“En el camino” di David Pablos trionfa al 19° Queer Lion Award
Amore, violenza e desiderio sulle autostrade del Messico: il film di David Pablos conquista Venezia con una storia queer intensa e senza filtri.
Il 19° Queer Lion Award, premio collaterale della 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, è stato assegnato a En el camino di David Pablos, presentato nella sezione Orizzonti e in arrivo nelle sale italiane con I Wonder Pictures. Il riconoscimento, ideato nel 2007 da Daniel N. Casagrande, è stato consegnato dal Direttivo dell’Associazione Queer Lion, composto da Casagrande, Marco Busato, Jani Kuštrin e Adriano Virone, con la seguente motivazione: «Per il coraggio della produttrice Inna Payán di aver realizzato un progetto ambientato in un mondo dominato da una sottocultura machista intrisa di violenza ed omofobia. Per l’audacia del regista David Pablos nell’aver rappresentato una sessualità carnale, esplicita, reale e senza filtri. Per il ritratto di un amore puro che unisce due uomini, due solitudini, due fragilità che si scoprono, si amano, si salvano: il Queer Lion Award 2025 va a En el camino di David Pablos».
Accogliendo il premio, David Pablos ha sottolineato la radicalità e la necessità del suo film: «Il mio film racconta un rapporto romantico tra due uomini in un contesto ostile e violento, il mondo dei camionisti e delle autostrade, governato dalle regole dell’eteronormatività e dell’ipermascolinità. La storia scava nei limiti emotivi dei personaggi principali, plasmati dal machismo che ne detta tanto il comportamento sociale quanto quello intimo».

En el camino non è semplicemente un road movie: è un attraversamento fisico e metaforico, un viaggio nelle viscere del Messico e nell’intimità di due uomini che si incontrano lungo la strada.
Veneno (Victor Prieto), giovane vagabondo che si prostituisce con i camionisti, incontra Muñeco (Osvaldo Sanchez), autista solitario e disilluso. Il loro legame nasce da un incontro casuale, cresce tra diffidenza e desiderio, esplode in una passione fatta di carne, cicatrici e silenzi, fino a trasformarsi in un fragile ma ostinato atto d’amore. Pablos mette in scena una sensualità senza veli, a tratti brutale, ma sempre intrisa di vulnerabilità. Le lunghe autostrade illuminate da neon intermittenti e fari di camion diventano lo spazio simbolico di un’umanità sospesa, costretta a vivere nell’ombra e a nascondere il proprio desiderio. La regia alterna riprese a mano crude e ravvicinate a momenti di visionaria stilizzazione: luci colorate, corpi che si fondono in immagini che oscillano tra sogno ed incubo, passione e minaccia. Il film ricorda per intensità e tensione Brokeback Mountain, ma contaminato dalla violenza di un thriller alla Narcos: Messico. È un’opera che confonde eros e pericolo, che non teme di mostrare il rischio intrinseco dell’amore queer in un contesto machista, e che allo stesso tempo riesce a trovare uno spazio di tenerezza e poesia proprio laddove sembrava impossibile. Victor Prieto regala una prova magnetica, fatta di spavalderia e fragilità, capace di incarnare la ferita e la resilienza di un giovane che sopravvive vendendo il proprio corpo ma che non rinuncia a desiderare. Osvaldo Sanchez, più trattenuto, incarna con efficacia il camionista segnato dalla solitudine e dal peso di un’identità negata. Insieme creano un’alchimia che vibra di tensione e di intimità.
