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Sicilia, l’isola dei Pride

Piazze piene e palazzo sordo: gli 11 Pride siciliani tra l'entusiasmo della gente e l'assenza della politica regionale.

Sicilia, l’isola dei Pride

Pride

30 Luglio 2025

Di: Radio Pride

L’estate del 2025 si tinge dei colori dell’arcobaleno in Sicilia, con un’ondata di Pride che attraverserà l’isola da giugno ad agosto. Ben 11 i Pride (12 se non fosse stato cancellato Alcamo per mancanza di fondi), da Palermo a Catania, passando per Trapani, Messina, Enna, Siracusa e Ragusa e i piccoli centri da Caltagirone ai Monti Sicani fino ai pride sulle isole Eolie ed Egadi. Un fitto calendario di eventi, parate e iniziative culturali sta attraversando tutta l’isola, testimoniando la vitalità di un movimento in continua crescita e il suo profondo legame con la storia e le istanze del territorio.

Un movimento radicato nella storia 

L’Onda Pride siciliana affonda le sue radici in una storia di lotte e rivendicazioni. Il tragico duplice delitto di Giarre del 1980, che portò alla nascita del primo circolo Arcigay proprio a Palermo, è considerato uno dei momenti fondanti del movimento di liberazione omosessuale in Italia, Da allora, la Sicilia è stata teatro di numerose manifestazioni in difesa e a tutela delle istanze del movimento LGBTQIA+ italiano. I Pride del 2025 continuano questo percorso, unendo la celebrazione all’impegno politico alla richiesta di piena uguaglianza.

La voce degli organizzatori

Per questa lunga onda pride siciliana abbiamo voluto dare voce alle organizzazioni e abbiamo fatto quattro domande ad alcuni organizzatori dei pride siciliani: Rosario Duca, presidente di Arcigay Makwan Messina, Andrea Ragusa, presidente  di Arcigay Ragusa, Federica Formica presidente del comitato CaltaPride, Maria Vittoria Zaccagnini, presidente REA, Rete Empowerment Attiva e co-organizzatrice del Siracusa Pride.

Qual è il bilancio di questa edizione? Quali sono stati i momenti più significativi e le sfide più grandi che avete affrontato nell’organizzazione di quest’anno, anche alla luce di temi complessi come l’intersezionalità delle lotte e lo sguardo internazionale?

Duca (Messina): Il bilancio è positivo se pensiamo al momento storico che stiamo vivendo. I momenti più significativi sono stati le assemblee preparatorie che hanno dimostrato un grande entusiasmo nel voler riproporre lo Stretto Pride Messina 2025. Le sfide più grandi sono state: 1 la raccolta fondi che causa la crisi mordente non è stata facile ma a tutto questo anche quest’anno ce l’abbiamo fatta ed è rimasta una bella cifra anche per il prossimo anno. 2 alla luce dei temi complessi non ci sono state criticità ma si è avuta una risposta unanime sul tema dell’intersezionalità e sui temi caldi internazionali.

Ragusa (Ragusa): Il bilancio è senz’altro molto positivo. Siamo riuscit3 a coinvolgere nell’organizzazione della quarta edizione altre persone e associazioni, allargando quindi la Rete Pride di Arcigay Ragusa e ampliando lo spettro politico del Ragusa Pride. Proprio per questo motivo quello dello scorso 29 giugno è stato un Pride fortemente intersezionale, un’alleanza tra chi si oppone alle diverse forme di oppressione, un momento comunitario ricco di diversità, un coro di voci dai margini. Un esempio è stato il gemellaggio con il Disability Pride, un altro la presenza di collettivi antimilitaristi all’interno della parata, che hanno portato contenuti forti e nuovi dentro al Ragusa Pride. La sfida più grande è stata a mio avviso quella della “tenuta” del Pride. In un periodo storico in cui l’invisibilizzazione e la repressione delle persone LGBTQIA+ sono ormai esplicite in Italia e in altri Paesi governati dalle destre reazionarie, riuscire a fare un Pride non è più scontato, così come non lo è reperire i fondi per realizzarlo e portare le persone in strada. Noi ci siamo riuscit3 anche grazie alle alleanze che costruiamo sul territorio 365 giorni l’anno, e che poi in questa occasione si sono rivelate reti robuste e resistenti. Una dimostrazione è stata l’immediata risposta al crowdfunding lanciato per finanziare la parata. Sono stat3 in tantissim3 a donare e in pochi giorni abbiamo superato la cifra che avevamo richiesto.

Formica (Caltagirone): Il bilancio è estremamente positivo, abbiamo registrato una partecipazione in crescita e una forte risposta da parte delle comunità locali e dei territori. I momenti più significativi sono stati quelli di condivisione tra realtà diverse, dai piccoli centri alle grandi città, che hanno saputo fare rete. Le sfide maggiori hanno riguardato la gestione di temi complessi come l’intersezionalità, che ci ha spinto a includere nelle rivendicazioni anche le lotte di persone migranti, disabili, razzializzate, e la connessione con i movimenti internazionali, che vivono spesso contesti di repressione più dura.

Zaccagnini (Siracusa): Questo Pride è stato un momento di rinascita e transizione. Il comitato che ha reso possibile questa esperienza è nato da una chiamata pubblica che ha unito realtà diverse, capaci di puntare sulla fiducia reciproca e sulla volontà di restituire a Siracusa un Pride vivo e vitale. Grazie a questo spirito, migliaia di persone sono tornate a riempire le piazze: questa è stata senza dubbio la sfida più grande. Proprio l’incontro di tutte queste realtà diverse ha prodotto, innanzitutto, un documento politico ampio e inclusivo, che ha preso in considerazione ogni minoranza e ha cercato di dare voce a chi non si sente ancora abbastanza rappresentato. Sulla scia di questo documento si sono poi costruiti gli eventi culturali che hanno accompagnato il Pride.


Messina Pride 

Con ben 11 Pride in tutta l’isola, la Sicilia si conferma una delle regioni più attive in Italia. Secondo voi, cosa rende così importante e sentito il Pride in questo specifico territorio, tanto da creare una vera e propria “Onda Pride”?

Duca (Messina): La necessità di una rivendicazione collettiva su tutti i temi sociali.

Ragusa (Ragusa): Probabilmente l’essere una regione di frontiera, un margine geografico e culturale, una periferia sociale. Questa è la grande forza dei Pride siciliani: lo sguardo dal margine che è uno sguardo fortemente politico perché coglie ciò che dal centro non viene visto. Questo sguardo si traduce in potenza, in rabbia e in tempesta. Il nostro slogan quest’anno è stato Siamo Figli3 della Tempesta, e voleva riassumere proprio questa condizione di “sobbollimento”, questa onda che non si arresta.

Formica (Caltagirone): In Sicilia il Pride è profondamente radicato perché nasce da un contesto in cui discriminazioni e arretratezze culturali convivono con una straordinaria capacità di resistenza e di auto-organizzazione. La “Onda Pride” siciliana dimostra che le persone LGBTQIA+ e i loro alleati vogliono cambiare la società dal basso, rivendicando visibilità in territori spesso periferici e sfidando stereotipi ancora forti. Questa dimensione locale, unita a una grande carica di orgoglio e solidarietà, rende il movimento unico.

Zaccagnini (Siracusa): In Sicilia, le tematiche LGBTQIA+ sono sicuramente molto sentite. A dispetto di qualche “leone da tastiera”, la società nel complesso reagisce positivamente a iniziative di questo tipo, e nel territorio siracusano non si registrano gravi episodi di cronaca legati a queste questioni. Tuttavia, questo non significa che non ci sia ancora tanto lavoro da fare, con le famiglie, sui posti di lavoro, nelle scuole. La politica, ad esempio, fatica ancora a schierarsi apertamente. L’unica nota negativa del nostro Pride è stata proprio la tavola rotonda politica: dei dieci politici invitati, se ne è presentato soltanto uno. È chiaro che, su questo tema, la società civile è ormai un passo avanti rispetto alla classe politica.


Ragusa Pride

Come si può rafforzare la rete degli 11 Pride siciliani per rendere l’azione del movimento ancora più incisiva e coordinata a livello regionale durante tutto l’anno?

Duca (Messina): domanda difficile in quanto pur essendoci un diffuso sentimento di lotta e il numero dei Pride lo dimostra, manca però la volontà di operare in maniera coordinata. I tentativi fatti sono miseramente falliti.

Ragusa (Ragusa): Penso sia molto importante il coordinamento e la collaborazione, non solo per ragioni puramente organizzative, ma perché sarebbe interessante elaborare una visione condivisa che parta proprio dalla politica del margine. Poi, naturalmente, ogni Pride è diverso perché nasce e matura in un proprio contesto. Siamo tutte figli3 della tempesta, ma ognun3 ha la sua propria tempesta. Auspico che in autunno si possa ragionare su un coordinamento permanente e magari progettare un incontro regionale per confrontare le esperienze e far nascere quella visione comune.

Formica (Caltagirone): Serve una strategia comune che vada oltre il singolo evento estivo. La rete può consolidarsi attraverso coordinamenti permanenti, tavoli di lavoro condivisi e campagne unitarie che mantengano viva l’attenzione durante tutto l’anno. È fondamentale scambiarsi risorse, esperienze e competenze, creando un fronte unico capace di dialogare sia con le istituzioni sia con la società civile, e di rispondere rapidamente a eventuali attacchi ai diritti.

Zaccagnini (Siracusa): Sarebbe auspicabile coordinare il documento politico e gestire insieme le richieste, creando una rete che monitori e verifichi costantemente lo stato di avanzamento delle istanze presentate, attivando azioni concrete per garantire che queste richieste si trasformino in realtà.


Caltagirone Pride 

Visto il grande impatto e la partecipazione oceanica ai Pride in tutta l’isola, cosa chiedete concretamente alla politica regionale? Quali sono le leggi e i provvedimenti più urgenti da approvare per tutelare e promuovere i diritti della persone LGBTQIA+ in Sicilia?

Duca (Messina): alla Regione chiediamo un maggiore ascolto delle piazze e un tavolo tecnico per discutere le problematiche che le piazze Pride in Sicilia hanno evidenziato.

Ragusa (Ragusa): Ci sono diversi ambiti in cui è urgente che la politica istituzionale si attivi, in primo luogo provvedimenti antidiscriminazione, tutela dei percorsi di affermazione di genere, garanzia della laicità nella scuola e nei presidi ospedalieri, promozione dell’educazione sessuo-affettiva e alle differenze. Potrei continuare, ma preferisco parlare di un lavoro culturale profondo che le istituzioni, a tutti i livelli, dovrebbero fare incessantemente per garantire a tutte le persone pari diritti e libertà. Non basta concedere un patrocinio al Pride, sono necessarie azioni costanti e concrete che partano dalla conoscenza e dall’ascolto tutti i giorni dell’anno. Quest’anno abbiamo chiesto agli enti pubblici che ci hanno patrocinato di discutere e sottoscrivere un protocollo con le associazioni LGBTQIA+ del territorio per attivare un tavolo permanente di confronto e valutare insieme i campi di intervento. A settembre ricorderemo loro l’impegno preso con il patrocinio. Sarà un lungo lavoro, ma è la sola strada per ottenere risultati di lungo termine.

Formica (Caltagirone): Chiediamo innanzitutto l’approvazione di leggi regionali contro l’omolesbobitransfobia e per il riconoscimento delle famiglie LGBTQIA+. È urgente implementare politiche di educazione alle differenze nelle scuole, sostenere i centri antidiscriminazione e garantire l’accesso a servizi sanitari inclusivi per le persone trans.

Zaccagnini (Siracusa): Alla regione siciliana chiediamo di applicare la legge contro l’omobilesbotransfobia e identità di genere approvata nel 2015 e che fa riferimento anche alla formazione di ogni ordine e grado sia nelle scuole che negli uffici pubblici. Legge totalmente disattesa e non applicata. Siamo consapevoli che con il governo regionale a trazione destra legiferare é difficile ma almeno attuare quello che già esiste. Il dialogo é difficile la dimostrazione risiede nella mancata partecipazione alla tavola rotonda politica del Pride disertando anche 15 minuti prima dell’inizio.


Siracusa Pride

L’estate dei Pride siciliani del 2025 lascia in eredità un quadro potente e contraddittorio. Da un lato, un movimento maturo, intersezionale e profondamente radicato nel territorio, capace di mobilitare migliaia di persone dalle metropoli alle isole, trasformando l’orgoglio in una proposta politica concreta. Dall’altro, una politica regionale sorda, che diserta i confronti e ignora le istanze che salgono dalle piazze. L’Onda Pride ha dimostrato che la società civile siciliana è un passo avanti. La sfida, ora, non è più solo sfilare per le strade, ma trasformare l’entusiasmo di un’estate in una pressione politica costante, capace di scardinare l’immobilismo delle istituzioni e trasformare le rivendicazioni in diritti effettivi per tuttə.

Ecco le date dei Pride siciliani del 2025

  • 31 maggio Enna
  • 7 giugno Messina Stretto Pride
  • 21 giugno Palermo
  • 28 giugno Ragusa
  • 5 luglio Favignana Egadi
  • 5 luglio Catania
  • 12 luglio Lipari Eolie
  • 12 luglio Caltagirone
  • 19 luglio Siracusa
  • 26 luglio Trapani
  • 9 agosto Paesello Cammarata e S. Giovanni Gemini