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Figli di coppie omogenitoriali: prime trascrizioni a Napoli dopo la sentenza della Consulta

Il Sindaco Gaetano Manfredi ha applicato la decisione della Corte Costituzionale sul riconoscimento dei figli nati da PMA all'estero. All'atto era presente la coppia assistita dalle legali dell'associazione Pride Vesuvio.

Figli di coppie omogenitoriali: prime trascrizioni a Napoli dopo la sentenza della Consulta

Diritti civili, Politica

31 Luglio 2025

Di: Radio Pride

Il Sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ha formalizzato questa mattina a Palazzo San Giacomo il riconoscimento anagrafico una bimba, Sole figlia di una coppie di mamme del napoletano, Rosanna e Annje.  Si tratta delle prime applicazioni dirette in città della sentenza n. 68, emessa dalla Corte Costituzionale lo scorso maggio.

La decisione della Consulta ha stabilito l’illegittimità della norma che impediva alla madre non biologica il riconoscimento di un figlio nato tramite procreazione medicalmente assistita (PMA) all’estero, all’interno di un progetto genitoriale condiviso. L’atto odierno del Comune di Napoli recepisce tale indicazione.

Tra le famiglie interessate dalla procedura, una è stata assistita nel loro percorso dalle avvocate Raffaella Spinelli e Federica Oliviero, che operano per lo sportello legale dell’associazione Pride Vesuvio, un servizio che offre consulenza e tutela legale per la comunità LGBTQIA+.

In merito all’evento, l’avvocata Raffaella Spinelli ha dichiarato: “L’atto di oggi rappresenta la corretta applicazione sul piano amministrativo di quanto stabilito dalla Corte Costituzionale. La scelta del Sindaco Manfredi di procedere con le trascrizioni è un passo importante perché dà attuazione a un principio di diritto che tutela l’interesse preminente del minore, garantendogli lo status giuridico di figlio nei confronti di entrambe le figure genitoriali. Il nostro ruolo come sportello legale è stato quello di assistere le famiglie nel percorso per veder concretizzato questo diritto. La formalizzazione odierna conclude positivamente l’iter per queste coppie, assicurando la piena copertura giuridica ai loro figli.”

L’iniziativa del Comune di Napoli si pone dunque in linea con le nuove direttive giurisprudenziali, regolarizzando la posizione anagrafica dei minori nati all’interno di questi nuclei familiari e fornendo una risposta istituzionale alle richieste delle coppie.

Dopo il traguardo raggiunto a Palazzo San Giacomo, abbiamo raccolto la testimonianza di Rosanna e Annje.

Come è nato il vostro desiderio di diventare madri insieme? Potete raccontarci il momento in cui avete deciso di intraprendere questo percorso?

Il desiderio di diventare madri è nato con la nostra storia d’amore. Più il nostro legame si rafforzava, più sentivamo che volevamo condividere qualcosa di ancora più grande: una famiglia. Non c’è stato un unico momento, ma una consapevolezza che cresceva con noi.
Però ricordiamo con nitidezza un episodio che ha segnato la svolta: eravamo a Treviso, Annje si stava truccando e parlavamo dell’idea di unirci civilmente. A un certo punto Annje ha detto, quasi d’istinto: “Invece di unirci… facciamo un figlio.”
Ci siamo guardate, sorridendo, con un misto di follia e verità. Era quello il momento: semplice, quotidiano, ma potentissimo. Da lì è cominciato il viaggio, con emozione, qualche timore, e tanta determinazione.

Qual è stata la vostra più grande paura nel vivere con un riconoscimento legale a metà? E qual è stata la speranza che vi ha dato la forza di continuare a lottare?

La paura più grande era che nostra figlia non fosse legalmente riconosciuta come figlia di entrambe. Un vuoto giuridico che non raccontava la verità della nostra vita quotidiana. Ci sentivamo una famiglia a tutti gli effetti, ma lo Stato ci fermava a metà. Sapevamo di avere la possibilità di ricorrere all’adozione, ma era un percorso molto più lungo, complicato e anche emotivamente difficile: dover “dimostrare” di essere ciò che già eravamo, dover chiedere un permesso per amare. A darci forza è stata proprio lei, nostra figlia: sapevamo che meritava una protezione piena, una verità giuridica che rispecchiasse l’amore in cui è nata e in cui cresce ogni giorno.

Cosa avete provato entrando oggi in Comune? Riuscite a descrivere l’emozione del momento in cui il vostro status di famiglia è stato finalmente ufficializzato anche per lo Stato?

È difficile mettere in parole quello che abbiamo provato. Entrare in Comune e sapere che, finalmente, anche lo Stato ci riconosce come famiglia è stato come togliersi un peso dal cuore. È stato un momento carico di lacrime, di gratitudine, di sollievo. Finalmente nostra figlia è pienamente figlia di entrambe, anche sulla carta. Non è più solo un fatto d’amore, ma anche di diritto.

Un giorno, come racconterete a vostra figlia questa giornata e la battaglia che avete combattuto per lei e per la vostra famiglia?

Le racconteremo che questa giornata è stata carica di emozioni, ansie e felicità. Che abbiamo respirato ogni istante con il cuore pieno, consapevoli di vivere un momento che non riguarda solo noi, ma anche lei e il suo futuro.

Quanto è stato fondamentale il ruolo dello sportello legale di Pride Vesuvio e delle vostre avvocate? Come vi hanno sostenuto non solo legalmente ma anche umanamente?

Il loro supporto è stato davvero fondamentale. Le avvocate Raffaella e Federica non sono state solo professioniste attente e preparate, ma una presenza costante e profondamente umana. Ci hanno accompagnate passo dopo passo, con pazienza e determinazione, spiegandoci ogni fase, rassicurandoci nei momenti più difficili, e infondendoci fiducia anche quando tutto sembrava immobile.
Lo sportello legale di Pride Vesuvio è stato per noi molto più di un servizio: è stato un punto di riferimento, un porto sicuro. Ci siamo sentite accolte, ascoltate, mai sole. E questo ha fatto tutta la differenza.

Quando avete saputo della storica sentenza della Corte Costituzionale a maggio, cosa avete pensato? Avete capito subito che avrebbe potuto cambiare la vostra vita?

Sì, lo abbiamo capito subito. Le nostre avvocate, Raffaella e Federica, ci avevano già anticipato che la Corte Costituzionale si sarebbe espressa a breve su un punto cruciale, quindi eravamo in attesa e speranzose.
Abbiamo appreso la notizia tramite i social e ci siamo subito guardate negli occhi con emozione: sapevamo che quel momento segnava un prima e un dopo. Quella sentenza ha ridato voce e dignità a famiglie come la nostra.

Che valore ha per voi il fatto che il Sindaco di Napoli abbia voluto celebrare personalmente questo atto? Lo considerate un segnale politico importante per la città e per il Paese?

Sì, è un segnale fortissimo. Il fatto che il Sindaco abbia voluto esserci in prima persona, con calore e convinzione, ci ha fatto sentire accolte, riconosciute, viste. Napoli oggi ha dato un messaggio potente: che l’amore non ha un solo volto, che le famiglie sono tante, e tutte meritano dignità e diritti. Speriamo che questo gesto apra la strada ad altri sindaci, ad altri comuni, a una vera svolta per tutto il Paese.

Cosa vi sentite di dire alle tantissime altre coppie che in Italia si trovano ancora nella vostra stessa situazione di attesa e di lotta?

Vogliamo dire a tutte le coppie che presto, grazie a questa sentenza, molte famiglie come la nostra saranno finalmente riconosciute. Sappiamo però che ogni giorno di attesa è difficile e pesante. Per questo è importante non perdere la speranza, continuare a lottare e restare unite. Ogni piccolo passo avanti è il risultato della forza di tutt* noi insieme.