Arriva la Fiamma Olimpica in Campania. Un messaggio per la pace e per i diritti
Da Salerno a Torre Annunziata, il passaggio della torcia olimpica diventa un manifesto contro l’odio e le guerre. La Fiamma portata dagli attivisti LGBTQIA+ Pasquale Quaranta e Antonello Sannino e oltre che dalla campionessa Irma Testa.
La fiamma olimpica di Milano-Cortina 2026 ha attraversato la Campania, trasformandosi da simbolo sportivo a potente messaggio di pace e orgoglio. Non è stata solo una staffetta tra atleti, ma un percorso di rivendicazione e speranza che ha visto protagonisti due volti storici dell’attivismo LGBTQIA+ italiano, Pasquale Quaranta e Antonello Sannino, insieme alla “Farfalla” della boxe mondiale, Irma Testa.
Salerno: la luce della memoria e dell’orgoglio
A Salerno, il Diversity Editor e giornalista Pasquale Quaranta ha portato la torcia tra le Luci d’Artista, in un’atmosfera carica di emozione. Per Quaranta, il passaggio davanti al Municipio ha rappresentato la chiusura di un cerchio iniziato vent’anni fa: “In quel Municipio, nel 2005, entravo da portavoce del primo Salerno Pride. Vent’anni dopo, passavo con una fiamma olimpica. Protetta. Riconosciuta. Rispettata”.
Il suo è stato un gesto “militante” nella sua semplicità: occupare lo spazio pubblico portando una luce che, per una notte, è appartenuta a tutti, senza distinzioni. “Non stare al centro, ma tenere accesa la luce, proteggerla, allargarla, condividerla”, ha dichiarato, sottolineando come la divisa olimpica sia diventata uno scudo di rispetto e partecipazione collettiva.

in foto Pasquale Quaranta a Salerno
Torre Annunziata: una fiamma contro i pregiudizi e le guerre
Il testimone è poi passato a Torre Annunziata, dove Antonello Sannino, storico attivista e figura di riferimento della comunità queer, ha condiviso il percorso con un’icona del territorio e dello sport mondiale: Irma Testa.
La presenza di Testa è doppiamente simbolica: prima pugile italiana a vincere una medaglia olimpica e tra le rarissime atlete nel nostro Paese ad aver fatto coming out, dichiarando con orgoglio il proprio orientamento sessuale. Vederla correre nella sua città natale insieme a un attivista come Sannino ha trasformato l’evento in un manifesto vivente di libertà.
“Sono orgoglioso da uomo di sport, da attivista per i diritti civili e da persona queer”, ha scritto Sannino sui social. Il suo pensiero è andato subito oltre i confini nazionali, legando il valore della fiaccola alla situazione geopolitica attuale: “Che sia un passaggio che porti davvero la pace nel mondo. Il mio pensiero va a tutti quei popoli che stanno soffrendo per gli orrori delle guerre”.

in foto Antonello Sannino a Torre Annunziata
Un simbolo contro la guerra e l’odio
In un momento storico segnato da conflitti e rigurgiti d’odio, il passaggio della fiamma in Campania ha ricordato che lo spirito olimpico è, per definizione, antifascista e universale. Un messaggio che dovrebbe unire i popoli e fermare le guerre.
Vedere attivisti LGBTQIA+ e atlete dichiarate portare il fuoco sacro di Olimpia significa affermare che lo sport è un territorio di tutti e di tutte, dove l’odio non ha cittadinanza. La “luce” difesa da Quaranta, Sannino e Testa non è solo quella che arderà nel braciere dei Giochi, ma quella di una società che riconosce nel rispetto e nella diversità le sue fondamenta più solide.

in foto Antonello Sannino e Irma Testa con la bandiera rainbow