescindibile presidio politico, ma in un vero e proprio porto sicuro e relazionale per tantissime donne.

Il comunicato: “Nell’orgoglio autentico non ci sono addii”
L’annuncio è arrivato attraverso i canali ufficiali dell’associazione, con parole che rivendicano l’orgoglio del cammino fatto: «Una decisione non facile, ma presa con grande convinzione, dopo 8 anni di lavoro, attivismo e sorellanza svolti con impegno, passione e orgoglio al servizio della visibilità lesbica».
La fine del percorso associativo formale, tuttavia, non disperde il patrimonio umano accumulato. «Oggi ALFI chiude, e al tempo stesso rinasce. Attraverso l’operato e i percorsi delle sue attiviste, attraverso ognuna di coloro che hanno attraversato, nutrito e incrociato la nostra associazione. Non siate tristi, come non lo siamo noi. Perché nell’attivismo, nella sorellanza e nell’orgoglio autentico non ci sono addii, ma solo arrivederci». A chiudere la nota, il motto che ne ha segnato l’identità: Stand up Lesbians.

Il vuoto nel movimento LGBTQIA+: le reazioni di Arcigay e Agedo
La notizia ha immediatamente suscitato profonda emozione all’interno della rete per i diritti civili, che in ALFI ha sempre trovato un alleato solido e leale.
Natascia Maesi, presidente nazionale di Arcigay, ha espresso il cordoglio dell’intera associazione: «Che grande dolore. Da oggi il Movimento LGBTQIA+ dovrà fare i conti con il vuoto che lasciate, ma continuerà ad avere la consapevolezza di poter contare sull’attivismo lesbico e femminista di ognunə di voi. Sono certa che troveremo altre strade comuni da percorrere insieme. Vi ringrazio e vi abbraccio forte».
Un ringraziamento sentito è arrivato anche dal territorio partenopeo, dove ALFI ha tessuto le sue reti più strette. Carmela Smaldone, presidente di Agedo Napoli, ha sottolineato l’importanza del lavoro svolto insieme: «Con grande rispetto prendo atto della decisione. Sono un po’ triste, ma comprendo le vostre valutazioni. Voglio ringraziarvi di cuore per il lavoro prezioso, per la collaborazione e per le belle partecipazioni condivise. Ad ogni componente auguro il meglio e un “a presto” per nuove sfide».

“Mi hai salvato la vita”
I comunicati ufficiali raccontano la politica, ma sono le voci di chi ha vissuto le sedi a raccontare l’anima di un’associazione. L’essenza di ciò che ALFI è stata si ritrova nelle parole di Nausica Federico, una giovane attivista, che ha affidato ai social una lettera a cuore aperto, sintesi perfetta di cosa significhi trovare la propria famiglia d’elezione:
«Tu non mi hai mai chiesto niente, e ci sei stata quando ne avevo bisogno, ancora prima che mi rendessi conto della tua esistenza. Oggi chiudi, dopo otto anni. L’insostenibile peso della vita, quando sei diversa, ti schiaccia e ti convince di essere sola, che non valga mai davvero la pena. Tu me lo hai fatto conoscere, l’amore. Avrei voluto soltanto farlo capire agli altri, al mondo: il giorno in cui ho varcato la soglia della sede per conoscerti, tu mi avevi già salvato la vita. E come a tutte le cose belle che finiscono prima del tempo, io chiedo scusa e dico grazie. Ma tu continuerai a esistere. Dentro di me, e dentro tutte le persone alle quali hai insegnato qualcosa. Per sempre».
Oggi si chiude la porta della sede di Napoli e l’acronimo ALFI viene riposto nella storia del movimento italiano. Ma le storie, le battaglie e le vite salvate da quello spazio di sorellanza continueranno a camminare sulle gambe di chi, da domani, continuerà a lottare.