Soul Mate, la miniserie che ti farà sognare e piangere
Ryu e Johan, due anime che si incontrano e allontanano in una storia d’amore nell’arco di 10 anni e ci fanno sognare, emozionare e piangere allo stesso tempo.
Ryu è un giocatore professionista di hockey giapponese che decide di scappare a Berlino, trovando ospitalità presso la sua amica d’infanzia Sumiko, a causa del forte senso di colpa per non aver saputo accettare la propria omosessualità dopo la confessione d’amore di un ex compagno di squadra. Nella capitale tedesca la sua vita cambia radicalmente quando incontra Johan, un pugile coreano dal passato difficile che si guadagna da vivere con incontri truccati e che interviene per salvargli la vita. Tra i due giovani scatta immediatamente un legame profondo e travolgente che si sviluppa nell’arco di diversi anni, spostandosi tra le città di Berlino, Seul e Tokyo. Nel corso del tempo i due protagonisti si trovano ad affrontare pesanti traumi personali, la perdita tragica di un caro amico e le minacce di un criminale che costringe Johan a fuggire e nascondersi, ma queste avversità diventeranno il motore per la loro guarigione emotiva e per la costruzione di una complessa e intima vita insieme.
Una storia che bisogna guardare almeno una volta nella vita
Ho aspettato questa serie con trepidazione fin dal primo momento in cui ho visto il trailer, che mi aveva catturato subito. Mi ha fatto davvero molto piacere trovarla finalmente su Netflix, anche perché non capita spesso di vedere produzioni televisive in cui una storia queer così matura sia il focus principale e assoluto di tutta la trama, senza essere relegata a una linea narrativa secondaria. Ci tenevo così tanto che l’ho divorata durante questo weekend, finendola proprio oggi. Devo ammettere che all’inizio, durante i primi episodi, il ritmo e lo stile mi avevano lasciato un po’ in sospeso e non mi avevano preso tantissimo. Probabilmente questo è accaduto perché me l’aspettavo diversa, forse più “classicamente” romantica, secondo i canoni a cui siamo abituati. Con il passare delle puntate, però, ho capito che non ci trovavamo di fronte alla solita storia d’amore adolescenziale o superficiale, fatta solo di baci, sguardi dolci e cliché romantici da manuale. In questa serie c’è qualcosa di molto più viscerale e profondo.
Più forti della distanza
Ryu e Johan si incontrano a Berlino in un momento di totale vulnerabilità, quando entrambi stanno attraversando un periodo difficilissimo e oscuro della loro vita. Entrambi sono in fuga dai propri demoni. La forza della serie sta nel raccontare la loro storia lungo un arco temporale di ben dieci anni, mostrando una crescita psicologica straordinaria. All’inizio sono solo due sconosciuti, poi due amici che imparano a conoscersi e a curare le reciproche ferite. Un aspetto che ho amato particolarmente è il realismo con cui viene gestito il tema della distanza. Quando la vita li separa, con Ryu che ritorna in Giappone e Johan che si sposta in Corea, il loro legame non si spezza. Nonostante i fusi orari, i chilometri e le rispettive solitudini, i due continuano a supportarsi costantemente tramite messaggi e telefonate. Diventano l’uno l’ancora dell’altro, aggiornandosi sulle proprie vite e dimostrando che la vicinanza emotiva conta molto più di quella fisica, fino a intrecciare i loro destini in modo definitivo.

Un sentimento intimo e riservato
Nel corso di questo decennio succedono tantissimi eventi: si separano, si rincontrano, scelgono di vivere insieme e poi sono costretti ad allontanarsi di nuovo, soprattutto a causa del passato doloroso e pericoloso di Johan che torna a galla come una minaccia. Questa altalena di eventi non risulta mai forzata, ma descrive perfettamente le tempeste della vita reale. La bellissima fotografia della serie, che cambia tonalità e atmosfere spostandosi tra Berlino, Tokyo e Seul, riflette perfettamente gli stati d’animo dei protagonisti, rendendo il viaggio anche visivamente poetico. Ryu e Johan mi hanno lasciato un grandissimo insegnamento: l’amore vero non è quello idealizzato delle favole, perfetto e privo di ostacoli. È qualcosa di molto più concreto e coraggioso. Significa restare, accogliere l’altro nella sua interezza e amare una persona accettando sia i suoi pregi che i suoi difetti più profondi. Questa serie dimostra che il sentimento più puro può essere vissuto anche in modo privato, intimo e riservato, senza il bisogno di chissà quali gesti eclatanti o dichiarazioni pubbliche. Sono i piccoli dettagli, il supporto silenzioso e la presenza costante a fare la differenza. È un capolavoro di sensibilità che ti entra dentro e ti fa riflettere a lungo.

Cast
Hayato Isomura interpreta Ryu Narutaki Un ex giocatore di hockey su ghiaccio universitario che decide di abbandonare il Giappone e fuggire a Berlino dopo un grave incidente che ha segnato la vita del suo migliore amico. Porta dentro di sé un profondo senso di colpa.
Ok Taec-yeon interpreta Johan Hwang Un pugile coreano che vive a Berlino, anche lui alle prese con i propri conflitti interiori. Salva la vita a Ryu in terra straniera, dando inizio al loro legame decennale.
Ai Hashimoto interpreta Sumiko Shinonome L’amica d’infanzia di Ryu. Si trasferisce in Germania per inseguire il suo sogno di diventare una stilista di moda ed è la persona che accoglie Ryu al suo arrivo a Berlino.
Koshi Mizukami interpreta Arata Oikawa Il migliore amico di Ryu e suo ex compagno di squadra nei tempi dell’hockey. La sua vita viene stravolta dall’incidente universitario che spinge Ryu a scappare.
Yutaro Furutachi interpreta Seiichi Aizawa Un altro ex compagno di squadra della squadra di hockey su ghiaccio.
Ken Yasuda interpreta Kenichi Hayakawa L’allenatore della squadra universitaria di hockey su ghiaccio.
Tomokazu Miura e Kaho Minami interpretano i genitori di Ryu Rispettivamente il padre (Tadashi) e la madre (Nanami) di Ryu, figure chiave nel suo passato in Giappone.
Cent Chihiro Chittiii (Chihiro Kato) interpreta Madoka Kadoya Una collega senior della struttura assistenziale e di cura dove Ryu trova impiego.
Lee Jae-yi interpreta Hwang Su-ah La sorella minore di Johan e l’unico membro della sua famiglia rimasto. Rappresenta il suo pilastro emotivo e gli offre un costante supporto.