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Coming out: tra hate speech e rapporto con i genitori

Le storie di Mariarosaria Marino, mamma di Zeudi Di Palma, e Carmela Smaldone, presidente di AGEDO Napoli.

Coming out: tra hate speech e rapporto con i genitori

Costume & Società

31 Luglio 2025

Di: Radio Pride

Per le persone LGBTQIA+, passo inevitabile e impegnativo da compiere per vivere liberamente la propria sessualità è il coming out, ossia dichiarare ad altre persone il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere.

In un mondo ideale, in cui la libertà di essere sé stessi non va conquistata, dichiararsi sarebbe del tutto superfluo, ma nel mondo reale, le cose non stanno affatto così.

Probabilmente, quando si immagina di fare coming out, le prime persone a cui si desidera dirlo sono i genitori e ci si chiede come potrebbero reagire. Predire la risposta a questa domanda, però, è davvero difficile.

In questo articolo, vi racconto le esperienze di due madri di figliə che hanno fatto coming out che mi hanno profondamente colpita.

Una di queste storie, non soltanto ha a che fare con un tema già complesso come quello dell’accoglimento dell’identità sessuale dellə figliə, ma si interseca con un fenomeno che, con l’avvento dei social networks, è diventato sempre più invadente, ovvero l’hate speech.

Mariarosaria madre di Zeudi di Palma

La prima persona che ho incontrato è Mariarosaria Marino, consigliera di municipalità a Scampia, quartiere periferico di Napoli, e madre di Zeudi Di Palma, modella italiana eletta Miss Italia 2021 e vittima di hate speech per aver dichiarato pubblicamente la propria bisessualità in un programma televisivo.

Per hate speech si intende letteralmente “discorso dell’odio” che una persona, solitamente anonima, utilizza per fomentare e promuovere odio nei confronti di un’altra sulla base delle qualità personali, del genere, dell’identità di genere o dell’orientamento sessuale

Anonimato, velocità e semplicità

sono le caratteristiche dell’hate speech: non importa né il contenuto né la forma, lə haters hanno il solo obiettivo di colpire la sensibilità della vittima prescelta. Ma cosa lə spinge a farlo? Il bisogno di sentire un potere sullə altrə, di provare una rivincita personale o si tratta di banale cattiveria? Certo è che, con la diffusione dei social, questa odiosa pratica è cresciuta esponenzialmente, lə haters proliferano come scarafaggi nel sottobosco urbano e, approfittando dell’oscurità della rete, si fanno fortə di un cameratismo stagnante.

Non è difficile immaginare le offese e gli insulti che Zeudi riceve.

Al tavolo della sua cucina, Mariarosaria mi ha raccontato di sua figlia, una donna tanto giovane quanto forte, che ha costruito, e continua a costruire, la sua libertà con coraggio e perseveranza: “vivi e lascia vivere” è la frase che esprime la serenità e sensibilità con cui ha scelto di esistere.


Mariarosaria Marino con la figlia Zeudi

Zeudi ha fatto coming out qualche anno fa, prima tra le mura di casa, poi con il grande pubblico nel corso di un programma televisivo. Ho chiesto a Mariarosaria di parlarmene dal suo punto di vista di genitore e mi ha detto che per lei non è stata una sorpresa e che probabilmente un genitore in cuor suo lo sa sempre, anche se non lo vede chiaramente. Ha vissuto questo momento con serenità, felice che sua figlia avesse trovato la forza di conoscersi e di parlarne con lei. Nel suo mondo ideale, amare chi si vuole dovrebbe essere così naturale e libero da non aver bisogno di essere annunciato: “Una persona eterosessuale non ha bisogno di dichiarare di esserlo e per me dovrebbe essere così per chiunque”.

Nel ricordare il coming out di Zeudi, l’unico rammarico di Mariarosaria è che sua figlia si sia trovata a dover fronteggiare da sola la domanda che forse fa più paura: “come la prenderà mia madre?”.

Il coming out è un percorso che però va compiuto necessariamente in solitaria e un genitore può solo essere pronto ad aspettare lə figliə al traguardo a braccia aperte: proprio per questo, Mariarosaria può essere fiera del lavoro che ha fatto come genitore, poiché se Zeudi ha sentito di potersi confidare con lei è anche grazie al fatto che sapeva di trovarla lì, pronta a stringerla nel suo abbraccio. E proprio di questo abbraccio Zeudi ha raccontato al grande pubblico, tanto da ricevere grande sostegno e affetto dallə fan, italianə e internazionalə, che la seguono in giro per il mondo e ogni giorno scrivono, a lei e a sua madre, decine di lettere e mail. In queste lettere, ragazzi e ragazze si confidano sulle loro vicende personali ringraziandole per l’esempio di libertà e accoglienza che rappresentano, Zeudi come figlia e Mariarosaria come madre. Raccontano dei propri coming out, confidando di aver trovato il coraggio per dichiararsi proprio grazie all’esperienza di Zeudi e, purtroppo per alcunə di loro, di non aver ricevuto lo stesso abbraccio sul traguardo. Certo, sappiamo bene che questa è la realtà e che non tutte le storie hanno un lieto fine ma non si può negare che questi racconti fanno ancora male. Per ogni persona che non ha la fortuna di potersi vivere ed esprimere liberamente, il senso di ingiustizia continua a colpirci come uno schiaffo in pieno viso.


Zeudi Di Palma al Napoli Pride (foto di Arianna Dimicco)

Ed è per questo che sapere che moltə ragazzə riescono a trovare il coraggio e la forza di viversi seguendo l’esempio di Zeudi, conferma che la rappresentanza è importante e che il lavoro di sensibilizzazione ha un senso. Questo vale ancora di più se si pensa che la stessa Zeudi è vittima dell’odio social per aver scelto di esternare la sua bisessualità: ogni giorno riceve offese rivolte alla sua persona e a chi le sta intorno, da profili solitamente fake e creati appositamente per diffondere infamie e cattiverie su di lei. E come se non bastasse, gli attacchi sono anche sul piano professionale: le sue pagine social di tatuatrice sono bersaglio di segnalazioni di massa ad opera di haters accanitə che festeggiano e celebrano la chiusura dei suoi accounts per il solo fine di ferirla. Ma Zeudi non si scoraggia e continua a vivere la sua vita, personale e lavorativa, con la serenità e indipendenza che la contraddistinguono, riuscendo sempre a separare la realtà dai social, anche di fronte a parole di odio gratuite (che, si sa, sono sempre più taglienti di quelle d’amore).

Con Mariarosaria ci siamo a lungo interrogate sul motivo che spinge questi fantasmi a diffondere odio e violenza, ma non ci siamo date una risposta. Una cosa importante, però, Mariarosaria l’ha sottolineata: Zeudi nella vita vera è molto amata e per strada lə fan la fermano con gli occhi pieni di gioia e ammirazione. Questo dato di fatto ci porta ad una considerazione: questə haters, così apparentemente numerosə e agguerritə, lə abbiamo mai incontratə nella vita reale? Possiamo dire davvero di averne conosciutə qualcunə in carne e ossa? Di fatto, privatə dal mantello dell’anonimato che solo i social possono far indossare, quasi non esistono. Prendono forma solo su un palcoscenico immaginario e invisibile, sul quale potrebbe esserci anche unə singolə attricə (dietro a più accounts spesso si nasconde la stessa persona).

Ripenso alle parole che Zeudi dice a Mariarosaria: “mamma, non perdere tempo a leggere quello che scrivono, per me ha più valore tutto l’amore che ricevo ogni giorno” e mi rendo conto che, nella vita reale, lə haters non hanno tutta la forza che dicono di avere e che, questa forza, possiamo levargliela noi ricordandocelo.

Carmela Smaldone, presidente AGEDO Napoli

La seconda storia riguarda l’attivista Carmela Smaldone, presidente di AGEDO Napoli (Associazione di genitori, amici e parenti di persone LGBTQIA+), che mi ha raccontato di come, da madre, si è scoperta e rivoluzionata dopo il coming out della figlia.

Carmela mi ha confessato senza vergogna che all’inizio confondeva l’orientamento sessuale della figlia con una scelta della quale, inconsciamente, si attribuiva la responsabilità, credendo che fosse il frutto di mancanze genitoriali che lei non era stata capace di colmare.

Le prime parole con cui ha rapito la mia attenzione, e che mi hanno confermato di avere di fronte una persona da cui imparare tanto, sono state queste: “per me non è stato un percorso facile, perché ero sinceramente convinta di non essere omofoba, eppure non riuscivo ad accogliere serenamente la relazione omosessuale che mia figlia, con la forza che solo un’amante può avere, mi aveva confessato”.

All’inizio Carmela cercava di non far trasparire i suoi dubbi e di apparire il più serena possibile nei confronti di questa relazione ma, in cuor suo, non riusciva ad accettarla. Fino a quando non ha compreso che, se sua figlia provava quel sentimento così forte, forse era il suo punto di vista ad essere sbagliato e ha iniziato ad essere tormentata da una domanda: “come è possibile che nel mondo tante persone riescono ad accogliere l’omosessualità e io non riesco a farlo nei confronti di mia figlia?”.


Carmela Smaldone (foto di Mariangela Gravino)

Mossa da questo dubbio, ha iniziato a interrogarsi per fare chiarezza dentro di sé e per trovare quei tasselli mancanti a cui non riusciva a dare forma. Questo l’ha portata a capire di essere piena di convinzioni e pregiudizi che, come lei stessa afferma, non erano in realtà suoi e si erano radicati in lei in modo silenzioso e inconsapevole. A questo punto, mi ha raccontato del momento in cui, con coraggio, ha deciso di fare qualcosa: “Un giorno venni a conoscenza dell’associazione Antinoo – Arcigay Napoli e, spinta dalla voglia di capirne di più di quel mondo per me così nuovo, decisi di partecipare ad un incontro. Non avevo detto a nessuno che sarei andata, nemmeno a mia figlia. Mi organizzai, presi il treno e mi diressi a Napoli, e per me già questa era una sfida in quanto non ero solita spostarmi dal mio paese per andare in città. Durante l’incontro ascoltai con curiosità le storie e le esperienze che venivano raccontate e la mia attenzione fu catturata da una ragazza che aveva un’acconciatura e un abbigliamento particolarmente eccentrici, che a primo impatto mi colpì. Arrivato il mio turno, mi presentai e raccontai timidamente la mia esperienza, confessando di essere lì per comprendere meglio qualcosa di cui non ne sapevo niente e per imparare a conoscere nel profondo sia me stessa che mia figlia. Alla fine dell’incontro, quella ragazza che avevo notato prima venne da me e mi disse, con amara tristezza, che avrebbe tanto voluto che al posto mio ci fossero i suoi genitori, pronti a comprendere la propria figlia e a mettersi nei suoi panni. Le sue parole mi colpirono dritte al cuore. Subito dopo, chiamai mia figlia e le dissi dove mi trovavo: sentire l’urlo di gioia che lei, dall’altra parte del telefono, lanciò dopo averlo saputo, mi fece capire che ero sulla strada giusta”.

I miei occhi lucidi mi confermano che sì, Carmela era sulla strada giusta e continua ad esserlo ogni giorno in quanto, da diversi anni, è alla presidenza di AGEDO. La sua esperienza può insegnare che, per quanto difficile, non dovrebbe esserci giudizio nelle prime reazioni dei genitori, poiché quello della sessualità dellə figliə è un percorso complesso che inevitabilmente riguarda anche loro, i quali spesso non hanno strumenti per avvicinarsi ad un mondo a loro sconosciuto. E se è vero che hanno il dovere di sforzarsi di capire e andare oltre i propri pregiudizi per amore dellə figliə, è altrettanto vero che dovrebbero essere compresi e aiutati in questo processo.

Ancora emozionata dal suo racconto, ho chiesto a Carmela di aiutarmi a chiudere questo articolo con un consiglio da lasciare allə nostrə lettricə dicendomi se, secondo lei, c’è un momento giusto o un modo più opportuno per fare coming out. Con la disarmante sincerità e saggezza che la contraddistingue, mi ha detto che sarebbe bello rispondere che è sempre il momento giusto, che l’importante è essere liberi di farlo in ogni caso e ad ogni costo, tuttavia nel nostro tempo questa è ancora solo una fantasia, tanto romantica quanto insidiosa. Essere sé stessi ed esprimere la propria identità è un diritto al quale nessunə di noi deve rinunciare, però un po’ di cautela non fa mai male: “se non siete sicurə di come potrebbe reagire chi avete di fronte, prendetevi il vostro tempo per tastare il terreno che vi circonda, fortificarvi e farvi le spalle larghe. Rendetevi prima sicurə del vostro valore, del fatto che avete diritto di ambire alla felicità e che questo non dipende dal fatto che lə altrə vi accettino per quello che siete. Una volta acquisita questa sicurezza, però, trovate il coraggio per farlo e non alzate barriere invisibili in famiglia: anche laddove non ve lo aspettate, i genitori possono sorprendervi”.

di Federica Oliviero