Riparte “Codice Rainbow”, a Caivano il Centro Antidiscriminazione inaugura la sua terza annualità
Sinergia istituzionale, storie di rinascita e un presidio di civiltà e legalità contro l'odio omotransfobico: la città ritrova la sua dimensione partendo dai diritti e dalla legalità.
Si è tenuto oggi, presso la Biblioteca Comunale di Caivano, l’evento di presentazione per la ripartenza dei servizi del centro antidiscriminazione “Codice Rainbow Caivano”, giunto con entusiasmo e determinazione alla sua terza annualità operativa. L’incontro ha rappresentato un momento di profonda riflessione collettiva e di cruciale rilancio delle attività sul territorio, registrando la partecipazione attiva e sinergica delle istituzioni locali, finanziato attraverso l’UNAR dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, degli enti del Terzo Settore e di figure simbolo della tutela sociale e della legalità.
Il ruolo delle Istituzioni e la grande riforma dell’UNAR
Ad aprire la sessione dei lavori è stato l’intervento del Sindaco di Caivano, Antonio Angelino, il quale ha tracciato una linea chiara per il futuro dello sviluppo sociale del territorio. Il Primo Cittadino ha fortemente sottolineato come la sinergia strategica tra l’universo associazionistico e le istituzioni locali, che costituisce il nucleo fondante del progetto, rappresenti l’unica strada percorribile per offrire alla città una possibilità di riscatto concreta. L’obiettivo primario è restituire la serenità a ogni singolo quartiere, permettendo finalmente alla comunità di abitare la propria giusta dimensione urbana e sociale. Questa nuova fase deve slegarsi tanto da una condizione di storico abbandono da parte dello Stato, quanto da un recente eccesso di attenzione politico-mediatica che rischia di estrapolare la narrazione cittadina dalla reale gestione e dalle quotidiane necessità del contesto locale.
Subito dopo il Sindaco, ha preso la parola Mattia Peradotto, direttore generale dell’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), che ha voluto valorizzare l’importante e costante investimento economico e strutturale che l’istituzione promuove instancabilmente dal 2021. Questo percorso, nato a seguito della specifica legge quadro del 2020, ha l’obiettivo di edificare e consolidare una rete nazionale di centri e case di accoglienza, distribuita capillarmente da nord a sud, capace di tutelare le persone sia all’interno delle grandi metropoli sia nei piccoli centri di provincia, contrastando attivamente ogni forma di discriminazione fondata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere. Inoltre, il direttore Peradotto si è soffermato sul passaggio storico e istituzionale che l’UNAR si appresta a compiere: a partire da gennaio 2027, l’ufficio vivrà una radicale riforma strutturale trasformandosi in un’Authority del tutto indipendente, recependo e concretizzando le direttive e le raccomandazioni formulate da lungo tempo dall’Unione Europea in materia di piena autonomia degli organi di garanzia.

Un presidio di civiltà e la forza della rete territoriale
Antonello Sannino, coordinatore di progetto per l’Associazione Pochos, ha ricostruito le origini del centro, nato in seguito alla morte di Maria Paola Gaglione nel 2020. Nel suo intervento, Sannino ha evidenziato come la struttura rappresenti oggi un presidio stabile di legalità per il territorio, attivo nel contrasto all’odio omotransfobico sia a Caivano che nell’area del Parco Verde.
Il dibattito ha poi visto l’avvicendarsi dei contributi specialistici offerti dai partner della fitta rete del Terzo Settore. Il professor Paolo Valerio, in rappresentanza della Fondazione GIC e nella sua qualità di presidente dell’Onig, ha ricordato la centralità del lavoro scientifico e culturale di prevenzione, unico strumento in grado di disinnescare i processi discriminatori prima che sfocino in violenza. Massimo Mola, per la cooperativa sociale Idea, ha illustrato l’impegno quotidiano nei sistemi locali di protezione e accoglienza dei migranti, focalizzandosi sulla complessa gestione delle discriminazioni multiple subite dai richiedenti asilo appartenenti alla comunità LGBTQI+. Giuseppe Agus, per Qualifica Group, ha evidenziato l’efficacia dello sportello orientamento al lavoro, indispensabile per l’autonomia personale, mentre Marco Ilardi ha esposto il lavoro di coordinamento svolto da Pochos in partnership con l’amministrazione comunale, focalizzato sulla promozione delle pari opportunità attraverso la pratica sportiva. Bruno Mazza ha infine riassunto le tappe storiche della costruzione materiale del centro, ribadendo la necessità di associare all’ascolto risposte materiali e immediate come la formazione professionale e l’impiego. Durante gli interventi si è sottolineato da più parte il grande lavoro della macchina amministrava del Comune di Caivano e della dott.ssa Anna Damiamo, Dirigente del Comune e RUP di Progetto.
Le testimonianze sul campo e il monito contro l’omotransfobia

Il fulcro operativo e umano del resoconto è stato delineato da Stella Celentano e Ida Napolitano, operatrici storiche rispettivamente dello sportello psicologico e legale del centro. L’avvocato Napolitano ha condiviso con la platea due vicende fortemente esplicative del tessuto sociale locale. La prima riguarda la dolorosa realtà di un ragazzo ospitato in una casa-famiglia, sistematicamente emarginato e rifiutato a causa del proprio orientamento sessuale. La seconda, densa di riscatto emotivo e tragicamente connessa alle recenti cronache del duplice omicidio di Mirko e Kety a Camaiore, descrive il supporto e in qualche modo “salvataggio” di una madre e di suo figlio, sottratti grazie al Centro alla furia violenta di un padre padrone, attualmente detenuto in attesa di condanna definitiva, che per anni ha percosso la moglie poiché colpevole di proteggere e custodire l’omosessualità del ragazzo.
L’evento ha registrato la significativa presenza di Padre Maurizio Patriciello, parroco da sempre in prima linea al Parco Verde, il quale nei giorni scorsi ha dedicato una puntuale riflessione al duplice omicidio di Mirko e della mamma Kety. Esprimendo parole durissime contro l’odio omofobico che ha armato la mano del padre assassino, Padre Patriciello ha ribadito che la vita è un dono da accogliere sempre e che la società deve delle scuse alle persone omosessuali per i secoli di violenze e umiliazioni subite. Il parroco aveva ricordato, in questa sua riflessione, il dovere assoluto e incrollabile dei genitori di sostenere i propri figli, esortando famiglie, scuola e Chiesa a studiare e dialogare per abbattere i ghetti sociali. Al tempo stesso, in un appello al dialogo reciproco, aveva invitato la comunità omosessuale a evitare polemiche, sottolineando l’urgenza per tutti di abbattere gli steccati ideologici che portano solo all’incomprensione e all’isolamento.
I dati operativi e i servizi sul territorio
A testimonianza della fiducia conquistata nel tempo, i dati numerici evidenziano una crescita costante e un progressivo superamento delle diffidenze iniziali. Nel passaggio tra i periodi storici documentati, gli utenti totali sono cresciuti da trentasette a cinquantatré, con le prese in carico specifiche salite da venti a trentatré e i colloqui complessivi rimodulati a centottantatré interventi mirati ad alta intensità specialistica. Nell’ultima annualità le richieste hanno riguardato specificamente otto percorsi legali, sette sportelli per l’orientamento lavorativo, sette interventi di accoglienza psicologica, quattro assistenze mediche e due tutele per richiedenti asilo, registrando inoltre il pieno successo di sei corsisti che hanno ottenuto la qualifica professionale spendibile nel mercato del lavoro come manutentori del verde, operatori della sanificazione e addetti al servizio bar.
Gli sportelli di “Codice Rainbow Caivano” garantiscono il totale anonimato e sono operativi regolarmente ogni settimana. Tutti i materiali di approfondimento, orari e gestione degli sportelli del progetto sono consultabili liberamente sul portale telematico dedicato: www.codicerainbow.it