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Unioni civili, stop ai permessi per chi lavora in carcere. Rischio discriminazione di Stato

Una circolare interna del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria nega i benefici ai lavoratori uniti civilmente, scontrandosi con l'interpretazione consolidata di INPS e contratti pubblici.

Unioni civili, stop ai permessi per chi lavora in carcere. Rischio discriminazione di Stato

Diritti civili

7 Novembre 2025

Di: Radio Pride

Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP), organo del Ministero della Giustizia che gestisce carceri e personale, ha sollevato un caso di potenziale discriminazione all’interno della pubblica amministrazione. Con una circolare interna del 7 ottobre, il DAP ha stabilito che i permessi e i congedi previsti dalla Legge 104/1992 per l’assistenza a familiari con disabilità grave non si applicano ai lavoratori e alle lavoratrici che hanno stipulato un’unione civile, escludendo di fatto le coppie dello stesso sesso. Quanto accaduto viene reso noto dal quotidiano Domani.

Interpretazione formalistica contro la parità di trattamento

La decisione del DAP si basa su una lettura strettamente formalistica della Legge Cirinnà (n. 76 del 2016), che ha istituito le unioni civili. L’Amministrazione ritiene che la legge sulle unioni civili non richiami espressamente l’articolo 78 del codice civile, che definisce il rapporto di “affinità” (il legame tra una persona e i parenti del partner).

Secondo il DAP, la mancata menzione dell’art. 78 nella L. 76/2016 impedirebbe l’estensione dei permessi della Legge 104 per assistere i parenti del partner unito civilmente. In sostanza, solo le persone sposate eterosessuali avrebbero pieno accesso a questo diritto.

Questa interpretazione ha sollevato l’immediata denuncia di discriminazione da parte dei sindacati, come la Fp Cgil, e ha creato imbarazzo all’interno dello stesso Ministero della Giustizia.

Decisione contro INPS e Contratto Collettivo

La circolare del DAP si pone in netto contrasto con un orientamento giuridico e amministrativo ormai consolidato:

Circolare INPS 36/2022: Già nel 2022, l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS) ha chiarito che i permessi della Legge 104 spettano anche alle persone unite civilmente, equiparando i due istituti (matrimonio e unione civile). L’INPS ha interpretato la norma in senso estensivo, in linea con lo spirito della legge e il principio di parità di trattamento.

Contratti Collettivi Nazionali del Pubblico Impiego: Anche la maggior parte dei contratti del pubblico impiego prevede che i benefici si applichino “senza distinzione di sesso o condizione personale”.

Il DAP si appella a una distinzione tecnica, sostenendo che il personale penitenziario dipende da un ordinamento pubblico speciale, a differenza dei lavoratori assicurati INPS. Tuttavia, questa distinzione viene vista come un modo per sfruttare un vuoto formale per limitare un diritto che la prassi amministrativa e la giurisprudenza hanno già pienamente riconosciuto.
L’episodio evidenzia, inoltre, la necessità di superare la Legge Cirinnà e l’urgenza di una parificazione totale che deriverebbe dall’istituzione del matrimonio egualitario.

Rischio di tutele negate e discriminazione di Stato

Le conseguenze della circolare sono immediate e drammatiche per i lavoratori coinvolti. Ad esempio, un agente penitenziario unito civilmente con un partner gravemente malato si vedrebbe negati i tre giorni di permesso retribuito mensile per l’assistenza, dovendo ora ricorrere a ferie o permessi non retribuiti.

L’ex deputato Alessandro Zan ha definito l’atto come “discriminatorio vergognoso, ideologico e compiuto, ancora una volta, sulla pelle delle persone più fragili,” chiedendone l’immediata revoca.

In attesa di un chiarimento ufficiale del Ministero della Giustizia, la posizione del DAP crea un precedente pericoloso: se l’interpretazione dovesse passare, qualsiasi altra amministrazione pubblica potrebbe arbitrariamente rimettere in discussione e negare tutele e diritti già acquisiti dalle coppie omosessuali.