Da “Xdono” a “XXDONO”: torna la hit di Tiziano Ferro che parla ancora a chi si sente fuori posto
A venticinque anni dal debutto, Tiziano Ferro ripropone con Lazza un brano cult e generazionale, dimostrando quanto la fragilità, nel pop italiano, possa essere ancora rivoluzionaria.
Le canzoni cult non invecchiano mai. Talora cambiano pelle, questo sì. Ma restano fisse nella memoria collettiva perché hanno un’identità marcata, riconoscibile, generazionale. È il caso di Xdono, il brano con cui un giovanissimo Tiziano Ferro conquistò il pop italiano nei primi anni Duemila e che oggi torna in una nuova veste – quella di XXDONO – insieme a Lazza.
Un cult generazionale che cambia pelle, ma non l’anima
La nuova versione – si badi – non è una facile operazione nostalgia: Xdono, con il suo linguaggio spezzato, il suo R&B emotivo, quella temperatura emotiva mai davvero “machista” era già una canzone fuori dagli schemi del pop maschile italiano dell’epoca.
All’inizio degli anni duemila, pochi artisti uomini cantavano la fragilità e la vulnerabilità come l’ha cantata Tiziano Ferro soprattuto in Xdono, per questo, forse, tantissime persone LGBTQ+ hanno sentito Tiziano Ferro vicino ben prima del suo coming out pubblico.
L’incontro con Lazza: un ponte cross-generazionale verso il futuro
Oggi XXDONO arriva in un panorama musicale e sociale completamente diverso: urban, collaborazioni cross-generazionali, identità più fluide. Eppure il cuore del pezzo resta identico, ugualmente malinconico, assolutamente coerente con la cifra stilistica originaria del cantautore di Latina.