Educazione sessuo-affettiva a scuola, parte la raccolta firme per il Referendum
Dalla stretta del Governo Valditara alla mobilitazione popolare: perché il consenso informato obbligatorio minaccia l'autonomia scolastica. Ecco come e dove firmare digitalmente.
La battaglia sui diritti, sulla prevenzione della violenza di genere e sul ruolo formativo della scuola pubblica torna al centro della scena politica nazionale, con una spinta che questa volta parte direttamente dai cittadini. È ufficiale: si può finalmente firmare digitalmente per la proposta di Referendum abrogativo “Sì Educazione Affettiva nelle scuole“, promossa da un comitato che vede tra i suoi componenti Fabrizio Marrazzo, Marina Zela, Eliodoro Belmare, Giovanna Cremona, Alessandra Feola, Giampiero Guidotti, Cristiano Ceriello, Stefano Ladarola, Elona Nderjaku, Andrea Vania, Polidoro Zeray Jordanos e Lucia Fusco. L’obiettivo dichiarato è smontare le restrizioni sull’educazione sessuo-affettiva negli istituti italiani e contrastare quella che da mesi viene definita un’involuzione ideologica costruita a colpi di burocrazia.
Per comprendere il valore di questo passaggio occorre guardare alla cornice normativa disegnata di recente. Le scelte dell’attuale esecutivo, in primis la linea politica e legislativa impressa dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, hanno tracciato un solco profondo. Attraverso direttive restrittive e l’introduzione dell’obbligo di un consenso informato preventivo richiesto alle famiglie, l’orientamento ministeriale ha progressivamente probabilmente imbrigliato la libertà d’insegnamento, ingessando moltissimi interventi dedicati alla salute affettiva, al rispetto delle differenze e al contrasto dei pregiudizi.

Comitato organizzatore
I nodi dell’attuale legislazione e i vincoli imposti agli istituti
Secondo l’analisi presentata dal comitato promotore, l’impianto normativo oggi in vigore genera forti rigidità nella didattica quotidiana degli istituti scolastici. In particolare, la legge attuale prevede un divieto esplicito di trattare temi legati alla sessualità e all’affettività nelle scuole dell’infanzia e nelle primarie, precludendo l’avvio di percorsi precoci di alfabetizzazione emotiva.
Negli altri gradi di istruzione, la norma impone alle scuole l’obbligo di richiedere alle famiglie un’autorizzazione scritta preventiva, con un anticipo di almeno sette giorni per ciascuna attività. Nei casi in cui il permesso non venga fornito, la normativa prescrive che i docenti allontanino fisicamente gli studenti interessati dall’aula durante lo svolgimento delle lezioni, configurando situazioni di separazione dal resto del gruppo classe.
Gli effetti concreti dell’eventuale vittoria del sì e la valenza politica del voto
Gli esiti legali di un’eventuale vittoria del Referendum non determinerebbero l’introduzione automatica di programmi nazionali obbligatori per tutti gli istituti. L’abrogazione della legge Valditara eliminerebbe piuttosto i vincoli procedurali e i divieti vigenti, ricollocando la materia all’interno della gestione ordinaria dell’offerta formativa. In questo modo, i percorsi di educazione affettiva e sessuale tornerebbero a essere integrati nei Piani triennali dell’Offerta Formativa (PTOF), la cui approvazione spetta collegialmente a docenti, genitori e studenti. Tale passaggio consentirebbe la programmazione di interventi graduati e idonei all’età degli alunni.
Oltre all’impatto tecnico sulle dinamiche scolastiche, l’iniziativa assume un evidente significato politico. Un esito favorevole al quesito referendario rappresenterebbe un chiaro segnale di discontinuità rispetto all’orientamento culturale e pedagogico promosso dall’attuale Governo, riaprendo il dibattito sulla laicità e sull’autonomia delle istituzioni scolastiche.
Il quadro procedurale e i vincoli di legge
La campagna referendaria deve fare i conti con un quadro procedurale particolarmente rigido, regolato dalla legge 352 del 1970. I promotori dispongono di tre mesi dal deposito del quesito per raccogliere le 500.000 sottoscrizioni minime richieste dalla Costituzione, fermo restando il termine perentorio del 30 settembre previsto per il deposito delle firme presso la Corte di Cassazione.
La tempistica è ulteriormente condizionata dalle prescrizioni dell’articolo 31 della medesima legge, che vieta il deposito dei quesiti referendari nell’anno anteriore alla scadenza naturale di una delle Camere e nei sei mesi successivi alla data di convocazione dei comizi elettorali. Tale vincolo stringe notevolmente i margini di manovra della mobilitazione in vista dei futuri appuntamenti elettorali.

Le modalità di adesione e la sottoscrizione digitale
I cittadini e le cittadine intesi a sostenere la richiesta referendaria possono sottoscrivere il quesito online tramite autenticazione con SPID o Carta d’Identità Elettronica (CIE). La procedura è accessibile direttamente sulla piattaforma ufficiale del Ministero della Giustizia dedicata al Referendum sull’Educazione Sessuo-Affettiva.
Per informazioni ed eventuali adesioni organizzative alla campagna, il comitato promotore ha attivato l’indirizzo di posta elettronica: info@referendumeducazioneaffettiva.it