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Più ideologia che scienza, la voce degli esperti contro il DDL Disforia: “Una norma pericolosa e anti-scientifica”

Intervista a Carlo Alfaro, pediatra e componente dell'Osservatorio contro le discriminazioni della Regione Campania: "Il testo è un attacco ideologico che confonde le terapie e ignora la sofferenza urgente degli/delle adolescenti transgender".

Più ideologia che scienza, la voce degli esperti contro il DDL Disforia: “Una norma pericolosa e anti-scientifica”

Salute, Transfobia

9 Agosto 2025

Di: Radio Pride

Il disegno di legge (ddl) “Disposizioni per l’appropriatezza prescrittiva e il corretto utilizzo dei farmaci per la disforia di genere“, proposto dai ministri Orazio Schillaci (Salute) ed Eugenia Roccella (Famiglia, Natalità e Pari Opportunità), ha ricevuto il via libera dal Consiglio dei Ministri lo scorso 4 agosto. Il testo ha immediatamente sollevato dubbi e preoccupazioni nel mondo dell’attivismo, delle associazioni e della comunità scientifica.

Per approfondire l’argomento, abbiamo intervistato il dottor Carlo Alfaro, pediatra, proboviro della Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza, membro del Gruppo sui Diritti dei bambini della Società Italiana di Pediatria e componente dell’Osservatorio regionale della Campania contro le discriminazioni legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere.


in foto Eugenia Roccella e Orazio Schillaci


Dottor Alfaro, qual è l’origine di questo ddl Schillaci/Roccella?

Il disegno di legge nasce, come comunicato dal ministero guidato da Roccella, “alla luce delle attuali disposizioni dell’AIFA e del parere del Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB)”. La vicenda ha inizio il 20 dicembre 2023, quando il senatore Maurizio Gasparri ha presentato un’interrogazione sollevando dubbi sull’attività del Centro per la disforia di genere dell’Ospedale Careggi di Firenze, accusato di somministrare i bloccanti della pubertà senza un adeguato supporto psicologico.

Ne è seguito un audit ministeriale che, pur riscontrando alcune criticità organizzative, non ha fermato le attività del Centro. Tuttavia, la contestazione ha di fatto paralizzato le prescrizioni di triptorelina. A seguito di ciò, è stato istituito un tavolo tecnico e interpellato il Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB). Nel dicembre 2023, il CNB ha dichiarato insufficienti le evidenze scientifiche sul rapporto rischi-benefici della triptorelina, raccomandando che la prescrizione avvenga solo dopo l’inefficacia di un percorso psicoterapeutico e all’interno di sperimentazioni cliniche rigorose, con i dati raccolti in un registro nazionale. Come vedremo, il ddl prende le mosse proprio da queste considerazioni.

La discussione sulla triptorelina non riguarda solo l’Italia, vero?

Esatto, il dibattito è internazionale. Nel Regno Unito, la “Cass Review” (aprile 2024), un rapporto indipendente commissionato dal Servizio Sanitario Inglese (NHS), ha definito “deboli” le evidenze a sostegno dell’uso di triptorelina, suggerendo un approccio più centrato sulla psicoterapia. In conclusione, ha evidenziato l’urgenza di avviare studi clinici per chiarire sicurezza ed efficacia del farmaco.

Prima di analizzare il ddl, cosa pensa di questi giudizi restrittivi da parte del CNB e della Cass Review?

Il parere del CNB ha aperto le porte all’attuale ddl usando un approccio più ideologico che scientifico. Ha ignorato gli studi già esistenti che dimostrano l’efficacia della triptorelina nel proteggere la salute mentale dei giovani transgender, relegandone l’accesso a rigidi protocolli sperimentali. Questo enfatizza percorsi psicologici molto lunghi, a fronte di una sofferenza che per molti adolescenti è acuta e urgente. Riguardo alla Cass Review, una successiva revisione pubblicata su BMC Medical Research Methodology (maggio 2024) ne ha smantellato le conclusioni per “gravi difetti metodologici”, tra cui l’esclusione di quasi metà degli studi disponibili e l’errata interpretazione di quelli considerati.

Cosa, nello specifico, non la convince del ddl appena approvato?

La mia prima perplessità è la firma del Ministero per la Famiglia su un tema squisitamente sanitario. Fa nascere il sospetto di un’interferenza di tipo puramente ideologico, dato che la ministra Roccella non ha competenze in materia clinica o terapeutica. Ora, se mi consente, vorrei analizzare il testo punto per punto.

Certo, procediamo.

Partiamo dall’ART. 1. Si parla congiuntamente di “farmaci aventi l’effetto di bloccare la pubertà” e di “ormoni mascolinizzanti e femminilizzanti”. Questa è una prima criticità scientifica: si tratta di due approcci con funzioni e tempi completamente diversi.

  • I bloccanti della pubertà (come la triptorelina) sono somministrati nella prima adolescenza per “mettere in pausa” lo sviluppo puberale. Questo dà tempo al minore per esplorare la propria identità di genere e allevia il malessere psicologico. L’effetto è totalmente reversibile: se si interrompe l’assunzione, la pubertà riprende il suo corso naturale.
  • Gli ormoni cross-sex (testosterone ed estrogeni) si usano in una fase successiva, verso i 16-17 anni, quando l’identità di genere è più consolidata. Questi inducono lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari del genere di elezione e i loro effetti sono parzialmente o totalmente irreversibili.

Il CNB si era espresso solo sui bloccanti. Gli ormoni cross-sex sono stati inseriti arbitrariamente nel disegno di legge, creando una pericolosa confusione.

Quale altra criticità ravvisa?

Sempre nel primo articolo, si richiede la prescrizione “a seguito di diagnosi di una équipe multidisciplinare e degli esiti documentati dei precedenti percorsi psicologici, psicoterapeutici ed eventualmente psichiatrici”. Sebbene l’approccio multidisciplinare sia corretto, questo triplice passaggio psicologico adombra il rischio che si miri a una sorta di “terapia riparativa”, ovvero un tentativo di convincere il giovane che “si sta sbagliando”. La comunità scientifica internazionale e l’OMS condannano queste pratiche come scientificamente infondate, dannose e lesive dei diritti umani. L’unico approccio validato è quello “affermativo”, che rispetta e sostiene l’autodeterminazione dell’adolescente. Auspicherei che il DDL lo specificasse chiaramente.


in foto il dott. Carlo Alfaro

Molti commentatori sottolineano il problema della dilatazione dei tempi per ottenere la prescrizione.

Esatto. L’ART. 1 prevede che la somministrazione avvenga “previo assenso del comitato etico a valenza nazionale pediatrico”. Si struttura così un percorso a due fasi: una valutazione locale da parte dell’équipe e un’autorizzazione centralizzata da parte di un comitato che non conosce il paziente, ma giudica sulla base di documenti. Questo iter, pur nascendo come tutela, si traduce in un pericoloso rallentamento dell’accesso alle cure. Chi lavora con adolescenti trans sa che la loro è spesso un’urgenza disperante. L’arrivo di una pubertà non desiderata può avere effetti devastanti sulla psiche: ansia, depressione, autolesionismo e tentativi di suicidio. La triptorelina è un farmaco che può salvare vite. Questo meccanismo, definito “gatekeeping” (fare da guardiano al cancello), è una forma di transfobia strutturale, perché nega l’autonomia della persona e ostacola l’accesso a cure essenziali.

Fa molto discutere anche l’istituzione di un registro nazionale.

Sì, l’ART. 1 prevede un registro nazionale gestito da AIFA per monitorare prescrizioni e dispensazioni, raccogliendo dati sensibili sui pazienti. Questo può avere una doppia lettura: da un lato è uno strumento utile per la ricerca, dall’altro può essere percepito da minori e famiglie come una “schedatura”, creando paura e spingendoli a rinunciare alle cure. Questa iper-cautela appare incomprensibile se non per motivi ideologici, dato che la triptorelina è un farmaco usato in totale sicurezza da decenni in pediatria per altre condizioni, come la pubertà precoce.

Infine, viene istituito un ulteriore tavolo tecnico.

L’ART. 2 istituisce un tavolo tecnico per valutare i dati del registro. La sua composizione, però, prevede rappresentanti del Ministro della Salute e dell’autorità per la famiglia. Il mio timore è che si tratti di un organo più politico che tecnico, mentre servirebbero persone con altissima competenza clinica su una materia così complessa e delicata.

Qualche osservazione conclusiva?

Vorrei aggiungere un ultimo punto, suggerito dal presidente della mia associazione Amigay APS, Manlio Converti: sarebbe fondamentale introdurre nel ddl un riferimento alla gestione psicoeducativa del nucleo familiare e della scuola. È essenziale contrastare attivamente lo stigma per prevenire bullismo, isolamento, discriminazioni e il cosiddetto Minority Stress, che grava pesantemente sulla salute dei giovani transgender.