Un pegno d’amore per Shakespeare? Ecco il volto del suo “Bel Giovane”
Un ritratto del XVI secolo attribuito a Nicholas Hilliard potrebbe essere stato il dono d’amore tra William Shakespeare e Henry Wriothesley, terzo conte di Southampton. La scoperta della Dott.ssa Elizabeth Goldring riaccende il dibattito sulla sessualità del poeta.
Un minuscolo dipinto, grande poco più di sei centimetri, potrebbe custodire uno dei segreti più affascinanti della letteratura inglese: l’identità dell’amante di William Shakespeare. La storica dell’arte Elizabeth Goldring, lettrice onoraria dell’Università di Warwick, ha rivelato l’esistenza di una miniatura del XVI secolo raffigurante Henry Wriothesley, terzo conte di Southampton, noto mecenate del drammaturgo e, secondo molti studiosi, il misterioso “Bel Giovane” celebrato nei Sonetti. Il dipinto, opera di Nicholas Hilliard, ritrattista di corte di Elisabetta I, raffigura un giovane aristocratico dalla bellezza androgina: capelli biondi ricci raccolti sul petto, abiti ricamati, un orecchino di perla. Parlando del significato del dipinto, la Dott.ssa Goldring ha affermato: «Le miniature sono immagini molto personali, private e intime, spesso indossate sul corpo vicino al cuore e venivano spesso scambiate come pegni d’amore». Quindi, un’immagine privata e intima, forse custodita in un medaglione, che, sempre secondo la Goldring: «doveva essere destinata a un amico o amante molto, molto intimo».
Il dettaglio più sorprendente non è nel volto, ma sul retro del ritratto: un cuore rosso, parte di una carta da gioco, è stato cancellato con inchiostro e sostituito da una freccia nera. Un gesto di rabbia, di passione ferita. «È davvero straordinario, non mi ero mai imbattuta in niente di simile, ha dichiarato Goldring al Telegraph. La violenza con cui è stato fatto suggerisce che a cancellare quel cuore sia stato qualcuno legato sentimentalmente al soggetto». L’allusione allo stemma di Shakespeare, in cui compare una lancia, rende l’interpretazione ancora più suggestiva: il dipinto potrebbe essere stato un pegno d’amore regalato al poeta e poi restituito, ferito e segnato, quando Southampton sposò Elizabeth Vernon nel 1598. Sir Jonathan Bate, uno dei massimi studiosi shakespeariani, ha parlato di “un atto davvero passionale”, raro e intimo persino per gli standard delle miniature elisabettiane.

Henry Wriothesley (1573–1624), figlio del secondo conte di Southampton e di Mary Browne, fu un aristocratico colto, amante delle arti e protettore di Shakespeare. Il drammaturgo gli dedicò i suoi primi poemi narrativi – Venere e Adone (1593) e Il ratto di Lucrezia (1594) – con parole che vanno ben oltre il semplice omaggio a un mecenate: “L’amore che dedico a Vostra Signoria è senza fine… ciò che ho fatto è vostro; ciò che devo fare è vostro”.
Southampton non fu solo un raffinato mecenate: partecipò alla rivolta di Robert Devereux, conte di Essex, contro la regina Elisabetta I, venendo imprigionato nella Torre di Londra e graziato solo all’avvento di Giacomo I. La sua vita, segnata da passioni politiche e personali, si intreccia così con quella del poeta di Stratford, lasciando dietro di sé un’aura di mistero.
La riscoperta della miniatura alimenta ancora il dibattito sulla sessualità di Shakespeare. Sposato per 34 anni con Anne Hathaway, il drammaturgo dedicò versi tanto a figure femminili quanto maschili, con accenti che la critica contemporanea definisce “intrinsecamente queer”.
La Dott.ssa Goldring invita però alla prudenza: «Questa scoperta è una nuova prova potenzialmente interessante, che senza dubbio riaccenderà il dibattito sulla loro relazione. Ma non abbiamo risposte definitive».

Altri studiosi, come la ricercatrice Saraya Haddad dello Shakespeare Institute, vedono in questo mistero il vero lascito del Bardo: «Credo che Shakespeare non avrebbe voluto etichette. Nella sua scrittura c’è un continuo gioco di genere e desiderio. Dovremmo addentrarci nel mistero, piuttosto che risolverlo. Che è, in fondo, un atto queer».
Non mancano teorie più ardite, come la cosiddetta Prince Tudor Theory, secondo cui Henry Wriothesley sarebbe stato addirittura il figlio illegittimo della regina Elisabetta I ed Edward de Vere, conte di Oxford. Una leggenda che il cinema ha riportato in auge con il film Anonymous di Roland Emmerich (2011).
Che fosse amante, amico o solo mecenate, Henry Wriothesley rimane una figura enigmatica, sospesa tra storia e mito. E quel piccolo dipinto, con il cuore spezzato e trafitto, sembra parlare ancora oggi di una passione taciuta, di un amore che Shakespeare trasformò in poesia immortale.