Ucraina: storica sentenza della Corte Suprema sui diritti delle coppie dello stesso sesso
Riconosciuta legalmente la relazione di fatto tra due uomini. L'Associazione Certi Diritti: "Un passo avanti decisivo verso gli standard europei e un atto di giustizia".
La Corte Suprema dell’Ucraina ha scritto una nuova pagina per i diritti civili nel Paese. Con una decisione senza precedenti, i giudici hanno confermato l’esistenza di una relazione coniugale di fatto tra due persone dello stesso sesso, stabilendo un traguardo storico per il riconoscimento delle famiglie LGBTQ+ in Ucraina.
Il caso e la sentenza
La pronuncia della Corte Suprema ha ribadito quanto già stabilito in primo grado dal tribunale distrettuale Desnianskyi di Kyiv. Il caso riguarda il diplomatico Zorian Kis, primo segretario dell’ambasciata ucraina in Israele, e il suo partner Tymur Levchuk. I giudici hanno riconosciuto ufficialmente che i due uomini vivevano a tutti gli effetti come una famiglia, confermando l’esistenza di una relazione coniugale di fatto.
Oltre a riconoscere i diritti della coppia, la Corte ha respinto fermamente il ricorso del movimento civico Vsi Razom. L’organizzazione aveva tentato di bloccare il procedimento, appellandosi ai propri obiettivi statutari volti a prevenire la legalizzazione di matrimoni e unioni tra persone dello stesso sesso.
Il commento dell’Associazione radicale Certi Diritti
La notizia è stata accolta con grande entusiasmo dagli attivisti per i diritti umani e dall’Associazione radicale Certi Diritti, che ha sottolineato il peso politico e sociale di questa decisione, arrivata in un momento in cui il Paese affronta le drammatiche sfide del conflitto in corso.
«Si tratta di un segnale importante, che dimostra come anche in contesti segnati da crisi drammatiche e da una guerra in corso, lo Stato di diritto possa continuare ad avanzare nella tutela delle libertà individuali», ha dichiarato Claudio Uberti, presidente dell’Associazione. «Il riconoscimento delle relazioni di fatto tra persone dello stesso sesso non è una concessione ideologica ma un atto di giustizia e di laicità dello Stato. Le istituzioni democratiche devono garantire diritti e dignità alle persone, non difendere modelli familiari imposti.»
Sulla stessa linea d’onda anche Nicola Bertoglio, tesoriere dell’Associazione, che ha evidenziato l’importanza del respingimento delle ingerenze esterne:
«Colpisce inoltre la chiarezza con cui la Corte Suprema ha respinto il tentativo di un’organizzazione terza di bloccare il procedimento invocando obiettivi politici. È un principio fondamentale dello Stato liberale: i diritti individuali non possono essere subordinati a campagne moralistiche o a pressioni ideologiche di gruppi organizzati.»
Una frontiera democratica ancora aperta
Sebbene questa sentenza non introduca formalmente il matrimonio egualitario nell’ordinamento giuridico ucraino, le sue implicazioni sono vaste. Non solo rafforza il riconoscimento giuridico delle convivenze tra persone dello stesso sesso, ma crea uno scudo legale contro i tentativi di soggetti terzi di utilizzare i tribunali per ostacolare le vittorie sui diritti civili.
Come sottolineato da Bertoglio in conclusione, questo precedente consolida l’avvicinamento dell’Ucraina agli standard europei in materia di diritti umani, inviando un monito anche ai Paesi dell’Unione Europea, la piena e totale uguaglianza delle persone LGBTQ+ rimane una battaglia democratica ancora da completare.