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Pippo Baudo: un gigante della TV, tra luci e ombre sui diritti Lgbt+

Il signore della tv tra rigore professionale e diffidenza verso la visibilità Lgbt+.

Pippo Baudo: un gigante della TV, tra luci e ombre sui diritti Lgbt+

Costume & Società, Diritti civili

19 Agosto 2025

Di: Claudio Finelli

Con la morte di Pippo Baudo, termina un’importante, forse irripetibile, fortunata stagione della televisione italiana. Baudo è stato, per almeno sessant’anni, il volto rassicurante del piccolo schermo, simbolo di professionalità e spettacolo alla maniera “italiana”.

Il suo nome non è legato solo a Sanremo, ma a numerosi varietà, tra cui ricordiamo Canzonissima, Fantastico e  Domenica In: i suoi spettacoli erano dei veri e propri riti collettivi, univano famiglie, generazioni e sensibilità diverse.

Eppure, trascorrendo la sua luminosa carriera, non si può tacere su alcuni passaggi controversi del suo rapporto con i temi dei diritti civili e, in particolare, con le questioni legate al mondo LGBT+.

Se è vero che Baudo, uomo profondamente innamorato del suo mestiere, ha garantito visibilità a tanti artisti, senza apparenti pregiudizi legati all’orientamento sessuale, quando la società italiana era molto più chiusa di oggi, invitando a Sanremo nel ’94, ad esempio, Elton John e Ru Paul che interpretarono l’indimenticabile Don’t Go Breaking My Heart e nel 2003 il duo lesbo-pop delle t.A.T.u., è altresì vero che, in qualche altra circostanza, ha mostrato diffidenza verso figure o brani da lui considerati “non conformi”, arrivando a censurare, nel Sanremo del 1996, lo struggente brano Sulla porta del cantautore napoletano Federico Salvatore, che affrontava esplicitamente il tema dell’omosessualità. Nel 1994, si verificò la clamorosa esclusione dal Festival di Sanremo, diretto quell’anno da Baudo, di Cose che dimentico di Cristiano e Fabrizio De André, probabilmente perché la storia di un malato di AIDS fu ritenuta inadatta per una prima serata Rai. Sempre nel 2003, fu inibita la partecipazione della scrittrice transgender Cristina Bugatti, candidata alla conduzione del DopoFestival, e la cantautrice e violinista transgender H.E.R., all’epoca ancora giovane artista gender fluid, fu esclusa da Sanremo Giovani.

Il suo atteggiamento, improntato a un’idea “classica” e in un certo qual senso “conformista” di palinsesto televisivo, gli faceva prendere le distanze da quanto – a suo giudizio – rischiava di turbare l’immagine rassicurante del suo prototipo di tv generalista, che doveva raggiungere e parlare alle masse, un atteggiamento che, in una nota intervista del 1987, spinse Enrico Manca, allora presidente della RAI, a definire Baudo e la sua Tv con l’aggettivo, certo non encomiastico, “nazionalpopolare”.

In un’intervista rilasciata nel 2004 a Gay.it, Pippo Baudo – con una certa ambiguità – affermò sì di rispettare i diritti delle persone omosessuali ma, al contempo, non si trattenne dall’affermare che, per lui,  i Gay Pride (allora si chiamavano ancora così) erano delle carnevalate e, nuovamente, nel 2021, ha espresso perplessità rispetto al DDL Zan, ritenendo che la legge contro l’omotransfobia proposta dal deputato del PD, Alessandro Zan,  fosse un “raddoppio” di quanto già previsto nei primi dodici articoli della Costituzione.

Insomma, Pippo Baudo resterà per sempre nella nostra memoria come il “signore della tv”, il maestro che ha dettato regole ancora oggi affidabili e riconoscibili alla televisione nazionale ma, se da un lato rappresenta la professionalità e il rigore di un’epoca, dall’altro ci ricorda che la cultura mainstream, proprio mentre intratteneva milioni di italiani, ha perso talora l’occasione per offrire spazio e opportunità a chi chiedeva diritti e visibilità.