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Il disegno di legge sull’incongruenza di genere: tutela delle persone minori o nuovo ostacolo all’affermazione di genere?

Tra registri, comitati etici e nuove regole sulla somministrazione di farmaci e ormoni, cosa cambierebbe per le giovani persone trans* in Italia se la legge fosse approvata.

Il disegno di legge sull’incongruenza di genere: tutela delle persone minori o nuovo ostacolo all’affermazione di genere?

Politica, Transfobia

9 Agosto 2025

Di: Radio Pride

Il disegno di legge sul trattamento della disforia di genere nelle persone minori, proposto dai ministri Eugenia Roccella (Pari Opportunità e Famiglia) e Orazio Schillaci (Salute), continua a generare un acceso dibattito. La proposta di legge, approvata il 4 agosto in Consiglio dei Ministri, viene presentata come un passo fondamentale per la protezione della salute psicofisica delle giovani persone trans*.

Marina Terragni, Garante per l’infanzia e l’adolescenza, nota per le sue posizioni critiche sul tema, ha definito il DDL “un importante e necessario passo avanti“. La Garante basa la sua posizione su un rapporto delle Nazioni Unite, redatto da Reem Alsalem (Special Rapporteur contro la violenza su donne e ragazze), che classifica la transizione sociale e medica dei bambini come una forma di violenza di genere, chiedendone il divieto. La Alsalem è stata a sua volta accusata di posizioni anti-trans da parte di attivisti LGBTQIA+.

Le associazioni a tutela dei diritti delle persone trans*, tuttavia, esprimono un forte dissenso. Tra le principali critiche mosse al DDL vi è la preoccupazione per la creazione di un registro nazionale che conterrebbe dati sensibili come nomi, cognomi e cartelle cliniche, ossia una vera e propria schedatura. Questo registro sarebbe gestito dall’AIFA e sarebbe accessibile al Ministero della Salute, al Comitato Etico e ad altri enti statali. Inoltre, la somministrazione dei farmaci verrebbe limitata alle sole farmacie ospedaliere.

Un’altra critica riguarda l’equiparazione dei bloccanti della pubertà agli ormoni mascolinizzanti e femminilizzanti, cosiddetti cross sex. I bloccanti, però, farmaci da tempo utilizzati in diversi ambiti medici, permettono di “mettere in pausa” lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari, fonte di profondo disagio per molte persone trans*.
Il DDL prevede inoltre che ogni caso sia valutato da un Comitato Etico Nazionale, di nomina governativa, e da equipe di medici, psichiatri e psicologi, con il rischio di allungare notevolmente i tempi per l’accesso a terapie che devono essere somministrate in finestre temporali specifiche e ristrette.

Cresce l’incertezza anche sulla composizione del “tavolo tecnico” previsto dal DDL. Tra i possibili partecipanti figura la stessa Terragni che ha affermato che “in 8 casi su 10 la disforia insorge in bambine prepuberi con un esordio rapido ed è oggetto di un vero e proprio contagio sociale” e che “la terapia affermativa sui minori può essere definita una pratica omofobica”.
Di fronte a questo quadro, viene naturale chiedersi: il DDL Roccella-Schillaci mira realmente a tutelare le persone trans* minorenni o si tratta di un ulteriore ostacolo nel loro percorso di affermazione?

di Enrica Pinelli