icon cerca

Da Lady Oscar al fiocco arcobaleno: nasciamo pagine bianche, ma la società ha già i suoi colori

La scelta di una madre, l'ossessione della politica: cronaca della sproporzionata polemica sul fiocco arcobaleno.

Da Lady Oscar al fiocco arcobaleno: nasciamo pagine bianche, ma la società ha già i suoi colori

Politica

28 Agosto 2025

Di: Radio Pride

Quando ho letto la notizia del fiocco rainbow scelto dall’assessora di Padova per la nascita di suo figlio/a mi sono venuti subito in mente i versi di una sigla di un cartoon iconico per la mia generazione, quella di “Lady Oscar”: “Il buon padre voleva un maschietto ma, ahimè, sei nata tu. Nella culla ti ha messo un fioretto, lady dal fiocco blu.”

Quei versi, che parlavano di un’identità e di un destino imposti fin dalla culla, aprono a una riflessione più ampia sul ruolo dei genitori: un ruolo complesso per il quale non esistono manuali. Penso così alla scelta dei miei, che decisero di non battezzarmi subito dopo la nascita per garantirmi, un giorno, la piena libertà di una eventuale scelta religiosa. In fondo, nasciamo tutti come pagine bianche, liberi da pregiudizi e sovrastrutture. Eppure, dal nostro primo vagito, la società inizia a scriverci addosso le sue regole, assegnandoci colori, etichette e simboli. Ognuno di questi può trasformarsi in una gabbia, e molte di esse finiamo per accettarle in nome della convivenza civile che troppo spesso la politica trasforma in incivile.

Cosa è successo a Padova

La vicenda che ha innescato questa riflessione è ormai nota. Margherita Colonnello, assessora alle Politiche Sociali del Comune di Padova, dopo la nascita del piccolo Aronne il 14 agosto, ha mantenuto una promessa fatta durante il Pride di maggio: niente fiocco azzurro o rosa, ma cinque fiocchi arcobaleno appesi alla porta del suo ufficio a Palazzo Moroni. Un simbolo, ha spiegato, di inclusione e libertà, accompagnato da un messaggio per il figlio: “Ti regalerò un fiocco arcobaleno perché i colori sono tutti bellissimi! E poi sceglierai tu“.

La polemica e le reazioni politiche

Un gesto semplice si è trasformato in un caso nazionale. Il vicepremier Matteo Salvini ha commentato sui social: “ma era proprio necessario tutto questo?”. La senatrice Mariastella Gelmini ha parlato di “estremismo gender”, ribadendo che “alla nascita siamo maschi o femmine. Punto”. Le ha fatto eco il deputato leghista Rossano Sasso, che ha invitato a “non strumentalizzare un neonato”, e il consigliere regionale Luciano Sandonà, che già a maggio aveva criticato l’annuncio, affermando che “la natura stessa ci fa o uomini o donne”.

Di fronte a quella che ha definito “un’ondata di odio”, la stessa assessora Colonnello ha espresso il suo rammarico: “Nostro figlio non ha ancora due settimane. Non avremmo immaginato di dover impiegare questo tempo prezioso sommersi da una polemica nazionale“. Ha poi chiarito che il suo discorso al Pride era un invito a superare gli stereotipi di genere che generano discriminazione, non a negare la biologia.

Un piccolo fiocco e il trambusto

In realtà, mi meraviglia come in un Paese con mille problemi possa fare tanto trambusto un piccolo fiocco. Il mio augurio è che, al di là di ogni possibile strumentalizzazione ideologica, questo bambino, o questa bambina, possa crescere davvero libero/a di essere semplicemente se stesso/a e magari felice, indipendentemente dal colore di un fiocco che, dopotutto, anche se arcobaleno, non ha potuto scegliere.