icon cerca

Lo studio Ipsos, il 71% dei giovani vuole l’educazione sessuale nelle scuole

Lo studio, condotto da Medici del Mondo in collaborazione con Ipsos Doxa, analizza un campione di mille giovani di età compresa tra i 16 e i 25 anni

Lo studio Ipsos, il 71% dei giovani vuole l’educazione sessuale nelle scuole

News, Salute, Scuola

6 Novembre 2026

Di: Radio Pride

“L’Italia è un paese per vecchi”, storpiando il celebre titolo della pellicola del 2007 diretta dai fratelli Coen. Nello Stivale la norma Valditara, che ha introdotto il consenso informato dei genitori per svolgere l’educazione sessuo-affettiva in classe, i giovani guardano l’argomento da una prospettiva diversa e spesso più inclusiva di chi li governa. Secondo uno studio condotto da Medici del Mondo in collaborazione con Ipsos Doxa, presentato il 28 ottobre del 2026 a Milano, il 71% dei ragazzi/e vuole che sia la scuola a occuparsi di questi temi. E per ovviare alla lacune la Gen Z si rivolge ai motori di ricerca, all’intelligenza artificiale e alla pornografia. Ciò che emerge dall’indagine, realizzata su un campione rappresentativo di 1.000 giovani italiani di età compresa tra i 16 e i 25 anni, è il quadro di una generazione che chiede più informazioni, più strumenti e un maggiore accesso alla prevenzione. I ragazzi/e continuano a scontrarsi con i vuoti educativi e conoscenze insufficienti su tematiche fondamentali come la salute sessuale e riproduttiva.

L’educazione

Il 71% degli intervistati ritiene che sia la scuola a doversi occupare dell’educazione sessuale e affettiva tra le quattro mura degli edifici, mentre il 56% vorrebbe che fosse obbligatoria per tutti. Solo il 2% pensa che non debba trovare spazio nelle aule.

Google

L’informazione non arriva dalle scuole nonostante le richieste. Il 50% dei ragazzi dichiara di cercare le notizie attraverso i motori di ricerca e il 27% utilizza strumenti di intelligenza artificiale. Percentuali significativamente più alte rispetto a quelle di chi si rivolge a professionisti della salute: solo il 18% consulta il personale medico e appena il 14% è stato almeno una volta in un consultorio.

La pornografia

Tra gli aspetti più significativi emersi dall’indagine c’è il ruolo della pornografia, si legge nel report. Per il 31% rappresenta l’unica fonte di apprendimento sul sesso, anche se sono stesso i giovani a riconoscerne i limiti. Il 64% ritiene che la pornografia contribuisca a creare aspettative irrealistiche rispetto alle prestazioni sessuali, mentre il 59% pensa che favorisca l’oggettivazione delle donne.

La prevenzione

L’analisi, condotta da Medici del Mondo in collaborazione con Ipsos Doxa nel giugno del 2026, accende i riflettori sui temi relativi alla salute, mettendo in risalto le lacune informative. Secondo lo studio, il 72% dei giovani mostra convinzioni errate sulle modalità di trasmissione delle infezioni sessuali. Nello specifico solo il 39% ritiene di avere un’adeguata conoscenza della clamidia e appena il 40% dichiara di conoscere sufficientemente la gonorrea.

Diritti riproduttivi

Solo il 36% conosce correttamente la normativa sull’interruzione volontaria di gravidanza e sulla pillola abortiva: l’81% dei giovani non sa cosa sia la RU486. Il 55% afferma di non avere informazioni sufficienti. Lasciati da soli, il 64% dei ragazzi/e dichiara di avere già avuto rapporti sessuali e oltre sei su dieci riferiscono di aver vissuto il primo rapporto prima dei 18 anni.

Il preservativo 

Mezzi di contraccezione come il preservativo maschile spesso non vengono utilizzati. Solo il 36% lo usa. Tra le motivazioni indicate, si legge nel report,  emergono la convinzione che il rischio sia basso (10%) e il ricorso ad altri metodi contraccettivi (24%). Uno dei motivi riguarda anche l’aspetto economico. Il 70% ritiene che i contraccettivi abbiano costi troppo elevati e il 73% chiede che siano gratuiti per le fasce più giovani della popolazione.