“Nessuna libertà si costruisce sull’antisemitismo”: l’appello di Picierno da Bruxelles con le associazioni LGBTQIA+
La denuncia delle associazioni a Bruxelles: "Costretti a nascondere la Stella di David per sfilare ai Pride". L'obiettivo è ricostruire fiducia e spazi sicuri per gli attivisti queer ebrei esclusi dai movimenti e dai Pride.
E’ un tema complesso, spesso taciuto per timore di dividere fronti che dovrebbero essere uniti nella lotta per i diritti civili, ma che ieri a Bruxelles è stato affrontato con coraggio e nettezza. Durante la tavola rotonda “Unire le identità: affrontare l’antisemitismo all’interno delle comunità Lgbtq+”, organizzata dalla vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, è emerso un quadro che richiede una riflessione profonda sulle dinamiche di esclusione che stanno attraversando il movimento queer e più in generale i movimenti di sinistra.
Una priorità politica e culturale
L’incontro, che si inserisce nelle attività della Task Force del Parlamento europeo contro l’antisemitismo, ha messo allo stesso tavolo rappresentanti istituzionali, attivisti ed esperti. L’obiettivo: accendere un faro su un fenomeno in crescita, ovvero le manifestazioni di antisemitismo che trovano spazio proprio all’interno di quei collettivi queer nati per difendere le minoranze.
Pina Picierno, responsabile per la lotta all’antisemitismo, ha aperto i lavori tracciando una linea rossa invalicabile:
“Non c’è giustizia, non c’è liberazione, non c’è libertà che possa essere costruita sull’antisemitismo, in nessuna forma, in nessun contesto, sotto nessun travestimento.”
Una dichiarazione che suona come un monito contro ogni forma di discriminazione: non si possono rivendicare diritti per alcuni calpestando l’identità di altri.
“Costretti a nascondere chi siamo”: Le testimonianze
Il cuore dell’evento è stato il confronto con chi vive questa doppia discriminazione sulla propria pelle. Sono intervenuti Ariel Heller (presidente di Keshet Europe), Antonello Sannino (presidente di Arcigay Napoli) e Raffaele Sabbadini (presidente di Keshet Italia), supportati dalle voci di organizzazioni come Eujs, Iglyo e Ceji.
Le testimonianze hanno delineato uno scenario preoccupante, aggravatosi drasticamente dopo i tragici eventi del 7 ottobre. Ariel Heller ha descritto con lucidità il dolore dell’esclusione, evidenziando una frattura che tradisce lo spirito stesso dei Pride:
“Dopo il 7 ottobre, molte persone queer ebree non hanno potuto partecipare ai Pride: per motivi di sicurezza o perché non c’era più spazio per loro. In alcuni casi perfino la nostra bandiera, quella arcobaleno con la Stella di David, è stata vietata, e ci è stato chiesto di rinunciare alla nostra identità ebraica per poter essere accolte“

Ricostruire la fiducia: le istituzioni europee in campo
La tavola rotonda non si è limitata alla denuncia, ma ha gettato le basi per una risposta operativa. Alla presenza di Katharina von Schnurbein (coordinatrice della Commissione europea per la lotta all’antisemitismo) e dell’eurodeputato Lukas Sieper (vicepresidente dell’Intergruppo Lgbtq+), i partecipanti hanno lavorato a una serie di raccomandazioni pratiche.
L’obiettivo è duplice: rafforzare la cooperazione tra le istituzioni europee e la società civile e, soprattutto, ricreare spazi sicuri per ebrei LGBTQIA+. La strada tracciata a Bruxelles è chiara: l‘antisemitismo non è un’opinione politica, ma un veleno che inquina la libertà di tutti.





