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Trieste, sentenza storica: riconosciuta la maternità della “mamma intenzionale” anche dopo la morte

Le due bambine sono figlie legittime anche della donna deceduta nel 2024. Emanuela Murgia: "Ho pianto tutto il pomeriggio. È una vittoria per le nostre figlie e per Federica"

Trieste, sentenza storica: riconosciuta la maternità della “mamma intenzionale” anche dopo la morte

Diritti civili

6 Febbraio 2026

Di: A. Sannino

TRIESTE, 6 Febbraio 2026 – La genitorialità non si cancella con la morte, né si ferma di fronte ai vuoti normativi. È questo il principio sancito oggi dal Tribunale di Trieste con una sentenza storica destinata a fare giurisprudenza. Per la prima volta in Italia, i giudici hanno riconosciuto giudizialmente la maternità di una “madre intenzionale” deceduta, restituendo piena e pari dignità giuridica a due bambine di 8 e 4 anni.

“Ho pianto tutto il pomeriggio”, la commozione di Emanuela

Dietro la sentenza c’è il volto e il coraggio di Emanuela Murgia. Superando la sua naturale timidezza, ha deciso di parlare davanti alle telecamere della RAI per raccontare la storia della sua famiglia e di Federica Fontana, sua compagna per quasi vent’anni e collega archeologa all’Università di Trieste, scomparsa prematuramente nel 2024.

Quando ha letto la sentenza, l’emozione è stata travolgente:

«Una grande commozione, grande emozione, penso di aver pianto tutto il pomeriggio. Sì, ero molto felice. Molto felice per me, per le mie figlie e non solo» racconta Emanuela.

Un pensiero va subito a Federica, con cui aveva condiviso due percorsi di fecondazione assistita in Spagna e un’unione civile:

«Sarebbe stata felice come me, ma l’ho fatto proprio per lei, sì».

Una sentenza che colma un vuoto: il ruolo della Consulta

La decisione del Tribunale civile di Trieste, a firma della presidente relatrice Anna Lucia Fanelli, rappresenta un unicum in Italia. Le bambine, che non avevano potuto essere riconosciute da Federica alla nascita a causa dei divieti normativi italiani, ottengono ora lo status di figlie legittime, l’accesso all’asse ereditario, il diritto alla reversibilità della pensione e la trascrizione del cognome della madre scomparsa.

Fondamentale per questo esito è stata una pronuncia della Corte Costituzionale dello scorso maggio a tutela della madre intenzionale.

«Una sentenza che restituisce dignità giuridica a una storia familiare interrotta da una gravissima perdita, e che riafferma il primato dell’interesse delle minori alla continuità affettiva, identitaria e giuridica. Il tribunale di Trieste avrebbe comunque potuto essere innovativo e decidere ugualmente a nostro favore» spiega l’avvocata Patrizia Fiore di Rete Lenford, che ha assistito la famiglia, «però la sentenza della Corte Costituzionale è stata determinante».

Oltre il dolore per trovare un senso alla perdita

La battaglia legale, intrapresa nel settembre 2024 quando non era più possibile ricorrere all’adozione, si chiude con una vittoria che va oltre il caso singolo. Emanuela Murgia, con voce commossa, offre una lettura profonda di questo percorso, trasformando un dolore privato in un diritto collettivo:

«Se devo trovare un senso a quello che è successo, alla malattia e alla morte, uno può essere questo: questa vittoria, questo percorso che abbiamo fatto e questo successo che abbiamo ottenuto, non solo per la mia famiglia ma per tutti quelli che si troveranno in questa situazione».

Le conseguenze concrete

Le due bambine sono nate tramite fecondazione assistita in Spagna: la prima nel 2017, la seconda nel 2021. Dopo la diagnosi della malattia, nel 2022, Emanuela e Federica si erano unite civilmente. Ma solo dopo la morte di Federica, Emanuela si è resa conto delle conseguenze concrete dell’assenza di riconoscimento: niente borse di studio per orfani, niente reversibilità, nessun diritto derivante dal legame con la madre che le aveva volute e cresciute.

Le reazione di Famiglie Arcobano e Rete Lenford

Famiglie Arcobaleno esulta parlando di “vittoria di civiltà”, resta l’amarezza per l’inerzia della politica. «È inaccettabile che nel 2026 i diritti dei figli dipendano ancora dai tribunali» ha commentato la presidente Alessia Crocini. «La genitorialità non si cancella con un vuoto normativo né con la morte, e continuare a fingere il contrario è una scelta politica precisa». Oggi, però, grazie alla tenacia di Emanuela e al ricordo di Federica, un pezzo di quel vuoto è stato colmato.

Il presidente di Rete Lenford, avvocato Vincenzo Miri, ha sottolineato l’importanza strategica dell’azione legale seguita pro bono dal team di avvocate (Fiore, Girola, Pontillo, Patrassi): si è riusciti a superare l’ostacolo rappresentato dall’impossibilità di procedere al riconoscimento della genitorialità in assenza di una preventiva dichiarazione di riconoscimento e senza poter ricorrere all’adozione, rimedio non praticabile quando il genitore intenzionale è già deceduto.