Aosta Pride in piazza “a cresta alta”: “Le nostre montagne ci insegnano che si sale e si arriva insieme”
La manifestazione è prevista per sabato 26 settembre. Il claim della terza edizione è “A cresta alta”
Il gallo valdostano, reinterpretato con i colori della bandiera arcobaleno, è il protagonista indiscusso della terza edizione della giornata dell’Orgoglio di Aosta, che si terrà sabato 26 settembre nella Regione più piccola dello Stivale. “Le nostre montagne ci insegnano il valore della cordata: si sale insieme e si arriva insieme – si legge sul profilo social del comitato organizzatore -. Il Pride non è una festa concessa: è una manifestazione politica, nata dalla rivolta di chi ha rifiutato di piegarsi alla discriminazione, alla violenza, all’umiliazione. Una festa nata dalla convinzione che la libertà non venga regalata, ma conquistata”. L’appuntamento per la parata rainbow transfemminista, antifascista e intersezionalista – che conclude la Pride Week (dal 19 al 25 settembre) – è alle ore 14.30 in piazza Arco d’Augusto con destinazione al Jardin de l’autonomie nei pressi della sede dell’Università. Tra gli ospiti è attesa la presenza delle “Reine”, il duo delle Karma B, Les Genevoix, la corale gay di Ginevra in Svizzera fondata nel 2020, la presidente di Arcigay nazionale Natascia Maesi, La Cricca delle drag queen, la band Tamtando e la presentatrice ufficiale Cristy McBacon. Durante la sfilata sono presenti due carri, uno di apertura del corteo e il secondo dedicato all’EuroPride di Torino, che si svolgerà dal 17 al 26 giugno 2027.

Il claim e il manifesto politico
“Come il gallo che annuncia il mattino, vogliamo essere la voce che rompe il silenzio, che sveglia dal sonno, che chiama all’azione”. Il logo si ispira al celebre animale, che viene rivisitato in chiave arcobaleno, e accompagnato dallo slogan “A cresta alta”. Perché il galletto di legno – in origine un giocattolo per bambini ricavato da un ramo d’albero – come recita il leitmotiv della terza edizione: “Non canta per sé: canta per svegliare, per dare voce a chi non ne ha”. L’Aosta Pride, promosso da associazioni del territorio e con il ruolo di capofila svolto da Arcigay Queer Vda André Zanotto, si scaglia contro logiche del dominio “del patriarcato, del capitalismo, del colonialismo e del razzismo ed è vicino alle popolazioni vittime di guerre, occupazioni e pulizie etniche, incluso il popolo palestinese”. Tra i punti della piattaforma politica ci sono la richiesta di una “sanità pubblica universale che garantisca cure tempestive e percorsi di affermazione di genere, senza ostacoli economici e ideologici”, il diritto all’aborto libero e sicuro senza che l’obiezione di coscienza ne comprometta l’accesso”, il diritto all’eutanasia e al suicidio medicalmente assistito. Il documento continua puntando su matrimonio egualitario, luoghi di lavoro inclusivi “dove nessuno debba scegliere tra il proprio sostentamento e la propria autenticità”, una scuola pubblica e laica, una tutela per le persone trans e non binarie contro le campagne d’odio, la carriera alias, il divieto delle terapie di conversione e una maggiore attenzione per gli anziani che “non meritano di invecchiare nella solitudine e nell’invisibilità”.
Le polemiche
Nei mesi scorsi la parata è stata accompagnata da numerose polemiche sollevate dal centrodestra. Pomo della discordia lo stanziamento di quasi 7mila euro di fondi pubblici da parte del Comune di Aosta, guidato dal primo cittadino di centrosinistra Raffaele Rocco, a sostegno degli eventi culturali della Pride Week. Il consigliere e capogruppo comunale di Fratelli d’Italia, Giuseppe Manuel Cipollone, si è scagliato contro l’amministrazione: “La giunta fa da bancomat a una manifestazione dalla connotazione politica”. Secondo quanto sostenuto da Cipollone sarebbero stati spesi in totale 6.999,04 euro per lo spettacolo delle Karma B, per lo show di Matteo Fallica, per il service tecnico del teatro e per l’assistenza tecnico-informatica dell’Università. Cipollone ha affidato il dissenso a un post sul suo profilo Facebook: “Per i Carnavals de Montagne i soldi non c’erano. Per il cachet delle drag queen sì!”. Ha poi continuato scrivendo che quest’anno è difficile spiegare agli aostani perché per i carnevali “espressione della cultura e delle tradizioni della nostra terra i fondi non si siano trovati, mentre per finanziare discutibili spettacoli “woke” arrivino puntuali”. La giunta ha fatto sentire la sua voce il 16 agosto rispondendo alle accuse e sottolineando che la promozione dei diritti civili e la tutela delle tradizioni non sono in contrapposizione tra di loro e che la comunità può crescere solo grazie all’uguaglianza, alla dignità e alla libertà di tutti e tutte. Non è la prima volta che si verifica un episodio del genere. Per il Pride del 2022 sono stati concessi ad Arcigay dal Comune – si legge sull’Ansa – 9500 euro per show e iniziative. La Lega Vda ha presentato un ricorso con la richiesta di annullare il patrocinio e il contributo versato, ma il TAR e il Consiglio di Stato lo hanno respinto.
