Bielorussia, l’allarme di Lgbtq+ House: cresce la persecuzione nei confronti della comunità arcobaleno
L’associazione per i diritti rainbow Lgbtq+ House denuncia da mesi la legge sulla “propaganda” che colpisce con l’arresto chiunque promuova le relazioni omosessuali
Il modello “anti-gender”, dettato dal Cremlino nel 2013, finisce sui banchi del Parlamento della Bielorussia. Il 19 giugno del 2026, il presidente Aleksandr Lukašenko ha firmato una legge contro la propaganda lgbtqia+ che colpisce la comunità rainbow. Nonostante l’omosessualità sia stata depenalizzata nel 1994, tre anni dopo il crollo dell’Unione Sovietica, nel Paese si sta assistendo a un forte clima di repressione sociale, che ha trovato la sua massima espressione nell’articolo 19.16 del Codice delle Violazioni amministrative. La norma, in vigore da quattro mesi, prevede una pena fino a 15 giorni di carcere e sanzioni pecuniarie per chiunque diffonda “informazioni che le autorità considerino finalizzate a promuovere le relazioni tra persone dello stesso sesso, la transizione di genere o la scelta di non avere figli (childfree)”, si legge in una nota di LGBTQ+ House.
LGBTQ+ House
Dopo l’entrata in vigore della norma sono stati colpiti diversi siti web etichettati dal governo come “estremisti”. Un sistema che fa eco alla vicina di casa, la Russia, che dal 2013 si sta occupando di propaganda lgbt, seguita in seconda battuta da Kirghizistan (2023) e Georgia (2024). Il Paese non ha mai riconosciuto le unioni civili o il matrimonio egualitario, secondo la Costituzione l’unica famiglia possibile è quella composta “da due persone di sesso opposto”. LGBTQ+ House è un’organizzazione indipendente che opera a supporto della comunità queer della Bielorussia, attraverso la ricerca, l’advocacy, il monitoraggio dei rischi e la protezione dei diritti. A 100 giorni dall’introduzione della legge, ha lanciato una campagna firme che ha raccolto l’adesione di 283 organizzazioni provenienti da 56 paesi, e un report per chiedere l’abrogazione del testo spingendo affinché si ponga fine a quella che viene definita “una persecuzione”.

I diritti
Nella Rainbow Map di ILGA-Europe, la Bielorussia si trova alla 46ª posizione su 49. Nel Paese il Ministero della Cultura ha paragonato l’omosessualità alla “pedofilia” e alla “zoofilia”, mentre parte dell’opinione pubblica ritiene che sia “una malattia psicologica” da nascondere. Nel 2012, Lukašenko, in risposta al ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle (dichiaratamente omosessuale), che lo aveva definito “l’ultimo dittatore d’Europa”, aveva risposto: “Meglio essere un dittatore che un gay”.
L’appello
«Questa voce collettiva ha già portato a un primo importante risultato – ha dichiarato LGBTQ+ House -. Da quando la legge è entrata in vigore, il 19 giugno, l’associazione ha condotto una campagna contro la norma e ha raccolto dati sulle modalità di applicazione e sulla propaganda a essa correlata, ha realizzato uno studio, organizzato mostre per sensibilizzare l’opinione pubblica e collaborato con organismi internazionali, istituzioni dell’UE e autorità nazionali, tra cui il Commissario per i Diritti Umani della Polonia. Nel testo viene reso noto che L’Ufficio Polacco per gli Stranieri ha confermato la persecuzione per iscritto. Un “precedente significativo” in quanto la Polonia gestisce la maggior parte delle richieste di asilo, presentate da cittadini bielorussi nell’UE. È importante che “i funzionari competenti tengano esplicitamente conto dei rischi per la sicurezza e della minaccia di procedimenti giudiziari a cui i cittadini bielorussi sono esposti in virtù dell’articolo”.

La dipendenza dalla Russia
La Bielorussia vive in un rapporto di subordinazione con il regime di Vladimir Putin, soprattutto per quanto riguarda l’approvvigionamento energetico. Il legame si è rafforzato dopo le elezioni del 2020, che hanno visto la vittoria di Lukašenko e hanno scatenato numerose poteste in piazza, represse con la forza. Per non indebolire il proprio potere e non perdere la posizione dominante, il presidente ha stretto un patto con Mosca, che di fatto usa il paese come base logistica, spazio aereo e avamposto militare per intimidire i paesi confinanti.
