Vittoria storica nel Regno Unito, i crimini d’odio anti-LGBTQIA+ diventano “reati aggravati”
Il Crime and Policing Bill diventa legge: pene più severe per le discriminazioni anti-LGBTQIA+ e l'introduzione di una svolta storica sull'interruzione di gravidanza.
Il Regno Unito ha compiuto un passo cruciale per la tutela dei diritti civili e la sicurezza dei propri cittadini. Il 29 aprile, il Crime and Policing Bill è divenuto legge con l’Assenso Reale (Royal Assent), segnando così una profonda e attesa modifica dell’ordinamento penale britannico. Come da prassi, il Re Carlo III non era presente personalmente, impegnato in una visita di Stato negli USA, per cui l’atto è stato siglato dai “Lords Commissioners”.
All’interno di questa “legge omnibus” sono state accolte le istanze di cambiamento frutto di un’intensa campagna biennale guidata con determinazione da Stonewall, una delle maggiori organizzazioni britanniche per i diritti LGBTQIA+, che prende il nome dai celebri moti di New York del 1969. L’obiettivo della mobilitazione, ora riconosciuto per legge, era proprio quello di equiparare i crimini d’odio contro le persone LGBTQ+ ai reati motivati da etnia e religione.
Pene parificate e maggiori tutele per le vittime
Sebbene i crimini d’odio contro le persone LGBTQIA+ fossero da tempo riconosciuti nel Regno Unito, il sistema legale presentava una forte disparità, ovvero i reati motivati da odio razziale o religioso comportavano, di norma, sanzioni molto più severe. Una situazione non molto lontana da quanto avviene in Italia con la legge Mancino-Reale che, come noto, non contempla alcuna aggravante per i crimini d’odio legati all’orientamento sessuale, all’identità di genere o alla disabilità, limitandosi a sanzionare le discriminazioni per motivi etnico-razziali, nazionali o religiosi.
Con l’entrata in vigore della nuova normativa, le regole cambiano radicalmente per offrire una protezione reale ed equa. I crimini commessi contro le persone LGBTQIA+ e le persone con disabilità comporteranno d’ora in poi condanne più lunghe, allineandosi perfettamente alla severità prevista per i reati motivati da discriminazione razziale e religiosa. Si tratta, di fatto, dello stesso principio di eguaglianza giuridica che era alla base del DDL Zan, prima che venisse affossato dal Parlamento italiano. Inoltre, per garantire alle vittime tutto il tempo necessario per denunciare gli abusi e accedere alla giustizia in modo sereno, il precedente limite temporale di sei mesi previsto per l’avvio delle indagini su questi reati è stato definitivamente eliminato. A rafforzare ulteriormente questo quadro di tutela, la legislazione sui crimini d’odio è stata ampliata per includere formalmente la categoria legale relativa all'”identità sessuale”.
La svolta storica e il dibattito sulla depenalizzazione dell’aborto
Il Crime and Policing Bill, tuttavia, non si limita a riformare la disciplina dei crimini d’odio. In quello che molti definiscono un passaggio storico per la legislazione britannica, il testo contiene anche norme che modificano radicalmente l’accesso all’interruzione di gravidanza in Inghilterra e Galles.
Il punto più dibattuto della nuova legge è la totale depenalizzazione dell’aborto per le donne. Attraverso la “clausola 208”, inserita originariamente dalla deputata laburista Tonia Antoniazzi, è stata di fatto eliminata qualsiasi norma che possa perseguire legalmente una donna per aver interrotto la propria gravidanza. Questa depenalizzazione si applica indipendentemente dalle motivazioni addotte e dall’epoca gestazionale, aprendo di fatto la strada alla possibilità di interrompere la gravidanza fino alla nascita senza incorrere in sanzioni penali.
Le reazioni: “Un passo avanti significativo”
La notizia è stata accolta con grande sollievo ed entusiasmo dalle associazioni per i diritti civili. Simone Blake OBE, CEO (Chief Executive Officer, un ruolo traducibile in italiano come “amministratore delegato” o rappresentante legale per una associazione) di Stonewall, ha espresso profonda soddisfazione per il traguardo raggiunto, sottolineando l’importanza di questa legge per la vita quotidiana delle persone.
“Sono felice che la nostra campagna per parificare le pene per i crimini d’odio anti-LGBTQ+ abbia avuto successo, è un passo avanti significativo per i diritti LGBTQ+,” ha dichiarato Blake.
Analizzando il clima sociale in cui questa legge si inserisce e l’urgenza di tali misure, Blake ha poi aggiunto:
“Negli ultimi anni, i crescenti livelli di crimini d’odio contro le comunità LGBTQ+ sono stati profondamente preoccupanti. Tutti meritano di sentirsi al sicuro nell’essere se stessi, senza paura di subire danni.”

Simone Blake OBE, CEO di Stonewall
Ben Kernighan, Co-CEO di Galop, associazione che si batte contro la violenza sulle persone Lgbt+ nel Regno Unito, ha aggiunto:
“In un momento in cui la comunità LGBT+ si trova ad affrontare un clima sempre più ostile, unito all’arretramento dei diritti LGBTA+ a livello globale, questa modifica legislativa attesa da tempo rappresenta un gradito passo in avanti per contrastare l’odio crescente che la nostra comunità subisce.
Attraverso i nostri servizi, sappiamo bene che la vita pubblica sta diventando meno sicura per le persone LGBTQ+ nel Regno Unito, in particolar modo per le persone trans+. Questo cambiamento legislativo significa che alle vittime e ai sopravvissuti LGBTQ+ verranno ora garantite le stesse tutele e lo stesso accesso alla giustizia degli altri gruppi colpiti dai crimini d’odio.”