Media e diritti: arriva la “Carta Arcobaleno”, il nuovo codice deontologico attento al racconto delle persone LGBTQIA+
Dall’Ordine dei Giornalisti del Piemonte parte la spinta per una riforma nazionale del linguaggio dei media. Il documento sarà presentato al Salone del Libro di Torino il 17 maggio.
L’appuntamento è fissato per il 17 maggio 2026, una data che non è stata scelta a caso. Nella cornice del Salone del Libro di Torino, proprio durante la Giornata internazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, verrà ufficialmente svelata la “Carta Arcobaleno”. Si tratta della prima guida deontologica italiana scritta a quattro mani tra l’Ordine dei Giornalisti del Piemonte e l’associazionismo LGBTQIA+, attraverso il Coordinamento Torino Pride, un documento che potrebbe rivoluzionare il modo in cui le redazioni raccontano il mondo queer.
Pasquale Quaranta, la voce dell’attivismo che entra nelle redazioni
Dietro la stesura di questo testo c’è un percorso professionale e umano che parte da lontano. Tra i principali promotori del progetto figura Pasquale Quaranta, oggi firma autorevole, giornalista del Gruppo GEDI e quindi di fatto primo Diversity Editor nominato in una grande testata nazionale. Il suo è un impegno che affonda le radici nel territorio campano, tra Battipaglia e Salerno, dove ha mosso i primi passi come attivista, portando le istanze dei diritti civili in contesti spesso difficili.
La sua transizione da attivista a professionista dell’informazione non ha intaccato la sua missione, ma l’ha dotata di strumenti nuovi per incidere sul sistema-media. Quaranta, che lo scorso anno ha vissuto in prima persona le tensioni internazionali venendo bloccato al Pride di Tel Aviv, incarna quella figura di giornalista “sentinella” capace di unire la precisione del cronista alla sensibilità di chi conosce le ferite causate da una narrazione distorta.

Perché una Nuova Carta?
In un mondo dell’informazione già saturo di codici, molti si chiedono se servisse davvero un ulteriore documento. La risposta arriva dai fatti, troppe volte la cronaca scivola nel deadnaming (l’uso del nome anagrafico precedente per le persone transgender), in titoli ammiccanti o in outing forzati che nulla aggiungono al valore della notizia.
La Carta Arcobaleno si articola su dieci principi cardine che spaziano dalla tutela della privacy al corretto uso dei pronomi, fino alla moderazione dei commenti d’odio sulle piattaforme social. L’obiettivo non è imporre un “politicamente corretto” di facciata, ma garantire il diritto dei lettori a un’informazione accurata e scientificamente fondata, sottraendo i corpi e le vite delle persone LGBTQIA+ alla logica del sensazionalismo.
Torino come laboratorio di diritti
La scelta di Torino come culla di questa iniziativa conferma il ruolo della città sabauda come avamposto dei diritti civili. Dai tempi del FUORI! negli anni ’70 alla partecipazione storica de La Stampa al Pride con un proprio carro, il capoluogo piemontese ha dimostrato di saper trasformare le istanze sociali in prassi istituzionali.
Il documento, promosso dall’Ordine dei Giornalisti del Piemonte insieme al Coordinamento Torino Pride, non resterà un manifesto teorico. Già il 27 maggio 2026 inizieranno i corsi di formazione obbligatoria per i giornalisti, con l’assegnazione di crediti formativi, segnando il passaggio dalla teoria alla pratica professionale.
Verso un riconoscimento nazionale
L’ambizione è chiara: far sì che il “modello Torino” diventi uno standard per tutta l’Italia. La presenza annunciata di Carlo Bartoli, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine, alla presentazione del 17 maggio, suggerisce che i tempi per un’adozione nazionale della Carta siano ormai maturi.
In un’epoca di algoritmi e titoli “acchiappaclick”, la Carta Arcobaleno sfida il giornalismo italiano a ritrovare la sua funzione più nobile, ovvero quella di raccontare la complessità della società senza semplificazioni offensive, riconoscendo che le parole hanno un peso e che, se usate male, possono ferire quanto una discriminazione fisica.