L’atto d’accusa di Anna Paola Concia: “Cara Sinistra, hai perso l’anima”
Dalla difesa dei diritti LGBTQIA al contrasto all'antisemitismo: la frattura tra la storica attivista e il mondo progressista.
Il 2026 si apre con una scossa nel panorama politico e civile italiano. Paola Concia, figura storica della sinistra, del femminismo e del movimento LGBTQIA+ — tra le prime donne apertamente lesbiche a essere elette in Parlamento e da anni voce autorevole per i diritti civili — ha affidato a una lettera aperta uno sfogo amaro e durissimo.
Il bersaglio è la “sua” casa, la sinistra: ovvero quella stessa area politica che ha contribuito a costruire l’occidente dei diritti, ma che oggi, secondo Concia, sembra aver smarrito la propria bussola valoriale e democratica.
Una “Heimat” tradita
Il cuore della critica di Concia risiede in una presunta cecità della sinistra moderna, rea di aver scambiato i valori universali con il calcolo elettorale. L’attivista, che vive da anni in Germania, usa il termine tedesco Heimat (“la casa dove ci si sente nel mondo”) per descrivere il legame tra il popolo ebraico e lo Stato di Israele, denunciando con forza quello che definisce un “agghiacciante silenzio” o, peggio, un’aperta ostilità verso il diritto all’esistenza di Israele.
“L’antisemitismo della sinistra occidentale è un dato di realtà e per me una coltellata in pieno petto,” scrive Concia.
Il punto di frizione più doloroso è il paradosso che vede il movimento progressista avvicinarsi a comunità islamiche radicali in nome di un presunto anticolonialismo, ignorando che proprio quelle ideologie spesso negano radicalmente le libertà civili, i diritti delle donne e delle persone LGBTQIA.
Il paradosso dei diritti
Concia pone una domanda provocatoria: davvero la sinistra è disposta a svendere decenni di lotte per i diritti civili in cambio di qualche voto? L’accusa è quella di aver reso Israele il “capro espiatorio” del mondo, finendo per alimentare un antisemitismo che oggi attraversa università, piazze e circoli intellettuali. Il riferimento alle indagini su reti di sostegno ad Hamas, come il caso di Mohammad Hannoun, serve a sottolineare quella che lei definisce una “fognatura” istituzionale e culturale che la sinistra non avrebbe avuto il coraggio di condannare con la necessaria fermezza.
Non una voce isolata
Quella di Anna Paola Concia non è, tuttavia, una voce nel deserto. Nelle ultime settimane, il dibattito interno al movimento LGBTQIA italiano si è acceso. Sono sempre più numerosi gli attivisti, gli intellettuali e i militanti che manifestano disagio per la direzione intrapresa da alcuni collettivi e partiti.
Molte voci critiche sottolineano come la teoria dell’intersezionalità — ovvero l’unione di tutte le lotte contro le discriminazioni — sia stata distorta fino a creare alleanze innaturali con gruppi oscurantisti, portando all’isolamento di chi, all’interno della comunità, difende i valori liberali e democratici dell’occidente o si oppone all’antisemitismo crescente.
La lettera di Concia è il segnale di una frammentazione che non riguarda solo la politica estera, ma l’identità stessa della militanza civile: la paura, come conclude lei stessa, è quella di trovarsi soli a difendere la libertà in una casa che non riconosce più i suoi stessi figli.
Testo integrale della lettera aperta della Concia
Cara sinistra, non hai più anima.
Accorata denuncia di chi ha sempre combattuto a Sinistra e che ora si sente tradita.
Ti scrivo questa lettera aperta perché sei la casa dove ho costruito la mia vita di donna, di femminista e di lesbica. Mi rivolgo a te perché hai dato un contributo fenomenale nella costruzione di un Occidente più giusto battendoti per la conquista dei diritti civili, dei diritti dei lavoratori, di un welfare sacrosanto. Scrivo a te che sei stata parte sostanziale nella creazione di società libere, di comunità basate sui diritti universali laddove, come insegnava Martin Luther King, il diritto alla parola e alla libera espressione era e rimane un principio cardine irrinunciabile.
Ed è proprio quanto è successo quando popoli di migranti sono arrivati in Occidente rivendicando una vita degna di tale nome, un lavoro protetto da sacrosanti diritti e un welfare giusto, ragionevole, partecipato. Però poi ti sei dimenticata dei doveri che chiunque viva in una società libera e democratica è tenuto a rispettare, doveri a cui dobbiamo attenerci tutti: noi che qui siamo nati e loro che qui sono stati arrivati e accolti.
Ancora mi chiedo come e quando e perché tu abbia perso la bussola. Quando hai oscurato il principio su cui si fondano le nostre società democratiche. E me lo chiedo sbalordita e turbata perché, cara Sinistra, è proprio all’interno della tua comunità che ho imparato che ai diritti devono corrispondere i doveri, altrimenti tutto va a rotoli, tutto si sgretola, e il risultato è devastante per le battaglie coraggiose che hai affrontato lungo tutta la tua storia.
Io mi auguro che tu sia ancora capace di fare una riflessione profonda. In questa mia addolorata lettera aperta vorrei portarti come un esempio emblematico e desolante la tua scelta politica di condannare Israele, di infischiartene della sua sopravvivenza, di non riconoscergli il diritto a proteggersi, come se non ci fosse un domani. Condannare uno Stato nato nel maggio del 1948 come la “Patria degli ebrei”.
Qui dove vivo, in Germania, il termine è “Heimat” e allora ho chiesto a mia moglie, che è tedesca, cosa si intenda per “Heimat” e lei mi ha risposto in modo chiaro e inequivocabile: “Heimat è laddove ti senti più a casa nel mondo”. Prova a immaginare, cara Sinistra, se qualcuno si sognasse di mettere in discussione la “Patria degli italiani”. Eppure è proprio questo ciò che avete fatto con Israele.
L’antisemitismo della sinistra occidentale è un dato di realtà e per me una coltellata in pieno petto. Avete abbandonato i nostri più sacri valori unicamente per conquistare consenso tra quelle comunità islamiche radicali e antisemite che si sono stabilite nei nostri Paesi occidentali, tra quei nativi musulmani che hanno mai rinnegato la sharia. E avete fatto questo per qualche voto in più in questa o in quella tornata elettorale. Roba difficile da credere. Eppure è questo quello che è successo.
Davvero volete svendere le libertà civili, i diritti delle donne, i diritti delle persone LGBT per quattro voti? State cavalcando l’antioccidentalismo – che a voi piace ogni tanto chiamare “anticolonialismo”, termine che già da solo fa ridere – proprio voi che siete stati, e io con voi, i più coraggiosi e testardi difensori di modelli di società che garantiscono più diritti a tutti, nessuno escluso. E seguendo la peggiore tradizione antigiudaica e antisemita avete fatto diventare Israele il capro espiatorio di tutti i mali del mondo.
Il vostro silenzio è agghiacciante come del resto lo sono i vostri tanti “sì-ma-anche” di fronte alle aggressioni, alle uccisioni, alle violenze, alle discriminazioni contro cittadini ebrei che vivono lontano da Israele che “è la patria dove si sentono più a casa nel mondo”. Anche io che vivo in Germania continuo a sentire l’Italia come il luogo dove posso tornare e sentirmi a casa.
Agli ebrei, e poco importa se contestano o meno il governo di destra attualmente al potere, chiedete di rinnegare la loro terra. Ma davvero non provate vergogna? Davvero non riuscite a fermarvi e considerare le conseguenze di quel che dite e fate?
Ricordo bene quando, quando Silvio Berlusconi governava in Italia, in Germania mi prendevano in giro quando il nostro primo ministro se ne usciva con una delle sue tante esternazioni. Eppure mai nessuno mi ha chiesto di rinnegare il mio Paese, né io mi sarei mai sottomessa! Invece è esattamente questo che voi con metodo, ostinazione, crudeltà e incoscienza, chiedete agli ebrei.
Come è possibile che nel mondo di oggi il cancro dell’antisemitismo porti la firma del progressismo di sinistra, e lo riversi nelle aule scolastiche e universitarie, nei luoghi di lavoro, nei circoli delle élite intellettuali, che lo trascini nelle piazze? Me lo chiedo e ve lo chiedo: come siamo arrivati a tutto questo?
L’indagine di questi giorni su Mohammad Hannoun e di altri fiancheggiatori e sostenitori di Hamas era cosa ben nota e da molto tempo denunciata. Eppure, ora che è saltata ufficialmente la fogna con tutto quel che contiene, coloro che tra di voi hanno coccolato, sostenuto, legittimato istituzionalmente e culturalmente Hannoun e i suoi sodali si sono avvolti in un silenzio assordante o riparati dietro parole imbarazzate, patetiche ed equivoche.
Enrico Berlinguer, il cui ritratto splende sulla tessera del PD, non ebbe paura di dire che le Brigate Rosse erano terroristi definendoli senza equivoci “nemici della democrazia e del popolo”. Voi, invece, oggi per far posto a chi detesta le nostre democrazie e l’Occidente, state tradendo la vostra missione e perdendo tanti compagni e compagne come me.
E questo non perché siamo cambiati noi ma perché voi avete rinunciato ai nostri principi, ai nostri valori. Siete voi che avete perso l’anima. E tutto questo mi fa temere come donna, come lesbica, come militante di sinistra e amica degli ebrei. Mi fa paura non avervi più al mio fianco.
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