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Antonella Capone è la nuova presidente di Antinoo Arcigay Napoli: “Continuiamo a lavorare per i diritti lgbtqia+”

Il discorso del presidente uscente Antonello Sannino: “Dobbiamo avere il coraggio di superare la coltre di acronimi ed etichette e tornare a essere movimento di liberazione”

Antonella Capone è la nuova presidente di Antinoo Arcigay Napoli: “Continuiamo a lavorare per i diritti lgbtqia+”

Cronaca, News

2 Settembre 2026

Di: Francesca Saccenti

Sono le ore 18.00 del 31 agosto e la storica attivista Antonella Capone gira emozionata tra i banchi nella “zona franca” di Casa Arci, un luogo neutro e industriale molto distante dalla sede di vico San Geronimo nel ventre del Centro storico. L’occasione è il congresso ordinario di Antinoo Arcigay Napoli per il rinnovo delle cariche sociali, a conclusione del mandato in scadenza naturale dopo 4 anni del presidente Antonello Sannino. La sala è addobbata con le bandiere arcobaleno, montate con cura dai soci e dalle socie dell’associazione per i diritti lgbtqia+, che nasce il 23 novembre del 1984. Quarantadue anni fa. Al tavolo ci sono Sannino e l’avvocato Mara Biancamano a presiedere l’incontro, mentre Capone si siede in prima fila poco prima dell’inizio. Indossa pantalone e maglietta, uno stile casual, perché la semplicità e l’impegno sociale si leggono talvolta anche nel dresscode: le scarpe si usurano nella militanza, per strada, nei vicoli e nelle periferie di Partenope. Era presente al primo Pride di Napoli il 29 luglio del 1996 sotto l’amministrazione di Antonio Bassolino, quando la legge sulle unioni civili era ancora una lontana speranza, in quella prima Giornata dell’Orgoglio del Sud Italia, la terza a livello nazionale dopo le parate di Roma e Bologna. Ha mosso i primi passi negli anni Novanta in Antinoo, quando si chiamava ArciGay e ArciLesbica Napoli. Ha militato in Alfi, l’associazione lesbica femminista che il 18 luglio ha chiuso i battenti decretando lo scioglimento dopo 8 anni di lavoro, “all’esito di profonde riflessioni sul presente e sul futuro”. Un addio che rappresenta un arrivederci, come hanno dichiarato in una nota social. Antonella Capone, già presidente de Le Maree e portavoce del Napoli Pride, viene eletta presidente all’unanimità con il plauso dei partecipanti. Il discorso è semplice e diretto, senza orpelli, come sembra essere il suo carattere. Ai microfoni di Radio Pride dichiara: “Mi sento lusingata, anche se un pochino scioccata e frastornata. Si chiude un cerchio forse a coronamento di una vita spesa per i diritti lgbtqia+”. L’ultima frase è una lieve stoccata a chi, durante un’assemblea pubblica del Napoli Pride 2026, etichettò l’associazione come un luogo “poco sicuro” per la comunità arcobaleno. Complici i dissidi interni e le spaccature che nel corso di un anno e mezzo hanno coinvolto il movimento campano portando a una scissione, che si è concretizzata nella creazione di due Pride diversi, a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro. Pomi della discordia il tema atavico delle sponsorizzazioni in vista del Napoli Pride e soprattutto la trasferta di Antonello Sannino in Israele nel giugno del 2025 per partecipare al Pride di Tel Aviv, episodio che è stato definito da una parte del movimento come un tentativo di pinkwashing. «Vico San Geronimo è e rimarrà casa perchè, a dispetto di chi ha sostenuto il contrario, è uno spazio sicuro, inclusivo e accogliente», spiega Capone.

Il saluto

Il discorso del presidente uscente non è sintetico come annuncia. Antonello Sannino affida la sua voce a mezz’ora di parole, che ripercorrono una lunga cronistoria, “un bilancio d’amore” come lo definisce. Tutto inizia con la fondazione del circolo di Arcigay Salerno, in seguito dedicato a Marcella Di Folco, di cui è stato presidente. «Sono ingegnere, per deformazione professionale ho scritto vari punti che ripercorrono anni di attivismo», spiega. Sedici anni per la precisione tra vittorie e sconfitte. Dall’educazione affettiva nelle scuole alla cittadinanza onoraria a Franco Grillini fino alle mobilitazioni per una legge contro l’omotransfobia, approvata a maggioranza nel 2020 dal consiglio regionale della Campania. Napoli era già pronta per il cambiamento un anno prima che il ddl Zan fosse affossato in Senato, in quel 27 ottobre nero del 2021 in cui le immagini della destra che festeggia in parlamento assumono i contorni di una débâcle. «Con Antinoo Arcigay abbiamo dato vita a 786 iniziative culturali, 14 Napoli Pride, 7 Vesuvio Pride e tre comitati nati dal nulla tra Campania, Basilicata e Molise e case rifugio – elenca Sannino -. I numeri non raccontano tutta la fatica, perché dietro questi numeri ci sono le storie delle persone». 

Le minacce

Sannino si commuove di fronte alla platea e prosegue parlando della campagna d’odio che lo ha coinvolto, in seguito alla trasferta per il Pride di Tel Aviv. Una decisione che ha creato una spaccatura all’interno del movimento lgbtqia+ difficile da sanare. «Il mio è un bilancio d’amore, un bilancio al termine di un anno e mezzo che ha cercato di cancellare la nostra storia con il fango. Un anno e mezzo di minacce, di attacchi spietati sul piano politico e, peggio ancora, sul piano umano, amplificati dalla ferocia dei social. Un odio che non si è fermato al mio ruolo pubblico, ma che ha invaso la mia vita privata, investendo i miei familiari. Hanno colpito i miei genitori, le mie sorelle, mio fratello e i miei nipoti, oggetto di minacce inqualificabili ed ovviamente prontamente denunciate. Difendo a testa alta la libertà di aver consolidato un’associazione forte, riconosciuta a livello nazionale e internazionale, che ha rotto i monopoli e ha sfidato il potere dei vari orticelli». Il già presidente dell’associazione continua il discorso sulle iniziative di Antinoo che si sono svolte fuori e dentro i confini italiani. «Abbiamo aperto le piazze a chi resiste in scenari di guerra e radicalizzazione, andando in delegazione al Pride di Tel Aviv per conoscere la realtà di cosa sta succedendo in Israele e in seguito abbiamo ospitato al Napoli Pride gli organizzatori e le organizzatrici dei Pride di Odessa e Beirut. E poi siamo arrivati dove tutto ebbe inizio, allo Stonewall Inn. Napoli e la nostra Antinoo sono crocevia internazionale per la difesa dei diritti e delle persone lgbtqia+». 

Il nuovo direttivo

Ad affiancare la neoeletta Capone ci sono Daniele Giunta (vicepresidente), Ettore Massera (confermato tesoriere) e Claudio Finelli (segretario), completano il consiglio direttivo Rosa Rubino, Viviana Rizzo e Luciano Correale. Il Collegio dei Garanti è composto da Alessia Schisano, Laura Chiarolanza e Stefania Benedini, mentre il revisore dei conti è Roberta Barbieri.