Diritti civili: Cagliari e Genova dicono sì alla “identità alias” per dipendenti e cittadini
Una svolta importante per le persone trans e non binarie. Non sarà necessario alcun certificato medico per l'uso del nome d'elezione su badge, email interne e abbonamenti ai servizi comunali.
Il nostro Paese fa un importante passo avanti sul fronte del riconoscimento dei diritti civili e della dignità delle persone, ancora una volta grazie alla spinta democratica che arriva direttamente dagli enti locali e dai comuni. Proprio nei giorni a ridosso della Giornata internazionale contro l’omolesbotransbifobia, due grandi capoluoghi di regione hanno annunciato l’adozione dell’identità alias. Si tratta di Cagliari e Genova, protagoniste di un segnale istituzionale forte mirato a garantire il diritto all’autodeterminazione, all’accoglienza e al benessere lavorativo per le persone transgender e non binarie.
Cagliari: il primo capoluogo del Sud a varare la misura
Il Comune di Cagliari, con il sindaco Massimo Zedda, ha approvato, attraverso una mozione della commissione Pari opportunità, l’introduzione del profilo alias per il personale dell’amministrazione comunale e per la cittadinanza utente dei servizi. Il provvedimento, approvato con i voti della maggioranza e del consigliere di opposizione Giuseppe Farris, fa della città sarda il primo capoluogo del Meridione ad adottare ufficialmente questo strumento.
L’aspetto più innovativo della delibera è la totale de-medicalizzazione della procedura. Per richiedere l’uso del proprio nome d’elezione nella posta elettronica, nei badge identificativi e nelle comunicazioni interne quotidiane non sarà infatti necessario presentare alcun certificato medico che attesti l’avvio di un iter di affermazione di genere, facendo prevalere il principio di autodeterminazione della persona. A corredo della misura, l’amministrazione ha previsto anche la revisione delle procedure di accesso ai servizi, l’avvio di piani di formazione specifici per il personale sui temi della non discriminazione e l’adesione formale alla rete nazionale “Re.a.dy“, che unisce le pubbliche amministrazioni impegnate nel contrasto alle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere.
Genova: identità d’elezione garantita anche sui trasporti pubblici
Quasi in contemporanea, anche il Comune di Genova ha annunciato il riconoscimento dell’identità alias. Sotto l’amministrazione della sindaca Silvia Salis e dell’assessora alle Pari opportunità Rita Bruzzone, il capoluogo ligure ha istituito un vero e proprio Ufficio per i diritti Lgbtqia+, superando l’approccio del semplice sportello.
Dal 18 maggio partirà l’iter nella commissione comunale congiunta per rendere la misura pienamente operativa, con l’obiettivo di estendere l’uso del nome percepito non solo ai cartellini di lavoro dei dipendenti comunali, ma anche ai documenti delle aziende partecipate. Rientrano in questo ambito, per esempio, gli abbonamenti per i mezzi pubblici gestiti dall’AMT. Come a Cagliari, anche a Genova l’intero progetto sarà accompagnato da un vasto piano di formazione del personale, a cominciare dagli agenti della Polizia locale.
Che cos’è esattamente il profilo alias?
Il profilo alias è uno strumento puramente amministrativo, pensato per tutelare le persone trans e non binarie che non hanno ancora ultimato il percorso legale di rettifica anagrafica, percorso che in Italia è regolato dalla Legge 164/82. Questa procedura consente di utilizzare il nome e l’identità di genere corrispondenti a quelli vissuti nella quotidianità, evitando situazioni di profondo disagio o vere e proprie discriminazioni legate all’uso del nome anagrafico di nascita nei contesti lavorativi o durante l’erogazione di servizi. In questo modo si facilita notevolmente l’interazione sociale all’interno dell’ente, creando spazi di condivisione più sereni e sicuri per tutti e tutte.
È importante sottolineare, in ogni caso, che la carriera alias non sostituisce i dati anagrafici ufficiali. Questi ultimi continueranno a rimanere pienamente validi e vincolanti per tutti gli atti amministrativi, i contratti e i documenti a rilevanza legale, limitando l’impiego del nome d’elezione esclusivamente ai contesti e ai servizi gestiti dall’ente che decide di adottare questa misura.