Il profumo del caffè e il coraggio di r-esistere: i 90 anni della Tarantina, l’ultimo “femminiello” di Napoli
Da Avetrana ai Quartieri Spagnoli, passando per la Dolce Vita e la fame. Storia di una vita lottata con l'arma più affilata e invincibile: la dolcezza.
“So’ Bammenella ‘e copp’ ‘e Quartiere, pe’ tutta Napule faccio parla’”. Le note dell’immortale capolavoro di Raffaele Viviani sono risuonate così, nell’aria densa di gioia della storica sede di Antinoo Arcigay Napoli. La voce della meravigliosa Angela Luce — madrina del Napoli Pride, scomparsa pochi giorni fa — si è mescolata a quella di Loredana e di tutti gli altri presenti, in un emozionante canto corale per accompagnare l’omaggio dell’Associazione Trans Napoli e di Antinoo Arcigay Napoli. Un abbraccio in musica per la nostra vera “bammenella” dei Quartieri, la Tarantina, l’ultimo dei “femminielli” di Napoli, che ha spento le sue prime favolose 90 candeline.

Un traguardo che non è solo un compleanno, ma un inno alla resistenza. Novant’anni di lotte, di libertà, di orgoglio rivendicato in tempi in cui essere se stessi era considerato una colpa, un reato. A celebrarla, in un abbraccio collettivo, c’erano gli amici di una vita e i volti storici della cultura e dell’attivismo LGBTQ+ partenopeo: da Gino Curcione a Fortunato Calvino, da Pasquale Ferro a Paolo Valerio, da Vincenzo Capuano a Nadia Girardi, Loredana Rossi, Rosa Rubino e Vladimir Luxuria, le amiche e gli amici di ATN, Arcigay Napoli, ALFI e Pride Vesuvio.

Una vita tra i vicoli, le bombe e le stelle di Roma
Per capire la grandezza di questa donna bisogna tornare indietro nel tempo, lasciandosi alle spalle l’eco di oggi. La Tarantina arriva da Avetrana, in provincia di Taranto — da qui il nome che l’ha resa celebre — approdando a Napoli poco più che bambina.
Sono gli anni crudi dell’immediato dopoguerra: l’eco delle bombe è ancora spaventosamente vivo e la fame morde lo stomaco. In questo scenario difficile, come ha ricordato Loredana Rossi, la Tarantina ha pagato a caro prezzo il semplice diritto di esistere. Il carcere, le spietate umiliazioni della Buon Costume, le persecuzioni in un’epoca buia in cui la diversità era considerata un reato. Eppure, nonostante le ombre, la sua è stata un’esistenza a colori, vissuta a pieni polmoni. Dai vicoli in salita di Napoli ai salotti della “Dolce Vita” romana in via Margutta, fino alla cruda realtà della prostituzione, mai rinnegata, la Tarantina non ha mai smesso di amare il suo percorso. Una vita che lei stessa definisce oggi, senza mezzi termini e con disarmante fierezza, “bella, intensa e felice“.
Ci sono voluti ottant’anni per fare pace con il suo paese natale, un traguardo raggiunto senza rancore, custodendo il dolore nel silenzio intimo della memoria, pur non dimenticando mai il male e la cattiveria subita da bambina.
La dolcezza come rivoluzione
Le battaglie affrontate dalla Tarantina nel corso dei decenni hanno spianato la strada a chi è venuto dopo. Se le nuove generazioni camminano oggi alla luce del sole con maggiore consapevolezza, è perché persone come lei hanno camminato nel buio, senza mai abbassare la testa. Come ricorda la stessa Tarantina cone le sue poetiche parole:
“Io ho lottato tanto per la mia vita. La cattiveria viene combattuta con la dolcezza e l’intelligenza, con l’arroganza non si ottiene niente: siate voi superiori, non gli altri. Nella vita bisogna accettare tutto, il bene, il cattivo, il bello e il brutto. Adoro Napoli, vivo a Napoli e sono fiera di sentirmi Napoletana.”
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Un legame, quello con la città, viscerale e indissolubile. La Tarantina è ormai il simbolo dei Quartieri Spagnoli. Lo ha ricordato con profonda gratitudine Vladimir Luxuria: “Dobbiamo avere un profondo senso di riconoscenza per chi ci ha spianato la strada. La Tarantina ha conosciuto la fame, la discriminazione. Passi dal suo basso, e senti il profumo del caffè, sempre pronto per chi passa”. Un calore confermato dalle parole di Nadia Girardi, che per lei non usa nomi d’arte, ma la chiama semplicemente Carmelina, a testimonianza di un’amicizia lunga e sincera.
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@Video Danilo Beniamino Di Leo e Francesca Saccenti (Radio Pride)
Un vero monumento
Dal 2019, la Tarantina ci osserva anche dai muri della città, trasformata in un meraviglioso murales. Un’opera d’arte che racconta la sua storia e che, nonostante i vigliacchi atti di vandalismo subiti, resiste e continua a brillare. Proprio come lei.

Perché la Tarantina non è solo memoria del passato: è il profumo del caffè in un basso dei Quartieri, è la porta aperta, è la carezza che disarma la cattiveria. E in questa Napoli che non dimentica i suoi figli e le sue figlie più coraggiose. E la sua storia continua a farsi poesia e resistenza.
@Foto Ettore Massera (Antinoo Arcigay Napoli)


























