Maurizio De Giovanni ritorna sui banchi di scuola per inaugurare la mostra del giocattolo: “Stop ai pregiudizi di genere”
L’esposizione ‘Siamo tutti nella stessa barca’, curata da Vincenzo Capuano, sarà visitabile in orario scolastico fino al 12 giugno negli spazi del plesso Corradino dell'Istituto Moricino - Borsellino in piazza Sant’Eligio
“Chi ha un pregiudizio è una persona che non sa ragionare, voi avete degli strumenti che la mia generazione non aveva. Non potete sbagliare”. Le parole di Maurizio De Giovanni (‘I bastardi di Pizzofalcone’ e ‘Il commissario Ricciardi’) sono dure, rimbombano tra i banchi di scuola dell’Istituto Moricino – Borsellino in piazza Sant’Eligio di Napoli, dove lo scrittore partenopeo si è recato come testimonial d’eccezione per inaugurare la mostra di giocattoli vintage dal titolo ‘Siamo tutti nella stessa barca’. “Voi guardate il mondo, noi non lo guardavamo. Quando io avevo la vostra età non avevo a disposizione gli strumenti di oggi. I programmi televisivi per i ragazzi iniziavano alle 17:00 di pomeriggio e duravano un’ora. Non c’erano i telefonini e non c’era Internet. Non capivamo niente – continua De Giovanni -. La Seconda guerra mondiale era finita da più di un decennio, i soldati si vedevano ancora per le strade. A diciott’anni i maschi andavano a fare i militari per un anno obbligatoriamente. Quindi i bambini giocavano con i soldatini e basta, perchè l’indirizzo era quello, mentre le donne facevano finta di fare le mamme con le bambole”. Durante il dibattito, una ragazza ha raccontato davanti ai compagni di classe e ai relatori la sua esperienza, descrivendo il legame tossico che aveva con il suo ex fidanzato: “Non mi faceva vestire come volevo e aveva le password dei miei social, ma io non potevo avere le sue. Mi controllava. Ho accettato questa situazione perchè ero innamorata, quando non ce l’ho fatta più l’ho lasciato”. All’iniziativa hanno preso parte Giuliana Zoppoli, dirigente ICS Moricino – Borsellino, Mariavalentina Esposito, docente ICS Moricino – Borsellino, Antonello Sannino, presidente di Antinoo Arcigay Napoli, Paolo Russo di Scuola Progetto Futuro e Volontariato e Vincenzo Capuano di Tamburo di Latta. De Giovanni ha poi concluso il discorso con un augurio e una speranza: “È possibile nella vita esercitare un’opinione su tutto, sono pochissime le cose certamente sbagliate ma una di queste è il pregiudizio. Il giudizio si fa alla fine, non prima, e non dimentichiamoci del prefisso ‘pre’ all’interno del termine. Scegliete di giocare con cosa volete e non siate schiavi, clienti delle pubblicità che scorrono sul cellulare. Siate uomini e donne, mi auguro che facciate la scelta giusta”.

Il progetto
“Ora possiamo smetterla di parlare del mio corpo?”. Con queste parole una delle figure femminili più famose e influenti del mondo presentava nel 2016 dalla copertina del ‘Time’ il suo fisico curvy politicamente corretto. Era Miss Barbara Millicent Roberts, meglio conosciuta come Barbie. La bambola a stelle e strisce della Mattel, il 9 marzo ha spento 67 candeline ed è diventata una delle protagoniste di ‘Giocattolo, che Genere!’, il progetto realizzato sulla base dell’Avviso Pubblico ‘Cultura che classe!’ del Comune di Napoli. Il progetto è stato caratterizzato da seminari e da incontri laboratoriali teorici e pratici nell’Istituto professionale G. Rossini, nell’Istituto tecnico tecnologico Giordano Striano e nell’Istituto Comprensivo Statale Moricino – Borsellino. La mostra ‘Siamo tutti nella stessa barca’, pensata e studiata dagli allievi, è stata curata dal docente universitario Vincenzo Capuano, ed è rivolta al mondo dei giovani, degli adulti e degli educatori, senza la pretesa di imporre un’idea ma suggerendo degli spunti di riflessione. Il messaggio che si vuole lanciare è che il gioco deve essere visto come un atto di libertà, conoscenza e competenza. Un tentativo di comprendere il presente per abbattere gli stereotipi di genere. Tra i temi discussi durante il progetto c’è la storia della bambola: raccontarla significa metaforicamente affrontare la storia della donna e dell’uomo, per scoprire come alcuni modelli – in apparenza superati – costituiscano ancora un forte retaggio psicologico e culturale e un efficace strumento politico.

Il video
Durante i laboratori è stato girato il documentario che porta il titolo del progetto, ‘Giocattolo, che Genere!’. Il cortometraggio, proiettato questa mattina prima del dibattito, ha visto come protagonisti i ragazzi e i professori delle scuole medie e degli istituti professionali e raccoglie le loro interviste. Gli studenti nel rispondere alle domande si sono soffermati su quanto il ruolo dei genitori influenzi in maniera determinante, e talvolta anche discriminatoria, il modo di giocare durante l’infanzia. La paura dei pregiudizi spesso parte dalla famiglia e non dal contesto esterno.