icon cerca

Omofobia a Bologna, il Cassero risponde a Lepore: “Non vogliamo più polizia, ma più spazi per la cultura”

Dopo le tre aggressioni delle scorse settimane, il circolo politico fa un appello al primo cittadino: “Non vogliamo zone rosse e progetti di sicurezza repressivi”

Omofobia a Bologna, il Cassero risponde a Lepore: “Non vogliamo più polizia, ma più spazi per la cultura”

Diritti civili, News, Omofobia

5 Ottobre 2026

Di: Radio Pride

Nelle ultime tre settimane si sono verificate tre aggressioni ai danni di persone LGBTQIA+ che passeggiavano per strada nel centro storico di Bologna, in compagnia di amiche o del loro partner. Le vittime hanno denunciato l’accaduto e alle loro voci si è unito il grido del Cassero e del Rivolta Pride, che ha definito inaccettabili queste violenze nei confronti delle minoranze. «Fratelli d’Italia ha presentato un’interrogazione consiliare – spiega in una nota Camilla Ranauro, presidente del Cassero LGBTQIA+ Center – per esprimere una solidarietà strumentale alla comunità, spesso invece bersaglio delle politiche del partito di governo […] L’unico obiettivo di questa presa di posizione è quello di additare la comunità musulmana e l’immigrazione come responsabili del clima di odio che le persone queer vivono sulla loro pelle».

La lettura miope di Fratelli d’Italia

Il noto circolo, nato nella città dei porticati e delle due torri negli anni Ottanta, nel comunicato diffuso alla stampa si dichiara “nauseato da questa ipocrisia” e rifiuta “la lettura miope” del partito di maggioranza. «Non sono le persone straniere a rappresentare un pericolo per noi, ma le politiche del nostro governo nazionale. Non è la presenza di persone di fede islamica il nostro problema, ma il fatto che una visione religiosa retrograda e oscurantista permei le nostre istituzioni», continua  Ranauro. Il Cassero fa un appello al primo cittadino di Bologna Matteo Lepore: “Non abbiamo bisogno di più polizia nelle strade, di più zone rosse e di un progetto di sicurezza repressivo, che è invece la ricetta di Piantedosi, firmatario di ben 5 decreti sicurezza che sfidano i nostri principi costituzionali». La richiesta è di garantire i progetti, la socialità, l’incontro e lo scambio per creare legami culturali. Per contrastare questi episodi chiedono un incremento delle risorse e il sostegno per l’educazione alle differenze e alla sessuo-affettività nelle scuole. «Il governo Meloni non è mai stato al fianco della nostra comunità – conclude  Ranauro -. I discorsi di odio promossi dai ministri di questo esecutivo legittimano la violenza nei nostri confronti. Dal disconoscimento dei/lle figli/e di coppie LGBTQIA+, alla criminalizzazione delle famiglie non conformi, dai sempre maggiori ostacoli all’accesso alla salute per le persone trans, alla recente approvazione della legge Valditara. Non ci aspettiamo che le soluzioni arrivino da Piantedosi. Vogliamo che la nostra città si schieri apertamente contro il razzismo e al fianco di tutte le minoranze».

L’aggressione del 30 settembre

Giorgiomaria Cornelio è un poeta, regista e dottorando all’università Iuav di Venezia, originario delle Marche, protagonista del terzo caso di aggressione omofoba che sta colpendo il centro storico di Bologna, in quella città dei porticati e delle due torri – inclusiva e accogliente per natura – che ha visto negli anni Ottanta la nascita del circolo gay Il Cassero. Il divulgatore culturale, il 30 settembre all’ora di pranzo, era in giro con due amici, uno dei quali di origini mediorientali. Camminavano nella zona universitaria, all’incrocio tra via Mascarella e via Belle Arti, quando un uomo in stato di alterazione e con una bottiglia in mano si sarebbe avvicinato al gruppo prendendo di mira il giovane straniero con offese razziali. Cornelio racconta al quotidiano “Il Resto del Carlino” che l’aggressore avrebbe rotto gli occhiali dell’amico con un ceffone. «Io ho insistito per chiamare la polizia  – ha spiegato – perché mi sembrava che questa persona potesse fare male anche ad altri. Mi sono trattenuto sul posto con i poliziotti. Non conosco la sua storia, ma so che continuava con minacce di accoltellamento e di morte nei miei confronti perché sono omosessuale. C’è un clima di tensione provocato da politiche barbariche». L’uomo avrebbe urlato: “Fr*ci, stranieri, vi ammazzo, vi taglio la gola”, mentre ravanava nei pantaloni affermando di avere un coltello.

Ragazzi pestati per essersi tenuti per mano

Il 26 settembre due giovani, di 29 anni, stavano camminando mano nella mano quando un passante si è avvicinato rivolgendo alla coppia insulti omofobi. L’uomo si è poi allontanato solo per tornare in un secondo momento con i “rinforzi”, un gruppo di coetanei tra i 20 e i 30 anni. Si parla di una quindicina di persone che avrebbero aggredito con calci e pugni i ragazzi lasciandoli a terra. Uno dei due, colpito duramente alla testa, è finito al Policlinico SantOrsola con l’ambulanza. Quando i carabinieri del Nucleo Radiomobile si sono precipitati sul posto, il branco si era dileguato.

Giovane insultato e percosso dal branco

Due settimane prima, tra il Pratello e San Felice, un altro ragazzo, che era in compagnia di due amiche, è stato insultato, spintonato e picchiato per il suo orientamento sessuale da un gruppo composto da una decina di persone. “Adesso ho il terrore di uscire di casa la sera”, aveva ammesso la vittima affermando quanto per lui fosse stato difficile denunciare l’accaduto. Una decisione che è arrivata grazie al sostegno e all’aiuto dello “Spazio Cassero”, il centro antidiscriminazione di Bologna.