UE, affossato il Report Zan sui diritti fondamentali
Stop in Commissione AFCO: l’asse tra PPE e destre blocca il testo sull’attuazione della Carta dei diritti e il riconoscimento delle famiglie LGBTQI+.
Il cammino verso una tutela uniforme dei diritti civili in Europa subisce una brusca battuta d’arresto. In Commissione Affari Costituzionali (AFCO) dell’Eurocamera, il report sull’attuazione della Carta dei diritti fondamentali dell’UE, redatto dall’eurodeputato dem Alessandro Zan, è stato ufficialmente bocciato. Con 17 voti contrari e 13 a favore, una maggioranza composta da Partito Popolare Europeo (PPE), ECR e i gruppi della destra sovranista ha respinto un testo che mirava a trasformare la Carta da semplice simbolo a strumento esecutivo vincolante per tutti gli Stati membri.
Il nodo del contendere: dalle famiglie arcobaleno alle sanzioni economiche
A far saltare l’intesa, costruita in mesi di faticose mediazioni, sarebbe stato in particolare il controverso paragrafo 9. Il punto critico riguardava il riconoscimento transfrontaliero delle famiglie omogenitoriali e dei diritti dei figli delle coppie LGBTQIA+, con la richiesta esplicita che la libera circolazione all’interno dell’Unione non comportasse mai la perdita di legami parentali legalmente acquisiti in un altro Stato membro.
Tuttavia, quello che è stato ribattezzato come il “DDL Zan europeo” andava ben oltre il solo riconoscimento simbolico. Il testo proponeva infatti un sistema di sanzioni economiche e tagli ai fondi UE per quei Paesi membri ritenuti colpevoli di violare i principi della Carta, introducendo al contempo un’attuazione unificata delle strategie sull’identità di genere in tutta l’Unione. Il progetto mirava inoltre a istituire nuove forme di protezione e tutele giuridiche contro i reati d’odio basati sull’orientamento sessuale, cercando di colmare i vuoti legislativi presenti in diverse nazioni europee. Proprio questo rigido aspetto sanzionatorio, unito al richiamo ai diritti delle famiglie arcobaleno, ha spinto i Popolari a sfilarsi dall’accordo, sancendo una profonda spaccatura con il blocco formato da Socialisti e Verdi.
Scontro politico a Bruxelles: il PPE “getta la maschera”
La reazione di Alessandro Zan non si è fatta attendere e ha infiammato il dibattito politico: “Oggi il PPE ha gettato la maschera: non è più un partito europeista” dichiara Zan. L’eurodeputato ha accusato il PPE di aver definitivamente tradito la propria vocazione europeista per rincorrere le destre di Meloni, Salvini e AfD, sottolineando come far saltare un accordo costruito in mesi di lavoro mini la fiducia fra i gruppi e apra una frattura politica evidente. Zan ha poi ribadito che i diritti fondamentali non possono diventare terreno di giochi politici e che la battaglia per l’applicazione della Carta proseguirà.
Esulta la destra religiosa e Pillon
Di segno opposto l’esultanza del fronte conservatore e della destra religiosa. L’ex senatore Simone Pillon ha celebrato con entusiasmo la “vittoria clamorosa” sui social, liquidando il report come una raccolta di “lagne LGBT” e ringraziando il Parlamento per aver tutelato la famiglia tradizionale e i bambini. Questa bocciatura segna un netto cambio di passo del PPE rispetto allo scorso febbraio, quando i Popolari avevano invece sostenuto, all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, la risoluzione contro le cosiddette “terapie di conversione“, sollevando le critiche dei movimenti Pro Vita. Il voto di oggi conferma invece la fragilità della “maggioranza Ursula” e sposta l’asse dell’Eurocamera verso posizioni sempre più conservatrici sui temi etici e sui temi che riguardano le libertà civili.