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L’amministrazione Trump rimuove la bandiera rainbow dallo Stonewall National Monument

Il National Park Service cita nuove direttive che limitano l'esposizione delle bandiere. Ferma la replica dello Stonewall Inn: "Noi non ammaineremo mai la nostra bandiera".

L’amministrazione Trump rimuove la bandiera rainbow dallo Stonewall National Monument

News

11 Febbraio 2026

Di: A. Sannino

NEW YORK – L’amministrazione Trump ha disposto la rimozione della bandiera arcobaleno dallo Stonewall National Monument, scatenando rabbia e sdegno per quello che di fatto è un attacco simbolico al primo monumento nazionale del paese dedicato alla storia LGBTQ+.

La bandiera rainbow, uno degli emblemi più noti a livello mondiale dei diritti civili, è stata rimossa silenziosamente nei giorni scorsi dall’asta situata nel sito gestito dal National Park Service (NPS), nel cuore del Greenwich Village a Manhattan.

La posizione ufficiale del governo

Il National Park Service ha dichiarato di star semplicemente ottemperando a una recente guida che chiarisce e uniforma le politiche di esposizione delle bandiere. Un memorandum dell’agenzia datato 21 gennaio limita in gran parte l’esposizione alle sole bandiere degli Stati Uniti, del Dipartimento degli Interni e alla bandiera POW/MIA.

La risposta dello Stonewall Inn: “Non dipendiamo dal governo”

In risposta alla decisione federale, lo storico Stonewall Inn – il locale privato da cui scaturì la rivolta del 1969, situato di fronte al monumento nazionale – ha affidato ai social media una dura presa di posizione, rimarcando la propria indipendenza dalle decisioni di Washington.

“Rimuovere una bandiera non cancella la nostra storia. Ma ci ricorda perché non possiamo affidarci esclusivamente ai governi per raccontarla”, si legge nella dichiarazione.

Lo Stonewall Inn ha chiarito la distinzione tra il monumento federale e la storica attività commerciale: “Siamo di proprietà privata e gestiti in modo indipendente. Ammainare una bandiera non cancella la nostra storia. Ma ci ricorda perché non possiamo affidarci esclusivamente ai governi per raccontarla.  Non dipendiamo dal governo federale e non ammaineremo mai la nostra bandiera né smetteremo di proteggere la nostra storia“.

La dichiarazione prosegue definendo la bandiera Pride rimossa dal monumento come un simbolo “storico”, di cui si chiede l’immediato ripristino. “La storia LGBTQ+ è stata troppo spesso minimizzata, sanificata o cancellata dalle narrazioni ufficiali”, conclude il messaggio. “Ecco perché lo Stonewall Inn continua a ergersi come storia vivente… tutte le bandiere che rappresentano la nostra comunità continueranno sempre a sventolare qui”.

Durante le manifestazioni di protesta di ieri, Stacy Lentz, portavoce dello Stonewall Inn, ha poi sottolineato la portata globale e intersezionale della rimozione:

“Togliere quella bandiera è un tentativo di cancellare una parte della lotta americana e della storia americana che le persone LGBTQ hanno scritto per garantire l’uguaglianza. Questo non colpisce solo le persone qui nel West Village: Stonewall e lo Stonewall Inn sono un simbolo globale di resistenza contro l’oppressione, il fascismo, la transfobia, l’omofobia e anche il razzismo palese, perché furono le persone trans nere e di colore a presidiare questo suolo per contribuire a creare quella storia”.

Le reazioni della newyorkese

La spiegazione burocratica non ha convinto nemmeno i funzionari locali. Brad Hoylman-Sigal, presidente del distretto di Manhattan e primo funzionario apertamente LGBTQ+ a ricoprire tale carica, ha descritto l’atto come “meschino e vendicativo“. “A un primo livello, rimuovere una bandiera sembra un gesto estremamente banale. Ma il simbolismo di farlo qui, a Stonewall, è ciò che è così profondamente deludente e spaventoso”, ha dichiarato Hoylman-Sigal.

Sebbene una bandiera arcobaleno continui a sventolare su un palo di proprietà della città appena fuori dal parco, e lo stesso Stonewall Inn garantisca la presenza delle bandiere sulla sua proprietà privata, la questione riguarda il riconoscimento federale. Gli attivisti avevano lottato per anni per vedere il vessillo sventolare su suolo governativo, un obiettivo raggiunto nel 2019 e considerato un gesto cruciale di legittimazione nazionale che ora viene meno.

 

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