L’Arte della persistenza: memoria queer e corpi in rinascita a Napoli
Tra archivi della sopravvivenza e corpi in mutazione, come la vulnerabilità diventa resistenza politica nella mostra "E tuttavia crediamo che la vita sia piena di fortunate possibilità"
Dal 21 marzo al 21 giugno 2026, la Fondazione Made in Cloister ospita la rassegna espositiva “E tuttavia crediamo che la vita sia piena di fortunate possibilità”, un progetto che esplora il concetto di persistenza intesa come pratica di sopravvivenza e impegno etico.
La mostra propone un’indagine sulla vulnerabilità e sulla necessità di ricomporre memorie frammentate, utilizzando l’arte come strumento per documentare esperienze spesso escluse dalle narrazioni ufficiali. Il percorso si articola attorno all’idea che la contingenza non sia un limite, ma una condizione operativa attraverso cui agire politicamente.
La memoria come atto di resistenza politica
La conservazione della memoria dei movimenti di liberazione sessuale non è mai stata una questione puramente archivistica, ma un atto di profonda resistenza politica. La mostra collettiva “E tuttavia crediamo che la vita sia piena di fortunate possibilità“, ospitata presso la Fondazione Made in Cloister, solleva un velo cruciale sulla vulnerabilità dei materiali che documentano le tante storie individuali che diventano patrimonio comune e politico nell’avanzamento dei diritti per le libertà civili. Questi archivi, spesso composti da materiali fragilissimi, come volantini clandestini, diari privati e fotografie amatoriali, portano con sé una fragilità fisica che riflette la precarietà politica delle vite che raccontano. Storicizzare queste tracce significa sottrarre all’oblio le radici di una lotta che ha trasformato il panorama sociale contemporaneo.
Archivo de la Memoria Trans argentino
Uno dei nuclei centrali dell’esposizione è l’apporto dell’Archivo de la Memoria Trans argentino. Fondato dalle attiviste María Belén Correa e Claudia Pía Baudracco, l’archivio opera come un deposito di vissuti che spaziano dai primi decenni del XX secolo fino alla fine degli anni Novanta. Attraverso la custodia di passaporti, registri di polizia e fotografie personali, l’istituzione tutela materiali fragili non solo dal punto di vista fisico, ma anche politico. La scelta di esporre questi ritratti su tessuti leggeri sospesi nel chiostro ha permesso di visualizzare una rete di sostegno collettivo, trasformando documenti d’archivio in una testimonianza pubblica di resistenza contro l’invisibilità.

La fragilità degli archivi “LGBTQ”
L’operazione condotta dall’Archivo de la Memoria Trans argentino dimostra che il recupero di migliaia di documenti possa agire come un processo di riparazione storica. In un contesto dove il potere precostituito ha spesso cercato di cancellare le esistenze non conformi, la protezione di questi materiali diventa quasi un imperativo etico, di certo un patrimonio comune. Non si tratta solo di guardare al passato, ma di riconoscere che la stabilità dei diritti acquisiti poggia sulla solidità della nostra memoria collettiva. La fragilità di una fotografia o di un passaporto deteriorato diventa così il simbolo di una persistenza che sfida il silenzio, trasformando il chiostro di Santa Caterina a Formiello in un deposito di verità necessarie per comprendere le conquiste del presente e i rischi di un pericoloso arretramento sociale, culturale e politico.
La rinascita dei corpi come atto politico
La mostra celebra la rinascita dei corpi, intesi come contenitori viventi di tutto il portato politico delle resistenze, anche quella “queer” e trans. Questa rinascita non è presentata come un ritorno a una purezza originale, ma come una metamorfosi coraggiosa che accoglie l’errore, la vulnerabilità e la trasformazione. I corpi evocati dalle opere in mostra sono organismi che hanno imparato a persistere, portando su di sé i segni di una storia collettiva di mutuo soccorso e protezione. È una visione in cui la carne si fa politica: il corpo che sopravvive e si riafferma nello spazio pubblico del chiostro è, di per sé, un atto di ribellione contro ogni tentativo di marginalizzazione o chiusura.
La dimensione materica di questa resistenza
è esplorata attraverso l’uso di sostanze che simulano la carnalità, come la gomma naturale di Rossella Biscotti o le pelli artificiali di Pauline Curnier Jardin. Questi materiali non sono inerti, ma vibrano della tensione tra la sofferenza subita e la volontà di restare vivi. La rinascita dei corpi queer passa per questa consapevolezza tattile, dove la pelle diventa una frontiera di identità e un archivio di sensazioni. Supportata da progetti di solidarietà concreta come la Feel Good Cooperative, questa rinascita ha dimostrato che la bellezza può emergere dal fango e dall’argilla, proprio come la vegetazione spontanea concepita nell’architettura di Mariano Cuofano. La persistenza dei corpi diventa così la prova materiale di una forza che, pur nella sua estrema fragilità, continua a generare nuove, inaspettate possibilità di vita.
La mostra
Durata: dal 21 marzo al 21 giugno 2026
Giorni e orari di apertura:
merc – sab: 11:00 – 19:00
domenica: 10:00 – 14:00
Biglietto 5 euro