HIV in Italia: nel 2024 contagi stabili, ma preoccupano le diagnosi tardive. Campania “maglia nera” per incidenza tra gli MSM
Il nuovo report dell’Istituto Superiore di Sanità alla vigilia del 1° Dicembre: 2.379 nuove diagnosi nell'ultimo anno. La trasmissione sessuale copre quasi il 90% dei casi. Focus regionale: a Napoli e in Campania la percentuale più alta d'Italia di casi tra Maschi che fanno Sesso con Maschi.
Alla vigilia della Giornata Mondiale di lotta all’AIDS del 1° dicembre, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha diffuso la consueta fotografia annuale sull’andamento dell’epidemia nel nostro Paese. Il quadro che emerge dai dati 2024 è in chiaroscuro: dopo l’aumento registrato nel post-Covid (2021-2023), la curva delle nuove infezioni sembra aver raggiunto un plateau, segnando una stabilizzazione.
Tuttavia, emergono criticità significative legate al ritardo nella diagnosi e a specifiche dinamiche di trasmissione che interessano in modo marcato alcune aree del Paese, con un focus particolare sulla Campania e sulla popolazione MSM (Men who have Sex with Men).
I dati nazionali: l’87% dei casi per via sessuale
Nel 2024 sono state segnalate 2.379 nuove diagnosi di infezione da HIV, pari a un’incidenza di 4,0 nuovi casi per 100.000 residenti. Un dato che pone l’Italia al di sotto della media dell’Europa occidentale (5,9), ma che non deve far abbassare la guardia. La modalità di trasmissione principale rimane inequivocabilmente quella sessuale, responsabile dell’87,6% di tutte le segnalazioni. Nello specifico:
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41,6% tra maschi che fanno sesso con maschi (MSM);
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27,9% tra maschi eterosessuali;
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18,1% tra femmine eterosessuali.
L’età mediana alla diagnosi si è alzata a 41 anni, ma la fascia più colpita in termini di incidenza resta quella dei giovani adulti tra i 30 e i 39 anni. Il monitoraggio delle infezioni recenti ha consentito di identificare le popolazioni ad attuale maggior incidenza di infezione, come i giovani e gli MSM. La consapevolezza di avere un’infezione recente motiva le persone a collaborare nell’informare il partner e ad aderire alle terapie antiretrovirali (ART) che, come è noto, sono più efficaci se iniziate tempestivamente.
Focus popolazione MSM: infezioni più recenti
La popolazione dei maschi che fanno sesso con maschi rappresenta il gruppo più numeroso tra le nuove diagnosi (41,6%). Analizzando i dati sulle “infezioni recenti” (quelle acquisite nei 6 mesi precedenti alla diagnosi), si scopre che proprio tra gli MSM si registra la quota più alta (22,3%). Questo dato suggerisce una circolazione virale ancora attiva in questo gruppo, ma anche una maggiore propensione al test preventivo: a differenza degli eterosessuali, che spesso scoprono l’HIV solo quando compaiono i sintomi, quasi il 30% degli MSM esegue il test a seguito di comportamenti sessuali percepiti a rischio, permettendo diagnosi più precoci.
Il caso Campania e il record di Napoli
Il rapporto 2024 accende un riflettore importante sulla Campania. La regione è quarta in Italia per numero assoluto di nuove diagnosi (198 casi), dietro solo a Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna.
Tuttavia, il dato che salta all’occhio riguarda la distribuzione per modalità di trasmissione. La Campania è la regione italiana dove la percentuale di casi attribuibili a MSM è la più alta in assoluto: ben il 53,3% delle nuove diagnosi regionali riguarda maschi che fanno sesso con maschi (contro una media nazionale del 41,6%).
Scendendo nel dettaglio dei capoluoghi, Napoli registra un dato ancora più netto: il 60,9% delle nuove diagnosi tra i residenti nella provincia partenopea riguarda la popolazione MSM. Si tratta di una specificità territoriale che richiede strategie di prevenzione mirate e campagne di informazione targettizzate sul territorio campano.
L’allarme delle diagnosi tardive
Il vero tallone d’Achille della lotta all’AIDS in Italia rimane la diagnosi tardiva (late presenter). Nel 2024, il 60% delle persone ha scoperto di essere HIV positiva con un sistema immunitario già compromesso (CD4 < 350 cell/μL) e oltre il 41% era già in fase di AIDS conclamato o molto avanzata. Questo fenomeno è particolarmente grave tra gli eterosessuali maschi (66,5% di diagnosi tardive), che spesso non si percepiscono a rischio.
Intercettare il sommerso e ridurre le diagnosi tardive
Mentre le nuove diagnosi si stabilizzano, la sfida per il 2025 si sposta su due fronti: intercettare il sommerso per ridurre le diagnosi tardive e potenziare la prevenzione nelle popolazioni chiave e nei territori dove il virus circola maggiormente. Si stima che in Italia vivano circa 150.000 persone con infezione da HIV: garantire a tutti l’accesso al test, alle terapie antiretrovirali e alle profilassi pre-esposizione (PrEP) e post-esposizione (PEP) rimane l’unica via per spezzare la catena dei contagi.