Diritti LGBTQIA+: il collasso dell’Italia nella Rainbow Map 2026. Persi 16 Punti in un decennio
L'Italia precipita al 36° posto, scavalcata da quasi tutta Europa. Con un punteggio del 24% siamo ormai ai margini della democrazia dei diritti, appena un punto sopra l'Ungheria e fanalino di coda tra i grandi Paesi fondatori.
I dati della Rainbow Map 2026 pubblicata da ILGA Europe, a ridosso del 17 maggio, giornata internazionale contro l’omotranslesbobifobia, non lasciano spazio a interpretazioni: l’Italia sta vivendo una fase di recessione civile senza precedenti. Mentre Paesi come la Spagna (89%) e persino la Grecia (68%) dimostrano che il progresso è possibile anche in tempi di crisi, il nostro Paese si attesta a un misero 24%.
Un decennio di regressione: -16 Punti dal 2016
Il dato più allarmante non è solo la posizione attuale, ma la velocità della caduta. L’Italia ha perso più di 16 punti negli ultimi dieci anni, registrando uno dei cali più marcati e preoccupanti tra tutti i paesi europei monitorati. Quella che una volta era una timida ascesa verso gli standard europei si è trasformata in una retromarcia guidata da scelte politiche ostili e dall’inerzia legislativa.
Tra Lituania e Ungheria: la nuova “Zona Grigia” dei diritti in Europa
Con il suo 24%, l’Italia condivide la posizione con la Lituania, un risultato che certifica l’allontanamento dai partner storici dell’Europa Occidentale. La gravità della situazione è resa ancora più evidente dal confronto con i paesi confinanti in classifica: siamo a un solo punto percentuale di distanza dall’Ungheria (23%), un Paese spesso sanzionato dall’UE proprio per le sue leggi discriminatorie.
Dietro di noi restano ormai quasi esclusivamente nazioni con regimi dichiaratamente illiberali o paesi dell’area post-sovietica e balcanica dove il processo di democratizzazione è ancora fragile: Ucraina, Georgia, Bielorussia e, sul fondo, Turchia (5%), Azerbaijan (2%) e Russia (2%).
Il ranking completo e il baratro italiano
Ecco la mappa del diritto in Europa per l’anno 2026. La posizione dell’Italia (36esima) evidenzia come il Paese sia ormai isolato rispetto alla media UE, che viaggia oltre il 52%.
-
Spagna: 89%
-
Malta: 88%
-
Islanda: 86%
-
Belgio: 85%
-
Danimarca: 85%
-
Finlandia: 70%
-
Germania: 70%
-
Norvegia: 69%
-
Svezia: 68%
-
Lussemburgo: 68%
-
Grecia: 68%
-
Portogallo: 67%
-
Paesi Bassi: 64%
-
Irlanda: 61%
-
Francia: 60%
-
Austria: 55%
-
Slovenia: 54%
-
Montenegro: 53%
-
Croazia: 51%
-
Svizzera: 50%
-
Estonia: 46%
-
Regno Unito: 44%
-
Andorra: 43%
-
Albania: 41%
-
Moldova: 38%
-
Repubblica Ceca: 37%
-
Bosnia & Erzegovina: 37%
-
Kosovo: 35%
-
Serbia: 34%
-
Cipro: 34%
-
Liechtenstein: 31%
-
Lettonia: 30%
-
Macedonia del Nord: 29%
-
San Marino: 29%
-
Slovacchia: 25%
-
Italia: 24%
-
Lituania: 24%
-
Ungheria: 23%
-
Polonia: 22%
-
Bulgaria: 20%
-
Ucraina: 19%
-
Romania: 19%
-
Monaco: 14%
-
Georgia: 12%
-
Armenia: 9%
-
Bielorussia: 7%
-
Turchia: 5%
-
Azerbaijan: 2%
-
Russia: 2%
Perché l’Italia è così in basso?
A pesare sul punteggio non è solo ciò che manca (matrimonio egualitario, tutele contro i crimini d’odio, percorsi di affermazione di genere semplificati), ma le azioni attive di smantellamento dei diritti esistenti. Il rapporto 2026 punta il dito contro il governo nazionale per l’ostruzionismo sistematico verso le amministrazioni locali che tentano di proteggere le famiglie arcobaleno e per la retorica ostile che colpisce quotidianamente la popolazione trans e non-binary.
L’assenza di tutele legali non è solo un dato statistico: è un’arma che espone milioni di cittadini alla discriminazione, rendendo l’Italia un’anomalia democratica in un’Europa che, pur con difficoltà, continua a guardare avanti.
Mancanza di tutele: niente matrimonio egualitario né leggi sui crimini d’odio
Nonostante il dibattito pubblico vada avanti da oltre trent’anni, l’ordinamento giuridico italiano si distingue in negativo per l’assenza di tutele civili fondamentali. La mancanza del matrimonio egualitario mantiene le coppie dello stesso sesso in una condizione di palese subalternità e disparità di trattamento.
Ancora più grave è il vuoto normativo sulla sicurezza: l’Italia è sprovvista di leggi precise e mirate per la condanna dei crimini d’odio motivati da orientamento sessuale o identità di genere. Questa grave carenza legislativa finisce inesorabilmente per indebolire la sicurezza della comunità LGBTQIA+, lasciando le persone esposte a discriminazioni, violenze e discorsi d’odio quotidiani senza un’adeguata copertura penale e aggravanti specifiche.
Il bersaglio sulle Famiglie Arcobaleno e le politiche ostili
La caduta dell’Italia nella Rainbow Map è fortemente influenzata dalle politiche dell’attuale esecutivo. Il report di ILGA Europe evidenzia come il governo nazionale continui a bloccare attivamente le protezioni legali e amministrative che alcune amministrazioni regionali e tribunali locali avevano cercato di implementare per colmare le lacune statali.
A pesare drammaticamente sul punteggio italiano è la recente stretta legislativa sulla Gestazione Per Altri (GPA). L’approvazione della legge 169/2024 (legge Varchi) che trasforma la GPA in un “reato universale” — perseguibile anche se compiuto all’estero in paesi dove la pratica è legale — rappresenta un unicum giuridico in Europa, una forma di fatto di persecuzione ideologica. La legge Varchi colpisce al cuore il legame tra genitori e figli, creando un clima di paura e incertezza legale che isola l’Italia dai principi di libera circolazione e rispetto della vita privata sanciti dai trattati europei.
Le famiglie arcobaleno si trovano dunque al centro di un vero e proprio fuoco incrociato. Il blocco sistematico delle trascrizioni dei certificati di nascita per i figli e le figlie di coppie omogenitoriali rappresenta una violazione diretta dei diritti dei minori, cancellando di fatto l’esistenza legale di queste famiglie.

L’attacco alla popolazione trans e non binary
Il clima politico interno si è rivelato particolarmente avverso nei confronti della popolazione trans e non binary. Le continue restrizioni e gli attacchi istituzionali mirano a invisibilizzare queste identità, ostacolando l’accesso a percorsi di affermazione di genere sicuri e depatologizzati.
L’assenza di una legge basata sull’autodeterminazione per il cambio dei documenti e le continue campagne di disinformazione influiscono in maniera devastante sul benessere psicologico e sociale di questa fascia della popolazione. Negare tutele basilari significa infliggere una ferita profonda a ogni individuo, colpendo le persone nel corpo e nella mente ed escludendole dal pieno godimento della cittadinanza.

Nuove minacce alla libertà di espressione e ai pride
Oltre ai diritti civili negati, la situazione rischia di precipitare sul fronte delle libertà democratiche. Il report segnala che le nuove norme in materia di sicurezza pubblica, con le loro disposizioni estremamente restrittive sulle manifestazioni, introducono nuovi e pesanti rischi per la libertà di assemblea.
Questo quadro normativo minaccia direttamente l’organizzazione e la visibilità degli eventi pubblici LGBTQIA+, come i Pride. Di fronte a questa progressiva erosione degli spazi democratici, sarà fondamentale tornare a far sentire la propria voce nelle piazze, auspicando che la pressione della società civile e le direttive dell’Unione Europea possano spingere il governo a invertire una rotta che allontana sempre di più l’Italia dai Paesi fondatori dei diritti civili.