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Napoli: baby calciatori insultano le avversarie con frasi sessiste. La dura reazione: “Squadra ritirata”

Dagli sfottò in campo al bullismo social: l'incubo vissuto dalla Napoli Women U17 contro i 14enni del Don Guanella. Le scuse dei ragazzi: "Abbiamo sbagliato, ma non siamo delinquenti"

Napoli: baby calciatori insultano le avversarie con frasi sessiste. La dura reazione: “Squadra ritirata”

Omofobia, Sport

15 Dicembre 2025

Di: Radio Pride

Doveva essere una giornata di sport, un’occasione di crescita e confronto tra generazioni e generi diversi. Si è trasformata in una pagina nera per il calcio giovanile campano. Protagonisti in negativo i ragazzi dell’Under 14 del Don Guanella Scampia (classe 2012) che, durante e dopo un’amichevole contro la Napoli Women Under 17, si sono resi responsabili di una serie di insulti sessisti, volgari e omofobi.

Un episodio che ha scatenato l’indignazione del club femminile, la condanna della politica e dell’associazionismo, e la reazione fermissima del presidente del Don Guanella, il prete anticamorra Don Aniello Manganiello.

La denuncia del Napoli Women

A sollevare il caso è stata la società azzurra del Napoli Women con una nota durissima diffusa l’11 dicembre. Secondo la ricostruzione, le giovani atlete – minorenni – sono state bersagliate fin dal fischio d’inizio. Non semplici sfottò calcistici, ma un repertorio di volgarità inaccettabile per dei ragazzini di 12-13 anni, dai commenti espliciti sul corpo femminile ai versi che imitavano atti sessuali e gli insulti di stampo omofobo.

“Nessuna dovrebbe tornare a casa dopo una partita con il peso di insulti che negano il suo diritto di esistere in questo sport”, ha scritto il club in una lettera aperta, sottolineando come il campo sia diventato improvvisamente un “luogo ostile”.

Il bullismo sui social

L’orrore non si è fermato al 90′. Come denunciato anche dal deputato Francesco Emilio Borrelli e dall’associazione ALFI, la violenza verbale si è spostata online. Nelle ore successive alla gara, sui profili Instagram di alcuni ragazzi sono apparse foto dello spogliatoio accompagnate da slogan degradanti come “Ridateci i reggiseni, pu…na” e hashtag offensivi.

Alcune giocatrici sono state addirittura contattate privatamente con ulteriori messaggi di molestie. “Questo non è sfottò. Non è competizione. Non è calcio. È una ferita”, ha chiosato la società partenopea.

La stangata di Don Aniello: “Li squalifico io”

La risposta del Don Guanella non si è fatta attendere. Don Aniello Manganiello, sacerdote simbolo della lotta alla criminalità e presidente della società, si è detto “senza parole” e ha agito con severità esemplare. Rifiutando ogni giustificazione, il sacerdote ha imposto misure drastiche:

La squalifica a tempo indeterminato: La squadra potrà allenarsi, ma è stata ritirata da qualsiasi campionato o partita ufficiale.  I ragazzi dovranno frequentare un corso di formazione sul rispetto e sulla correttezza del linguaggio.

“Trovo scandalosa la fotografia girata sui social. Per questo non farò sconti. Devono capire che l’offesa è stata fatta a tutto il mondo femminile e alla dignità di Scampia”, ha dichiarato Don Manganiello, puntando il dito anche contro lo scarso monitoraggio dei genitori sull’uso dei social network.

La lettera di scuse: “Abbiamo sbagliato, ma non siamo delinquenti”

Di fronte al polverone mediatico e alla delusione del loro “Don”, i ragazzi del Don Guanella hanno scritto una lettera di scuse il 15 dicembre. Nel testo, i giovanissimi ammettono l’errore ma tentano di ridimensionare l’intenzionalità del gesto, parlando di “goliardia” e inesperienza.

“Ci scusiamo perché siamo troppo giovani per non fare errori. Abbiamo fatto un grave insulto senza renderci conto della gravità, fatto in modo scherzoso”, si legge nella missiva. I ragazzi chiedono di non essere etichettati come “il Male” o delinquenti, ribadendo l’impegno dei loro istruttori nel trasmettere valori sani.

ALFI: un campanello d’allarme sociale

L’episodio lascia aperta una riflessione amara sollevata dall’Associazione Lesbica Femminista Italiana (ALFI): se a 13 anni si sono già interiorizzati meccanismi di slut shaming e misoginia così violenta, il problema è sistemico. “Ragazzini che hanno già fatto propri i meccanismi di sopraffazione tipici del patriarcato”, è l’accusa mossa dall’associazione.

Ora la speranza è che la “punizione esemplare” di Don Aniello possa trasformare questo episodio vergognoso in quel “punto di svolta” auspicato dal Napoli Women, per costruire un rispetto che vada oltre il rettangolo di gioco.