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Bari, riconosciuta legalmente la co-genitorialità a tre per un bambino

La Corte d'Appello dispone la trascrizione di un'adozione tedesca. Il minore di quattro anni è ufficialmente figlio di due papà e una mamma. 

Bari, riconosciuta legalmente la co-genitorialità a tre per un bambino

Diritti civili, News

12 Maggio 2026

Di: Radio Pride

Il diritto di famiglia italiano compie un passo senza precedenti, abbattendo i rigidi muri della burocrazia per abbracciare la concretezza e la pluralità degli affetti della vita reale. A Bari, i giudici della Corte d’Appello hanno siglato una sentenza destinata a fare giurisprudenza. Per la prima volta nel nostro Paese, un bambino di quattro anni è ufficialmente e legalmente riconosciuto come figlio di tre genitori. Superando tutte le barriere amministrative, il tribunale ha disposto la trascrizione di un’adozione già formalizzata in Germania. In questo modo, i magistrati hanno voluto tutelare e blindare, nell’interesse prioritario del bambino, giuridicamente l’amore che unisce il minore a chi lo accudisce fin dal primo respiro. Da oggi, dunque, il suo legame indissolubile con i due padri che lo crescono quotidianamente e con la madre biologica che lo ha messo al mondo non è più soltanto una splendida e collaudata realtà familiare, ma una verità pienamente sancita e protetta dallo Stato italiano.

La genesi del progetto di co-genitorialità

La storia di questa famiglia inizia in Germania quattro anni fa. Il bambino è nato dal rapporto tra il padre biologico e un’amica di lunga data della coppia. Sotto il profilo giuridico e fattuale, gli atti stabiliscono che la vicenda non si configura come un caso di gestazione per altri – pratica non normata in questi termini o non consentita negli ordinamenti di Italia e Germania – bensì come un accordo di genitorialità condivisa tra le persone coinvolte.

Il piccolo, infatti, è stato riconosciuto sin dalla nascita da entrambi i genitori biologici. Successivamente, in pieno accordo con la madre, è stato affidato alle cure del padre e del marito di quest’ultimo, un cittadino italo-tedesco con cui è unito in matrimonio da oltre dieci anni. Sulla base di questo assetto familiare, la legge tedesca ha consentito al coniuge di adottare il bambino tramite la procedura della stepchild adoption. Questo passaggio ha integrato la cornice legale a tutela del minore, riconoscendogli i diritti derivanti dal legame con entrambi i padri, mantenendo al contempo inalterata la genitorialità giuridica e il ruolo della figura materna.

Dal rifiuto burocratico al riconoscimento italiano

L’ostacolo è sorto nel momento in cui la famiglia ha richiesto di trascrivere l’atto di adozione nel nostro Paese. Il Comune pugliese di origine del papà italo-tedesco ha infatti negato la pratica. La Corte d’Appello di Bari ha però ribaltato il rifiuto, basandosi sui riscontri oggettivi forniti dai Servizi Sociali tedeschi. La loro relazione ha certificato l’esistenza di un ambiente sereno, in cui i due padri esercitano congiuntamente e con cura la responsabilità genitoriale fin dal primo giorno. L’aspetto decisivo emerso dagli atti è l’armonia tra tutte le figure coinvolte. La madre biologica partecipa attivamente al progetto di vita e il bambino frequenta con regolarità sia lei che i fratelli. Constatando questo clima, descritto nei documenti come caloroso ed affettuoso, e valutando il superiore interesse del minore a preservare i propri legami affettivi, i giudici italiani hanno confermato la validità dell’adozione, dando veste legale a una famiglia che nei fatti era già solidamente unita.

Un precedente giuridico 

I giudici pugliesi hanno quindi concluso che l’adozione tedesca non entra in contrasto con l’ordinamento italiano. Al contrario, si sposa in modo armonico con la logica dell’adozione in casi particolari, un istituto giuridico nostrano che permette di riconoscere nuovi legami genitoriali oltre a quelli biologici, senza per questo dover annullare il rapporto legale con i genitori di sangue.

La sentenza è stata accolta con grande soddisfazione e speranza dalle associazioni per i diritti civili. L’avvocata Pasqua Manfredi dell’associazione Rete Lenford, che ha assistito i due padri, ha evidenziato come questo verdetto tuteli nuove forme di genitorialità condivisa. Come ha precisato la legale:

“Questa sentenza dimostra che, una volta esclusa la gravidanza per altri, non può ritenersi vietato dalla legge italiana un accordo di condivisione della genitorialità tra tre persone. In Germania, dove la maternità surrogata è vietata, molti padri gay sono genitori così. Non è un reato, ma il riconoscimento di una famiglia allargata. È un precedente importante perché apre a forme di genitorialità plurale e condivisa. Un bambino può avere più figure genitoriali, se ciò risponde al suo superiore interesse e si basa su relazioni affettive autentiche, trasparenti e prive di sfruttamento”

Un entusiasmo condiviso in pieno anche da Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay. Piazzoni ha rimarcato il valore storico di un tribunale che finalmente riconosce come un bambino possa avere tre genitori capaci di amarlo e proteggerlo. Ha inoltre lanciato un segnale inequivocabile al legislatore, ricordando che la società e le famiglie sono cambiate profondamente e che il diritto deve necessariamente tenere il passo. L’obiettivo primario, ha concluso, non è assecondare ideologie, ma garantire ai bambini il sacrosanto diritto di veder riconosciuti dallo Stato tutti i legami di cura e di amore che li sostengono nel loro percorso di crescita.

Il vuoto normativo

“Questa sentenza, che ha consentito la trascrizione di un provvedimento di adozione dei tribunali tedeschi, è in linea di continuità con quanto la magistratura italiana da sempre opera e che per forza di cose deve sostituirsi al legislatore, che in tema di omogenitorialità è assolutamente inerte. Tanto in linea con i moniti della Corte Costituzionale italiana che ha ripetutamente sollecitato il Parlamento a intervenire in tema di omogenitorialità, evidenziando il ‘vuoto normativo’ e la necessità di tutelare i diritti dei figli nati in famiglie omogenitoriali – spiega ai microfoni di RadioPride Mara Biancamano -. Con decisioni cruciali, in particolare la sentenza n. 68 del 2025, la Consulta ha definito “non più tollerabile” l’inerzia legislativa, promuovendo il riconoscimento immediato all’anagrafe per i figli di due madri, superando le precedenti discriminazioni. Si auspicano provvedimenti in tempi rapidi da parte del legislatore, si spera che in futuro possa aprire alle coppie omogenitoriali la possibilità di divenire coppie adottive nell’ambito dei tribunali per i minorenni italiani”.