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Scontro totale sull’educazione sessuale: il ddl Valditara è legge. Rissa sfiorata al Senato, insorgono studenti e associazioni

Il via libera definitivo di Palazzo Madama impone il consenso preventivo delle famiglie per affrontare i temi legati all'affettività. Vittoria per il Governo e i movimenti pro-family, ma per l'opposizione e la società civile è un ritorno al Medioevo che lascia i giovani soli con modelli tossici e alla pornografia

Scontro totale sull’educazione sessuale: il ddl Valditara è legge. Rissa sfiorata al Senato, insorgono studenti e associazioni

Scuola

5 Giugno 2026

Di: Radio Pride

Al Senato la tensione è altissima. Il via libera definitivo al ddl Valditara sul consenso informato a scuola, approvato con 78 voti favorevoli e 38 contrari, non ha solo spaccato l’Aula, ma ha rischiato di trasformarsi in uno scontro fisico. A dare la misura del clima è stato un duro faccia a faccia tra il senatore dem Filippo Sensi e il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. Durante l’esame del testo, complice l’assenza di altri membri dell’esecutivo, Sensi ha rimproverato al ministro di ignorare il dibattito per chiacchierare con i colleghi leghisti, ricordandogli che “è pagato per stare lì”. La reazione di Valditara è stata immediata e accesa: solo l’intervento della presidenza ha evitato che i due arrivassero alle mani.

Cosa cambia nelle scuole

Al netto della bagarre politica, la nuova legge riscrive profondamente le regole sull’educazione all’affettività e alla sessualità, tracciando una linea netta in base all’età. Per asili e scuole elementari scatta un divieto assoluto: l’educazione sessuale non sarà permessa sotto alcuna forma.

Alle medie e alle superiori, invece, subentra il meccanismo del consenso informato preventivo. Per qualsiasi progetto extracurriculare su questi temi – specialmente se coinvolge esperti esterni – gli istituti dovranno fornire in anticipo tutti i materiali didattici. Saranno i genitori (o gli studenti, se maggiorenni) a dover firmare un’autorizzazione. In caso di rifiuto, le scuole saranno obbligate per legge a garantire attività formative alternative.

Le reazioni della politica

Da viale Trastevere il clima è di festa. Il ministro Valditara ha rivendicato l’obiettivo di “tutelare i bambini dalla propaganda gender” e di ridare voce ai genitori, precisando comunque che l’anatomia e la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili resteranno regolarmente nei programmi di scienze. Esultano anche le associazioni pro-life: Pro Vita & Famiglia e il Moige salutano la norma come la fine dell’invadenza statale sui temi etici.

Dall’opposizione, invece, piovono accuse di “oscurantismo“. Cecilia D’Elia (Pd) parla di una maggioranza che si rimangia le promesse fatte dopo i recenti femminicidi, col rischio di lasciare i ragazzi in balia della pornografia online. Alessandro Zan la definisce senza mezzi termini una “legge vergogna” dal sapore medievale. La senatrice Valeria Valente, infine, sottolinea il paradosso di delegare l’educazione emotiva esclusivamente alle famiglie, ignorando che spesso le dinamiche violente e patriarcali si radicano proprio tra le mura domestiche.

L’allarme delle associazioni e degli studenti

Fuori dal Parlamento, la preoccupazione è tangibile. Save the Children avverte che il nuovo muro burocratico penalizzerà i ragazzi più vulnerabili, mentre la Fondazione Una Nessuna Centomila teme che i presidi e i dirigenti, pur di evitare l’onere di organizzare corsi alternativi, finiranno per tagliare del tutto i progetti educativi.

A protestare è anche la rete delle associazioni Lgbtq+ (da Arcigay alle Famiglie Arcobaleno) e il mondo studentesco. L’Unione degli Studenti promette mobilitazioni, avvertendo che impedire il dialogo in classe non protegge i minori, ma rischia di alimentare il bullismo e l’isolamento degli adolescenti. Il timore condiviso è che, venendo meno il ruolo della scuola, le uniche risposte per i più giovani rimangano quelle, spesso fuorvianti, che si trovano su internet.