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Offensiva contro i diritti LGBTQ+ in Lituania: “Von der Leyen fermi la Lituania”

Referendum sulla famiglia tradizionale a Vilnius: Carolina Morace(M5S) guida la protesta dell'Intergruppo contro la "clausola discriminatoria" nella Costituzione

Offensiva contro i diritti LGBTQ+ in Lituania: “Von der Leyen fermi la Lituania”

Politica

19 Aprile 2026

Di: A. Sannino

Mentre l’Unione Europea cerca di consolidare la propria immagine di baluardo dei diritti civili su scala globale, soprattutto dopo la sconfitta di Orbán in Ungheria, un nuovo fronte di tensione si apre nel cuore del Baltico. Nel Parlamento della Lituania è infatti approdata una proposta che sta sollevando un polverone politico a Bruxelles: l’istituzione di un referendum per riscrivere la Costituzione nazionale. L’obiettivo del quesito è netto e punta a limitare il termine giuridico di “famiglia” al solo matrimonio tra uomo e donna, escludendo di fatto ogni altra forma di unione dal riconoscimento e dalle tutele costituzionali.

La reazione dell’Intergruppo LGBTQ+ al caso Lituania

Questa iniziativa legislativa ha spinto l’Intergruppo LGBTQ+ del Parlamento Europeo a una reazione immediata e formale. Attraverso una lettera ufficiale indirizzata alla Presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, e alla Commissaria per l’Uguaglianza, Hadja Lahbib, gli eurodeputati hanno chiesto un intervento deciso per evitare che il principio di uguaglianza venga subordinato a una consultazione popolare. La questione, secondo i firmatari della missiva, travalica i confini nazionali lituani per investire direttamente l’identità e i valori fondanti dell’integrazione europea nel 2026, richiamando scenari che finora erano stati associati prevalentemente alle politiche dell’Ungheria di Viktor Orbán.

Carolina Morace: “L’uguaglianza non può essere messa ai voti”

Carolina Morace, europarlamentare del Movimento 5 Stelle e vicepresidente dell’Intergruppo, ha commentato duramente la vicenda sottolineando come questa mossa non possa essere archiviata come un semplice dettaglio tecnico o una legittima prerogativa legislativa locale. Al contrario, si tratterebbe di una precisa scelta politica volta a stabilire una gerarchia tra i cittadini e le cittadine, suggerendo implicitamente che alcune famiglie valgano meno di altre. Morace ha evidenziato con forza che mettere ai voti l’uguaglianza rappresenta un pericoloso precedente per l’intera Unione, ricordando che la difesa dei diritti fondamentali non può e non deve dipendere dagli umori delle maggioranze elettorali o dai calcoli politici del momento.

 

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La responsabilità dell’UE nella difesa dei diritti

Il richiamo alla Commissione Europea assume dunque un valore simbolico e politico fondamentale per la tenuta dei trattati. L’eurodeputata ha ribadito con fermezza che l’Europa non può limitarsi a impartire lezioni di democrazia e civiltà al resto del mondo se prima non è in grado di far rispettare i propri standard minimi di dignità e accoglienza entro i propri confini geografici e politici. Il timore espresso nella nota dell’Intergruppo è che il silenzio o l’inerzia delle istituzioni centrali possano essere interpretati come un segnale di debolezza, permettendo derive discriminatorie che minano la coesione sociale del continente.

Il bivio di Bruxelles tra sovranità nazionale e valori comuni

In questa delicata fase diplomatica, la richiesta dell’Intergruppo punta a ottenere una presa di posizione chiara e inequivocabile da parte dell’Esecutivo guidato da Von der Leyen. La tesi sostenuta da Morace e dai suoi colleghi è che i diritti umani non siano materia negoziabile né soggetti a scrutinio referendario, poiché costituiscono l’ossatura della convivenza democratica. La risposta di Bruxelles a questa sfida lituana sarà un banco di prova decisivo per la coerenza dei valori comunitari e per l’efficacia della strategia europea per l’uguaglianza, in un momento in cui la protezione delle minoranze torna a essere il fulcro dello scontro politico continentale.