Ballata Femmenella illumina il Lovers Film Festival di Torino
Si è conclusa a Torino la 41ª edizione del Lovers Film Festival, il più antico evento cinematografico LGBTQI+ d'Europa. Brilla "Ballata Femminella". Loredana Rossi: «La nostra resilienza è storia».
Si è conclusa a Torino la 41ª edizione del Lovers Film Festival, il più antico evento cinematografico LGBTQI+ d’Europa. Sotto la guida appassionata di Vladimir Luxuria, la kermesse ha registrato numeri da record, segnando un incremento significativo di pubblico e incassi. Tra proiezioni internazionali e ospiti d’eccezione come il “madrino” Nicola Savino, è importante sottolineare il grande successo di pubblico e per la critica di “Ballata Femmenella”, un viaggio emozionante nella meravigliosa comunità transgender napoletana.
Le giurie della 41ª edizione hanno disegnato una mappa emotiva e geografica che attraversa il mondo, premiando pellicole provenienti da Iran, Spagna, Stati Uniti e Regno Unito. Il prestigioso Premio Ottavio Mai per il miglior lungometraggio è stato assegnato ad Another Man (titolo originale: Un altre home) di David Moragas, un’opera spagnola che esplora con umorismo amaro e realismo la quotidianità di una coppia borghese a Barcellona.
Tra gli altri protagonisti, spicca Barbara Forever di Brydie O’Connor, eletto miglior documentario per il suo ritratto radicale della cineasta femminista Barbara Hammer. Il premio per il miglior cortometraggio è andato invece a Sunday Lunch di Lyndon Henley Hanrahan, una tagliente “dramedy” britannica sul coming out durante un pranzo domenicale decisamente poco convenzionale.

Ballata Femmenella, un triplo successo tra critica e cuore del pubblico
A brillare è però “Ballata Femmenella”, firmato dai registi Elettra Raffaela Melucci e Giovanni Battista Origo. Il documentario ha compiuto una vera e propria “tripletta”, portando a casa il Premio Torino Pride, il Premio Giò Stajano e l’Audience Award (il premio del pubblico). Un riconoscimento corale che testimonia come la forza della verità sappia parlare a ogni tipo di spettatore.
Il docufilm non si limita a raccontare, ma trasforma in narrazione universale lo spaccato dei “femminelli” napoletani, che per secoli sono state “luce di notte e buio di giorno”. Attraverso questo racconto, la realtà dei vicoli di Napoli diventa un simbolo di resistenza globale contro l’oblio e la discriminazione.
La testimonianza di Loredana Rossi: “Raccontiamo la storia della nostra appartenenza”
Durante la presentazione del film, Loredana Rossi, figura centrale del documentario e fondatrice dell’Associazione Trans Napoli (ATN), ha condiviso una riflessione profonda sul valore dell’opera. Visibilmente emozionata davanti agli applausi del pubblico torinese, ha sottolineato come questo progetto sia stato diverso da qualunque altro per l’approccio umano e fraterno dei registi.
“In questo documentario ci tenevo a raccontare veramente la storia, il vissuto e la memoria dei femminielli, dalle Quattro Giornate di Napoli alla Candelora,” ha dichiarato Loredana Rossi. “Oltre al lavoro della mia associazione per dare dignità e servizi alle persone trans, volevo portare avanti questa narrazione per rivendicare quello che siamo state. Se non partiamo da dove abbiamo cominciato, non sappiamo dove arriviamo. La nostra resilienza è forte.”

Loredana Rossi e la voce delle donne di ATN. L’umanità al centro del racconto
Al cuore pulsante dell’opera troviamo proprio Loredana Rossi, anima e memoria storica della comunità. La sua presenza sullo schermo non è solo un’intervista, ma il corpo e la voce di un collettivo che ha scelto di non essere più cancellato. Accanto a lei, figure iconiche come Porpora Marcasciano e la Tarantina contribuiscono a tessere una trama fatta di desideri, lotte e dignità ritrovata.
Il documentario è stato lodato per la sua capacità di mostrare un’umanità vibrante, colorata e combattiva. Le protagoniste hanno conquistato la giuria per il modo in cui hanno saputo raccontare un passaggio generazionale fondamentale: quello che trasforma il mito ancestrale del femminello nel linguaggio moderno e consapevole dei diritti civili.
Il significato politico del Premio Torino Pride e il legame con il mito
La motivazione del Premio Torino Pride sottolinea l’importanza dello sguardo politico di Melucci e Origo. Il film è stato scelto per la sua capacità di difendere i diritti sociali partendo da una “voce antica e attuale”, capace di superare i confini partenopei per farsi universale. È una vittoria che va oltre il trofeo, è l’affermazione di una storia che resta, un monito affinché certe voci non vengano mai più spente.
Il Premio Giò Stajano, dedicato a una delle figure più coraggiose della cultura queer italiana, ha ribadito come “Ballata Femmenella” rappresenti quella “libera espressione” necessaria per abbattere le vecchie barriere e raggiungere una reale inclusione.

Lovers Film Festival 2026, una kermesse di impegno e spettacolo
Oltre ai premi ufficiali, la cerimonia di chiusura ha regalato momenti di grande spettacolo con le performance di GENE e BarbieBubu, e il toccante monologo di Lorenzo Balducci. L’attenzione si è spostata anche sul futuro, con lo sguardo rivolto all’Europride 2027, che vedrà proprio Torino protagonista.
Tra gli altri titoli premiati, menzione d’obbligo per La più piccola di Hafsia Herzi, che ha esplorato il conflitto tra identità e religione, e il commovente Between Dreams and Hope, documentario iraniano che ricorda quanto l’oppressione sia ancora una realtà drammatica in molte parti del mondo. Un’edizione, quella del 2026, che conferma il Lovers non solo come vetrina cinematografica, ma come presidio fondamentale di libertà.














