icon cerca

“Jean Claude vive e lotta con noi”: 20 anni di Sensualità a corte, il cult queer di Marcello Cesena

Venti anni di Sensualità a corte: Marcello Cesena ci racconta il suo personaggio cult, tra fluidità, comicità camp e libertà

“Jean Claude vive e lotta con noi”: 20 anni di Sensualità a corte, il cult queer di Marcello Cesena

Costume & Società, Cultura Queer

25 Luglio 2025

Di: Nicola Garofano

Sono passati vent’anni da quando un nobile impomatato e tormentato ha fatto il suo debutto nelle stanze barocche di “Sensualità a corte”, un cult assoluto della comicità italiana. Jean Claude, creatura surreale, esagerata e irresistibile nato dalla mente geniale di Marcello Cesena, attore, regista e autore, è diventato nel tempo un’icona camp, molto più di una macchietta comica: è diventato un simbolo queer, fluido, affettuosamente dissacrante. In quest’intervista, che è un omaggio a Jean Claude, Marcello Cesena ripercorre il successo imprevisto e travolgente della saga, le resistenze iniziali, la forza dell’ironia che non prende in giro ma accoglie, e il potere liberatorio della rappresentazione. Sensualità a corte non è solo una soap grottesca e fuori dal tempo: è una macchina narrativa che ha anticipato discorsi sulla fluidità di genere, ha fatto ridere (senza umiliare) il mondo LGBTQIA+, ha portato in scena una “diversità” che sa essere fragile, teatrale, brillante.

Marcello, hai detto che Jean Claude è nel tuo cuore da vent’anni. É cresciuto man mano, ma cosa gli diresti come “padre” oggi?

«Che cosa gli direi? Che non pensavo che sarebbe diventato così grande, normalmente, quando faccio le mie cose, i miei personaggi durano una stagione e poi li sopprimo con sadismo. Invece Jean Claude è uscito indenne dai miei istinti omicidi ed è ancora qua, che vive e lotta con noi».

“Sensualità a corte” è nata quasi per caso. Ho letto che la Gialappa’s addirittura all’inizio non era convinta. Cos’è successo poi?

«Su questa cosa qua ho cambiato versione, perché loro negano che sia così. Quindi ho rinunciato a sostenere che non amassero il personaggio. C’è stato un momento che ha richiesto comprensione, anche da parte loro ovviamente, di quello che avevo fatto. È stato creato perché mi sembrava ci fosse la necessità di distinguersi nel programma, perché c’erano molti sketch anche simili, e ho pensato che una cosa in costume, e poi con quel personaggio, potesse essere più caratterizzata».

Parliamo proprio di Jean Claude e di questa sua omosessualità, o presunta tale…

«Non è proprio presunta… direi che è conclamata».

Perché nella narrativa (e a volte nella psicoanalisi tradizionale) si tende a collegare l’omosessualità maschile alla figura di una madre dominante? È una lettura ancora valida o ormai superata?

«No. Ho degli amici eterosessuali con eserciti di figli, con passati inequivocabilmente eterosessuali, con delle madri che, sulla carta, renderebbero omosessuale anche il generale Patton. Quindi non è una regola. Però una delle intenzioni di “Sensualità a corte” e di Jean Claude era anche vedere se era possibile fare della comicità con un personaggio gay. Perché fino ad allora, ma anche adesso, tutto quello che in televisione, in ambito comico, chiama in causa i gay o l’omosessualità è, a dir poco, becero. È come dire… addolcire l’espressione. Volevo vedere se era possibile fare qualcosa che non fosse un attacco ai gay, e che piacesse sia ai gay (e “Sensualità a corte” è amatissima dai gay) sia agli etero (ed è amatissima anche dagli etero). È un esperimento che è riuscito. Si può fare comicità camp senza essere beceri».

Marcello Cesena

In un mondo ancora troppo serio sulle tematiche di genere e sessualità, pensi che l’ironia sia una chiave di liberazione o una miccia pericolosa? È ancora una forma di rivoluzione?

«No, questo mi fa anche capire che io, con la testa, ci sono ma non ci sono. Quello che ha capito per ultimo quanto fosse gay Jean Claude sono stato io. Un giorno, durante un’intervista, una giornalista mi chiede: “Come mai la scelta di fare comicità con questo personaggio così palesemente gay?” Io la guardo e dico: “Ah, perché è palesemente gay?”. E lei:”Ma sì, veramente sì”. A parte gli scherzi: c’è un piccolo lato “politico”. È possibile ridere dei gay, ma con i gay, tirando fuori tutte le idiosincrasie. Jean Claude è una specie di enciclopedia vivente di tutto quello che noi gay amiamo. E la cosa che mi fa pensare che l’esperimento sia riuscito è che tutto questo è perfettamente comprensibile anche da tutta la platea che guarda “Sensualità”, e diverte, magari per motivi differenti, però tutti quanti».

C’è un messaggio che, magari involontariamente, ha avuto una risonanza più grande di quanto ti aspettassi?

«Ho iniziato con la satira politica nel programma Avanzi, che voleva lanciare messaggi. Uscito da quel periodo, il mio atteggiamento verso la comicità che vuole “lanciare messaggi” si è un po’ smosciato. Credo, per esperienza, che se tu parti dicendo: “Faccio una cosa e con questa cosa voglio lanciare un messaggio”, alla fine fai un gran casino. Bisogna pensare qualcosa che, nella tua testa, sia divertente, che abbia la dignità di essere un personaggio comico e di essere rappresentato a una grande platea. Se poi ha letture più impegnate, ben venga. Però sicuramente non è un messaggio nato dalla mia testa, a parte, come ho detto, quello di vedere se fosse possibile fare comicità con un personaggio gay. Sino ad allora (e tuttora, ripeto) ho visto delle robe anche recentemente… agghiaccianti».

C’è qualcosa che Jean Claude ha avuto il coraggio di dire, mentre Marcello Cesena non ha mai avuto il coraggio?

«A volte, mi ritrovo a non dire delle cose perché non ritengo sia utile dirle, ma il non avere “coraggio” non credo mi riguardi. Ho sempre pensato che non c’è niente che mi vergogno a dire o fare. Ci sono cose che uno ritiene non siano di interesse per il pubblico che ti segue, quindi mi guardo di tediare le persone con i miei pareri. Jean Claude è assolutamente in linea con quello che penso io. Viaggiamo sullo stesso binario».

Nel corso degli anni Jean Claude ha avuto come partner Batman, Diabolik, Robin Hood… Ma qual è il suo “grande amore”?

«Beh, attualmente è Daiana, che raccoglie l’essenza di tutti i passati amori di Jean Claude. È stata un personaggio fluido ante litteram. Daiana, se non ha vent’anni, poco ci manca. Ed è un personaggio che, me lo dico da solo, però è un po’ così: ha anticipato cose. Ho fatto un lungo periodo a Parigi, dopo aver finito il programma, e ho visto tantissime Daiana in giro. Fa parte degli atteggiamenti. Non qua, non da noi, non in questo momento, ogni Paese ha le sue mode. Però in Francia ho visto meravigliosi uomini baffuti e barbuti con meravigliosi abiti da sera girare per strada, e le persone intorno assolutamente indifferenti. Che poi è anche bello, in questo caso, avere l’indifferenza. Ecco, Daiana questo tipo di look, di fluidità, lo ha proposto veramente molti anni fa».

Fabrizio Lopresti in Daiana

Parliamo di Daiana, c’è stato un outing ultimamente? È quanto meno una donna trans?

«No, non lo ha mai detto e non c’è mai stato altro. L’unica persona, in “Sensualità a corte”, che trova ci sia qualcosa di non canonico in Daiana è Madre. La guarda e dice: “C’è qualcosa in te, tu non sei propriamente femminile”. L’unica che vede in Daiana questa fluidità, diciamo, è Madre. Per il resto, Daiana è assolutamente nei canoni classici per tutti gli altri personaggi. Non c’è mai stato nessun tipo di outing o coming out».

Madre è un personaggio fuori da ogni schema, eppure riconoscibilissimo. Esiste davvero, oppure è un collage di tutte le madri italiane che ci hanno fatto vergognare in pubblico almeno una volta?

«Madre è quasi un personaggio disneyano… di quelli cattivi. Mi viene in mente la matrigna di Cenerentola. Io sono legatissimo al mondo Disney, l’ho amato anche in età adulta, non tanto da bambino. Madre si rifà a questo eccesso di cattiveria, a questa cattiveria grafica, con i visi deformati, più che all’esperienza reale. Io non ho una madre così. Mia madre ogni volta mi dice: “Devi dirlo che tua madre non è così!”. Tutti me lo chiedono: “Ma tua madre è così?”. Sensualità non è una cosa con le radici nel realismo della mia vita, è una roba che nasce dal gioco di inventare cose, partendo da un dato reale, che il protagonista è gay, poi tutto il resto è venuto inventando. In vent’anni hai tempo di cambiare le cose, di aggiustare, di inventarti personaggi nuovi… è proprio fiorito lungo gli anni».

La voce di Jean Claude nasce da sua zia Vera: hai mai dovuto “chiederle scusa” per il successo ottenuto sulle sue spalle?

«No. Ho una zia, sorella di mia madre, che aveva (purtroppo lui è mancato) un marito che si chiamava Renato. Lei lo chiamava in un modo assurdo: “Renatooo”, esattamente come Jean Claude chiama Renato Batman. E io, questa cosa qua, da bambino mi ha sempre incuriosito perché dicevo: “Ma come cazzo lo chiama?”. E quindi c’è stata la necessità, la voglia, di dare un nome normale, antieroico, a Batman. Ed è venuto fuori Renato, detto esattamente come mia zia chiamava, ahimè, suo marito».

Elodie

Tutti gli artisti che partecipano: Elodie, Nek, Fedez, Umberto Smaila, Cristina Donadio e tantissimi altri, come succede? Vogliono partecipare loro? Sei tu che li chiami?

«Qua nasce una cosa di cui nessuno ha esattamente il controllo. Siamo all’interno di un programma di successo, GialappaShow, e già questo depone a favore delle partecipazioni, delle guest. Il programma vive anche di guest. È bello avere Elodie che fa Catwoman. Noi li chiamiamo, e con Sensualità succede che loro vedevano Sensualità da bambini, tipo Fedez. E quindi l’atteggiamento non è: “Vado a fare un’ospitata in Sensualità a corte”, ma è vado a fare una roba che è come se a me mi chiamassero per fare un duetto con Topo Gigio. Insomma, io correrei, perché direi: “Caspita, è una cosa che da bambino vedevo!”. Se tu fai l’età di Elodie e sottrai venti, ti rendi conto che lei questa cosa la vedeva da piccolissima. E quando è venuta a fare Sensualità ha chiesto di fare la guest, con mia grandissima gioia. Tra l’altro, lei è anche una bravissima attrice ed è stato gratificante dirigerla. Sono tutti abbastanza fan da tempi remoti della serie, quindi è più facile averli dentro».

C’è stato qualche messaggio particolare ricevuto dai fan, o da qualcuno, che ha detto che “Sensualità” l’ha aiutato nella consapevolezza della propria identità, o in altro?

«Allora io, e mi tocco, sono stupito di come, in un mondo social in cui sappiamo quanto la gente riesca a essere cattiva, a scrivere robe terrificanti, con Sensualità credo di aver ricevuto, nella marea di messaggi che riceviamo su Facebook o su Instagram, rarissimamente un messaggio negativo, da haters o cose del genere. Tantissimi invece scrivono dicendo… cioè, non in particolare tipo: “Io ho capito la mia natura guardando Sensualità”. Sarebbe anche troppo chiedere questo a un programma comico. Però devo dire che le persone che mi scrivono dicendo: “Grazie, ho avuto un momento di merda e adesso me lo state curando…”, i postumi di questo momento di merda, senza specificare cosa fosse, sono tantissime. E questa cosa qua, a me, veramente mi commuove. Da questo punto di vista, i fan, i follower, sono un sostegno grande».

Inusidada potrebbe essere anche una Daiana?

«Un pelino sì. Si capisce che mi divertono questo tipo di cose. Nella vita vera faccio anche, e tantissimo, il regista pubblicitario. A me diverte tutto quello che è “la cazzata in formato pubblicità”. E mi diverte farlo finalmente per una cosa che non è una pubblicità vera, dove spesso si fanno delle cazzate e uno dice: “Madonna mia, ma cosa sto girando?”. Invece, quando faccio Inusidada o anche le pubblicità che fa Madre all’interno di Sensualità, mi diverto tantissimo. E questa di Inusidada era appunto la voglia di fare una pubblicità assurda con questo personaggio assurdo, nato all’interno di un programma in cui io facevo un meteorologo che si chiamava “Dalla Cintola”. Questo meteorologo si vestiva da donna e faceva queste pubblicità. Quindi c’è anche un perché: questa donna con la barba. Poi alla fine il meteorologo ha smesso di esistere ed è rimasto questo personaggio assurdo di Inusidada. Ma in realtà c’è stata tutta una serie di passaggi tra il meteorologo del sud e il personaggio che poi vende il profumo».

Stai pensando a qualche nuovo personaggio?

«Mi sono molto divertito l’anno scorso a fare I Bellissimi di Tv8 con Emanuela Folliero. Lei presentava questi pezzi di film, dove poi Carla Signoris ed io facevamo questi short film, questi Bellissimi, in realtà orrendi, di Tv8. È una cosa che mi piacerebbe portare avanti. Poi, per il resto, rifaremo Roland, il cuoco di Cucinare guidando, senz’altro, che l’abbiamo saltato l’anno scorso. Però, diciamo che a parte Sensualità, che torna sicuramente in autunno, mi piacerebbe andare avanti con I Bellissimi con Emanuela e Carla».

Personaggi tutti nati dalla tua follia. E credo che sano di mente non sei, no?

«No (ride), assolutamente no. Sono moltissimi anni che ogni anno mi faccio belle quindici puntate di programma. A un certo punto c’è l’obbligo di trovare delle cose nuove. Io adoro fare Jean Claude, però ogni tanto penso: “Forse adesso è il caso di interrompere, fare altro”. Poi, interrompere non se ne parla mai, perché i Gialappi e il pubblico alla fine vogliono Jean Claude. Però tento di inventarmi cose nuove da mettere in mezzo. Mi metto lì, nella mia cameretta, e mi invento ste follie che poi si vedono in onda».

Ti sei unito civilmente ad Alessandro nel 2020. Come hai vissuto questo traguardo personale? Per molti c’è ancora difficoltà, non solo per chi è in coppia, ma anche solo per fare outing. Il vostro è anche un messaggio per chi vive ancora velatamente?

«Questo è un discorso lunghissimo. Ovviamente questa è una cosa che, per fortuna, non mi ha mai riguardato. Vivere nell’ombra è esattamente l’antitesi di quello che sono io. Poi dipende dal contesto familiare in cui nasci. Se la nostra unione, che va avanti da 16 anni, ben più del matrimonio, è un piccolo esempio di normalizzazione, io sono super felice. Tutto quello che facciamo, sia io sia Alessandro, potrebbe essere un piccolo esempio a cui fare riferimento per quelle persone che hanno difficoltà a dichiararsi, spesso non lo fanno perché non hanno modelli di riferimento. E avere modelli di riferimento ora è importante. Oggi, secondo me, le cose sono differenti. Io non conosco le realtà di certe parti d’Italia, però direi che le cose sono diverse. Bisogna stare molto attenti a non continuare a drammatizzare una cosa che oggi è estremamente meno pesante e meno drammatica. Il problema oggi è diverso: è l’atteggiamento del mondo verso i gay. C’è una forma di omofobia latente e crescente, legata a mille motivi, vuoi la politica, su questo bisogna stare molto all’occhio. Però credo che il problema di nascondersi e dichiararsi… evidentemente c’è, per amor di Dio, però bisogna anche cercare di non continuare a credere che le cose siano come quarant’anni fa. Non sono più come quarant’anni fa».

Broncoviz: avete mai pensato a una reunion, per fare qualche altra vostra follia?

«Assolutamente no! A pezzi lavoriamo insieme, ad esempio con I Bellissimi di Tv8 con Carla Signoris. Mauro Pirovano è uno dei personaggi fondamentali di Sensualità a corte, il padre di Jean Claude, Madrina, eccetera. Siamo amicissimi, ci sentiamo con una frequenza da parenti praticamente, però, ora come ora, non c’è questa intenzione. Se devo essere sincero, a me le reunion mettono un pizzico di tristezza. È come una famiglia di persone che si separano, fanno figli con altre persone e poi decidono di riformare una famiglia: sarebbe assurdo. Credo che, in questo momento e per molto tempo, quest’ipotesi sia abbastanza… intraducibile».