Addio James Watson, dal Nobel per la scoperta della struttura del DNA alle accuse di razzismo e omofobia: “Appoggerei una donna che non vuole un figlio omosessuale”
Scomparso il premio Nobel che svelò la doppia elica. Una carriera scientifica leggendaria, oscurata da dichiarazioni razziste, misogine e omofobe che hanno definito la sua caduta in disgrazia.
Si è spento James Dewey Watson, l’uomo che, insieme a Francis Crick, ha svelato al mondo il segreto della vita. La loro scoperta della struttura a doppia elica del DNA nel 1953 ha rivoluzionato la biologia e la medicina, garantendo a Watson un posto nell’Olimpo scientifico e il Premio Nobel per la Medicina nel 1962.
Tuttavia, la sua eredità è indissolubilmente legata a una serie di dichiarazioni pubbliche che hanno messo in ombra i suoi trionfi scientifici. Watson non si è mai sottratto alla polemica, ma le sue posizioni su razza, genere e sessualità lo hanno portato a un progressivo isolamento dalla stessa comunità che un tempo celebrava.
Le affermazioni razziste
Il punto di non ritorno mediatico è arrivato nel 2007, quando, durante un tour promozionale, Watson dichiarò al Sunday Times Magazine di essere “intrinsecamente triste per la prospettiva dell’Africa“.
“Tutte le nostre politiche sociali si basano sul fatto che la loro intelligenza sia uguale alla nostra, mentre tutti i test a nostra disposizione non lo dicono affatto, anzi la realtà dei fatti è completamente differente.”
Aggiunse che chi “ha a che fare con dipendenti di colore pensa che questo non sia vero“.
Le reazioni furono immediate: la Royal Society cancellò una sua conferenza e il Cold Spring Harbor Laboratory (CSHL), l’istituto che aveva guidato per decenni, lo sospese.
Nonostante una parziale ritrattazione (definì le sue affermazioni “sciocchezze”), Watson non ha mai veramente abbandonato queste tesi. Nel 2019, nel documentario Decoding Watson, ha confermato di credere ancora che le differenze nei test di intelligenza tra bianchi e neri abbiano basi genetiche. Questa dichiarazione portò il CSHL a revocargli tutti i titoli onorifici, definendo le sue parole “riprovevoli, non supportate dalla scienza” e un “abuso della scienza per giustificare il pregiudizio”.
Le dichiarazioni omofobe e l’eugenetica
Le posizioni di Watson sull’eugenetica sono state altrettanto controverse. In un’intervista al Sunday Telegraph, Watson toccò il tema dell’orientamento sessuale, pronunciando la frase che ha segnato la sua reputazione:
“Se si potesse trovare il gene che determina la sessualità, e una donna decidesse che non vuole avere un figlio omosessuale, beh, io l’appoggerei.“
Sebbene alcuni, come Richard Dawkins, abbiano provato a difenderlo (sostenendo che Watson fosse semplicemente a favore della scelta, applicabile anche all’eterosessualità), la frase fu ampiamente interpretata come un’apertura all’eugenetica omofoba.
e quelle misogine
Watson non ha risparmiato commenti controversi nemmeno sulle donne nella scienza. Nel 2012, durante un forum a Dublino, dichiarò:
“Avere tutte queste donne attorno rende sicuramente il lavoro più divertente per gli uomini, ma credo anche che siano probabilmente inutili.“
L’eredità macchiata
Negli ultimi anni, Watson ha vissuto le conseguenze del suo isolamento. Caduto in disgrazia e con problemi finanziari, nel 2014 mise all’asta la sua medaglia del Nobel, venduta per 4,1 milioni di dollari. In un gesto inaspettato, l’acquirente, il miliardario russo Alisher Usmanov, gliela restituì come regalo, in segno di gratitudine per i suoi contributi alla ricerca sul cancro.
James Watson lascia un’eredità duplice e scomoda: quella del pioniere che ha decifrato il codice della vita e quella dell’uomo che, con le sue stesse parole, ha macchiato quel trionfo con pregiudizi indifendibili.