Educazione sessuale, marcia indietro della Lega. Ma è scontro sul consenso ed è bagarre in Aula con il ministro Valditara
Per medie e superiori servirà il consenso dei genitori. L'Osservatorio LGBTQIA+ della Regione Campania: "Un passo indietro per la salute pubblica".
Pasticcio e retromarcia della Lega sul Ddl Valditara relativo all’educazione sessuale e affettiva a scuola. Dopo aver introdotto e fatto approvare in Commissione un mese fa un emendamento per vietare questi temi anche alle scuole medie, la stessa Lega lo ha cancellato a sorpresa durante la discussione in Aula alla Camera.
Il divieto assoluto rimane quindi solo per la scuola dell’infanzia e le elementari, mentre per le medie e le superiori scatta l’obbligo del consenso informato: i genitori dovranno essere preventivamente informati sui temi trattati e sui materiali didattici per dare il loro via libera. Una mossa che non placa le polemiche, culminate in una violenta bagarre in Aula che ha visto protagonista il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara.
La retromarcia e le nuove regole
A presentare il nuovo emendamento che cancella il precedente è stata la stessa deputata leghista, Giorgia Latini, che aveva firmato il primo divieto. Il relatore della legge, Rossano Sasso (Lega), ha giustificato il cambio di rotta parlando di “strumentalizzazione” e della necessità di “fare chiarezza”, specificando che la maggioranza non vuole “vietare che in classe si parli di affetto e rispetto”.
Per l’opposizione, però, la sostanza non cambia. “Alla fine la destra ha dovuto fare marcia indietro”, ha commentato Irene Manzi (Pd), “ma non basta un correttivo a cancellare l’errore di fondo: quello che la scuola debba tacere su tutto”.
Bagarre in Aula: Valditara e i femminicidi
Il clima resta infuocato. Il dibattito è degenerato quando il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha attaccato duramente le opposizioni: “È stato sfruttato un tema così delicato come quello dei femminicidi, sono indignato che abbiate detto che questa legge impedisce la lotta contro i femminicidi, vergognatevi“.
La reazione delle minoranze è stata immediata, con urla, proteste e la richiesta di scuse (Marco Grimaldi, Avs: “O chiede scusa o questo luogo diventerà impossibile”), che hanno portato alla sospensione della seduta. Il ministro ha poi puntualizzato che le sue affermazioni erano “politiche” e “non rivolte a nessuno in particolare”, prima di lasciare l’Aula tra le proteste.
Fronti opposti nel dibattito pubblico
Il Ddl Valditara continua a spaccare il dibattito. Da un lato, l’associazione Pro Vita & Famiglia ha depositato 50.000 firme a sostegno della legge, mentre Sasso ha ribadito che la norma impedirà l’ingresso a scuola di “attivisti ideologizzati trans e Lgbt di estrema sinistra, drag queen, porno attori” per parlare di “fluidità di genere”.
Dall’altro lato, la Fondazione Una Nessuna Centomila e le opposizioni (Pd, M5S, Avs, +Europa) criticano duramente l’impianto. “Il concetto stesso di ‘consenso informato’ è uno strumento antiscientifico”, attacca Elisabetta Piccolotti (Avs), che “consente alle famiglie… di negare un diritto ai loro figli”.
Sulla stessa linea si schiera l’Osservatorio LGBTQIA+ della Regione Campania, che esprime “forti preoccupazioni”. L’Osservatorio definisce i limiti imposti “un passo indietro per la salute pubblica”, sottolineando come la mancanza di informazione strutturata aumenti i rischi di malattie sessualmente trasmissibili, gravidanze indesiderate, violenza e bullismo. Richiamando i modelli internazionali (UNESCO, OMS) della “Comprehensive Sexuality Education”, l’Osservatorio avverte che il consenso preventivo rischia di “escludere… proprio i più bisognosi di tutela”, abbandonandoli a fonti non corrette come il web.