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Mappa dei Diritti delle persone Trans: L’Italia resta il fanalino di coda in Europa

Mentre l'Europa avanza, seppur a fatica, l'Italia continua a scivolare verso il fondo della classifica. A confermarlo è il nuovo Trans Rights Index & Map 2026 pubblicato da TGEU (Transgender Europe)

Mappa dei Diritti delle persone Trans: L’Italia resta il fanalino di coda in Europa

Diritti civili, Transfobia

29 Maggio 2026

Di: Radio Pride

La fotografia che emerge dalla Trans Rights Index & Map 2026 di Transgender Europe (TGEU), il rapporto annuale più completo sullo stato dei diritti delle persone trans in Europa e Asia centrale, per la nostra penisola è tutt’altro che rassicurante, il nostro è un Paese bloccato, incapace di garantire tutele di base e, in alcuni ambiti, pericolosamente tentato da passi indietro.

I numeri del Trans Rights Index: dove si posiziona l’Italia

I dati lasciano poco spazio alle interpretazioni. Sui 32 indicatori presi in esame dal report — che spaziano dal riconoscimento legale del genere alla sanità, dalla tutela della famiglia alla protezione contro i crimini d’odio — l’Italia soddisfa appena 7,5 criteri su 32.

Si tratta di un punteggio che ci sprofonda nella “zona rossa” d’Europa. Oggi l’Italia si ritrova incastrata tra la Bulgaria (6 su 32) e l’Ucraina (8 su 32), posizionandosi persino dietro a nazioni storicamente complesse sul fronte dei diritti civili come la Polonia (10,5).

Il divario diventa imbarazzante se alziamo lo sguardo verso i nostri vicini mediterranei: la Spagna brilla con 24,5 punti, seguita a ruota da Grecia (21) e Portogallo (20). L’Italia, di fatto, rappresenta un’anomalia in negativo nell’Europa occidentale.

Tra vuoti normativi e nuove minacce

Ma cosa significa questo punteggio nella vita di tutti i giorni? Significa che in Italia le persone trans continuano a scontrarsi con barriere burocratiche e mediche estenuanti. Il riconoscimento legale dell’identità di genere rimane un percorso a ostacoli, fortemente patologizzato e spesso dipendente dalla sensibilità del singolo giudice, lontanissimo dal principio di autodeterminazione adottato dai Paesi più virtuosi.

Sul fronte della salute e della privacy, la situazione è altrettanto tesa. TGEU ha recentemente acceso i riflettori su proposte e direttive politiche italiane mirate a restringere l’accesso ai percorsi di affermazione di genere per le persone più giovani, fino all’allarmante ipotesi di istituire registri per il monitoraggio dei minori in transizione. Invece di colmare il vuoto legislativo contro l’omotransfobia e i discorsi d’odio, il clima sembra orientato a creare nuovi ostacoli e stigmatizzazioni.

La tenuta dei diritti solo grazie alle associazioni e ai tribunali

L’edizione 2026 del report lancia un monito trasversale per tutta l’Europa, che risuona forte anche ovviamente per Roma: l’avanzamento dei diritti non sta arrivando dai governi. Come sottolinea TGEU, i pochi progressi registrati sul continente sono quasi esclusivamente il frutto di cause vinte nei tribunali e della resistenza instancabile delle associazioni sul territorio.

L’Italia si trova a un bivio. Non è più possibile nascondersi dietro le sentenze della Corte di Giustizia Europea o delegare la tutela dei cittadini ai ricorsi dei singoli. È tempo che le istituzioni si assumano la responsabilità di allineare il Paese agli standard dei fondatori dell’Unione, garantendo procedure trasparenti, sicurezza e, soprattutto, piena dignità a ogni persona.