International Lesbian Day, la giornata per la visibilità nasce tra l’Australia e la Nuova Zelanda
La ricorrenza dell’8 ottobre mette al centro la battaglia per i diritti delle donne lesbiche e si pone l’obiettivo di abbattere le discriminazioni
Ogni anno l’8 ottobre si festeggia l’International Lesbian Day per dare visibilità alla comunità lesbica con l’intento di valorizzarne l’identità, la cultura e l’attivismo. La ricorrenza è nata tra l’Australia e la Nuova Zelanda tra la fine degli anni Settanta e l’inizio dei Novanta per poi diffondersi a macchia d’olio nel resto del mondo. La promozione della consapevolezza sui diritti delle persone lesbiche mira ad abbattere i pregiudizi e le discriminazioni per celebrare l’unicità dei corpi e delle esistenze all’interno del movimento arcobaleno. Questa data non va confusa con la Giornata mondiale della visibilità lesbica (Lesbian Visibility Day), che si celebra il 26 aprile.
Australia e Nuova Zelanda
La Giornata Internazionale delle Lesbiche è un’occasione per riunirsi, per festeggiare la storia, la diversità e per sensibilizzare l’opinione pubblica. “Sebbene le origini esatte non siano certe – si legge sul portale dell’associazione LGBTQIA+ Health Australia – alcuni sostengono che la festa abbia avuto inizio nel 1980, durante una marcia per le lesbiche in Nuova Zelanda”, quando un gruppo di 40 attiviste avrebbe organizzato un corteo nella capitale del Paese dal Central Park di Wellington, durante la ricorrenza della Giornata della donne. La data, per non sovrapporsi con la festività dell’8 marzo, in seguito sarebbe stata spostata all’8 ottobre per richiamare la Giornata Internazionale della Donna, riconosciuta dalle Nazioni Unite nel 1977. Il primo evento australiano si tenne presso il Collingwood Town Hall di Melbourne il 13 ottobre del 1990. Il programma prevedeva un pomeriggio con esibizioni e momenti dedicati alla lettura, mentre la sera si aprivano le danze con musica dal vivo. Dopo la manifestazione la comunità lesbica continuò a celebrare la ricorrenza. Secondo una ricerca svolta dal magazine australiano sull’universo queer, “Star Observer”, nel 1978 sarebbe stata prevista a Sydney una marcia nazionale per l’indipendenza delle lesbiche, ma l’iniziativa fu bloccata dalla polizia perché considerata “offensiva e illegale”.

Le discriminazioni
A differenza dell’omosessualità maschile spesso punita da leggi nel mondo nel corso dei secoli, quella femminile è stata spesso ignorata. In passato essere lesbiche significava vivere nell’invisibilità sociale: erano considerate amorali. Durante il nazismo e il fascismo furono oggetto di una repressione silenziosa, nonostante non ci fossero norme imposte dai regimi totalitari contro il lesbismo, venivano etichettate come “asociali”, mandate al confino o rinchiuse all’interno di ospedali psichiatrici. Nei campi di concentramento tedeschi erano costrette a indossare sulla divisa il triangolo nero come segno di riconoscimento. Fino all’inizio degli anni Settanta la psichiatria classificava l’omosessualità come un disturbo della personalità. Nel 1973 l’American Psychiatric Association (APA) votò per rimuovere l’omosessualità eliminandola dall’elenco delle malattie mentali. Il 17 maggio del 1990 L’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) ha rimosso l’omosessualità dalla lista dell’ICD (Classificazione Internazionale delle Malattie), oggi in memoria di questa data ricorre la Giornata Internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia.
