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Miriam Margolyes: un amore lungo sessant’anni e l’Italia nel cuore

Dalla magia di Harry Potter ai palcoscenici del mondo: Miriam Margolyes racconta il suo amore lungo sessant’anni con Heather e il sogno di vivere in Italia, tra verità, coraggio e fragilità.

Miriam Margolyes: un amore lungo sessant’anni e l’Italia nel cuore

Cultura Queer, Poesia e letteratura

28 Agosto 2025

Di: Nicola Garofano

C’è un’Italia che attira artisti e anime libere da ogni parte del mondo: fatta di colline toscane, borghi che odorano di pietra antica e di un’aria che sa di possibilità. È lì che Miriam Margolyes, attrice britannica classe 1941, volto indimenticabile della professoressa Sprite in Harry Potter e icona di una comicità tagliente e mai mansueta, sogna di trascorrere gli ultimi anni della sua vita. Non da sola, ma accanto alla donna con cui condivide l’amore e la quotidianità, tra alti e bassi, da quasi sessant’anni: la professoressa australiana Heather Sutherland.

Un amore raro, di quelli che resistono al tempo e alle distanze. Perché Miriam e Heather hanno sempre vissuto separate: lei tra Londra e i palcoscenici del mondo, Heather ad Amsterdam, immersa nella vita accademica. Insieme solo nelle pause, nelle vacanze, nelle fughe in Toscana, dove nel 1973 comprarono una casa destinata a diventare rifugio e promessa. Oggi, a 84 anni, Miriam lo dice chiaramente: «Spero di poter vivere lì con Heather fino alla fine», ha raccontato all Weekend Magazine del Daily Mail. Sta già preparando il trasferimento, anche se per le regole post-Brexit può restare all’estero solo 90 giorni consecutivi. «Forse dovrò diventare olandese» dice. «Heather ha la residenza europea, vive ad Amsterdam da oltre 50 anni, ma vogliamo stare insieme».

È proprio la salute di Miriam, però, a renderla più consapevole della fragilità del tempo. Negli ultimi anni ha subito un intervento al cuore e ha dovuto affrontare la stenosi spinale; oggi si muove con l’aiuto di un deambulatore. Da qui la confessione, intima e spiazzante, che ha consegnato alla stampa britannica: se le sue condizioni dovessero peggiorare, non esiterebbe a ricorrere alla morte assistita. «Non voglio attraversare un periodo di lenta decadenza fatto di dolore e imbarazzo, ha continuato a raccontare Miriam. Se un ictus significasse che non potrei più parlare, o fossi doppiamente incontinente, o perdessi completamente la testa, chiederei la morte assistita. Questo perché voglio essere chi sono. Non voglio essere meno di ciò che posso essere».

È la schiettezza di sempre, quella che ha reso Miriam Margolyes un’icona non solo del cinema ma di una certa idea di verità senza compromessi. Il suo corpo che invecchia, la fatica di affrontare le malattie e il tempo che avanza non hanno scalfito la sua capacità di ridere di sé, di indignarsi, di scuotere le coscienze. E mentre affronta il passaggio più delicato della sua esistenza, non rinuncia a raccontarsi. L’11 settembre uscirà in Inghilterra la sua nuova autobiografia, The Little Book of Miriam: un dizionario intimo e sfrontato, in cui tra aneddoti e confessioni s’intrecciano memorie di set, frecciate a celebrità, riflessioni politiche e quella leggerezza dissacrante che da sempre la contraddistingue. Sta preparando uno spettacolo a Edimburgo su Charles Dickens, un tour da solista con “ricordi preziosi, osservazioni taglienti… e un po’ di oscenità”.

C’è spazio anche per i reali britannici, amicizie improbabili, come lei stessa le definisce, e per una visione del mondo che resta radicale, scomoda, mai addomesticata. Ma il cuore del suo presente è altrove: non più l’Inghilterra che la stanca e la irrita, ma l’Italia che la accoglie, e soprattutto Heather, la compagna di una vita. Le due si conobbero nel 1968. «Lei pensava che non potessi essere lesbica perché ero troppo rumorosa. Nel suo mondo le donne gay erano silenziose e sottomesse. Io volevo essere guardata, parlare, usare corpo e mani, ricevere una reazione. Per questo sono diventata attrice».  «Ci amiamo davvero» dice Miriam, con una semplicità che commuove. «È una donna straordinaria, brillante: ogni conversazione con lei è stimolante, sorprendente, divertente e a volte anche piena di rabbia. Ma lei è la mia persona e io la sua, e da vecchie dovremmo vivere insieme».

In teatro scoprì davvero di essere lesbica grazie a una direttrice di scena. I suoi genitori invece rimasero devastati dal coming out: «Era come se avessi detto che ero nazista. Non rientrava nel loro mondo». Alla fine, Miriam Margolyes non è solo l’attrice che ha lavorato con Scorsese, che ha fatto ridere milioni di spettatori, che ha incarnato personaggi entrati nell’immaginario collettivo. È una donna che rivendica il diritto di scegliere fino all’ultimo: come vivere, con chi stare, e persino come andarsene.