Addio a Valentino: l’eleganza della verità
Oltre il rosso e le passerelle, resta il messaggio di un uomo che ha rifiutato la doppia vita. La morte di Valentino chiude un capitolo di storia del costume e di libertà.
La morte di Valentino Garavani riguarda il mondo della moda, della cultura e del Made in Italy, ma riguarda da vicino anche la comunità LGBT+, non solo per il suo ruolo nella cultura e nel fashion del mondo contemporaneo, ma per la vita che ha scelto di vivere con discrezione ma – in qualche modo – senza rinunciare alla dimensione pubblica, una scelta che qualcuno potrebbe definire “di stile”.
Centrale nella sua storia è la relazione e il sodalizio con Giancarlo Giammetti, prima compagno di vita e poi compagno di lavoro per decenni. Il loro legame, affettivo e professionale, è stato il cuore della maison Valentino e un raro esempio, soprattutto per la loro generazione, di coppia visibile e riconosciuta nel tempo.
In anni in cui molte persone LGBT+ erano costrette alla discrezione forzata o alla doppia vita, Valentino e Giammetti hanno scelto la lealtà e la presenza reciproca: la loro relazione è stata di per sé un fatto culturale, la dimostrazione che l’amore, al di là degli orientamenti, è anche una risorsa creativa, addirittura funzionale alla fondazione di un impero economico e culturale.
Senza proclami né militanza esplicita, Valentino, inoltre, ha affermato con il proprio lavoro una visione della bellezza libera da rigidità di genere e da conformismi sociali.
Valentino se ne va, ma resta un’eredità culturale che parla ancora oggi di libertà, stile e dignità dell’essere sé stessi.